L’Inter torna alla vittoria e lo fa di misura: riecco lo 0-1, che a Frosinone significa tre punti importanti in ottica quarto posto. Decide un lampo di Icardi, ma nella ripresa la sofferenza è stata eccessiva. Solito Mancini a due facce: buona preparazione della partita, cambi arrivati troppo tardi e probabilmente anche sbagliati
LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare il Frosinone:
IL MODULO – Non stupisce la scelta tattica di Mancini, piuttosto la vera sorpresa è negli interpreti: il suo non è un 4-4-2 lineare come presentato, bensì un 4-2-3-1 che prevede un attacco sì pesante, ma fatto di due ali abili nella doppia fase e di due punte intercambiabili. Si continua a battere la pista del gioco sulle fasce.
PRIMO TEMPO – L’Inter scende in campo per fare una gara votata all’attacco e si nota fin da subito, il Frosinone comunque si dispone bene per evitare di lasciare troppi spazi agli esterni di Mancini. Fin dai primi minuti si nota un Jovetic subito nel vivo del gioco: il montenegrino fraseggia in continuazione con Telles e Perisic, a loro volta molto propositivi sulla corsia sinistra. Molto ordine in mezzo al campo grazie a Melo, che fa da regista, ma ovviamente non si risparmia in fase difensiva. E’ l’Inter a fare la partita, ma non arrivano tiri in porta, anche per colpa di alcune occasioni sprecate malamente, in particolare quella capitata sui piedi di Biabiany. Il problema offensivo dell’Inter potrebbe ridursi a un concetto già espresso in questa stagione: Icardi gioca spesso lontano dall’area di rigore, il più delle volte largo a destra nella zona di Biabiany. Quando vengono buttati palloni in mezzo, infatti, spesso manca densità e non solo a causa della mobilità del capitano nerazzurro. Non una partita ricca di emozioni in questa prima frazione. Il primo tempo termina con il risultato di 0-0: più Inter che Frosinone, ma risultato giusto in quanto le occasioni latitano.
SECONDO TEMPO – Non cambia l’assetto dell’Inter nell’intervallo, ma si notano subito troppi errori sia nel pacchetto offensivo sia in quello difensivo, che esaltano gli spunti del Frosinone. Il clamoroso palo interno colpito da Paganini al 63′ è un campanello d’allarme per l’Inter. Al 72′ arriva il bis con la traversa di Pavlovic: l’Inter si salva due volte giocando male e sbagliando troppo, il Frosinone inizia a crederci, ma appena i nerazzurri si riversano in area ciociara arriva il gol. Intuizione di Jovetic, cross di Perisic e colpo di testa vincente di Icardi: la manovra attesa dall’inizio arriva solo al 75′. All’80’ l’Inter trova la superiorità numerica: espulso Blanchard per doppio giallo dopo un fallo su Jovetic, che a tratti sembra inarrestabile. All’85’ primo cambio per Mancini: fuori Melo, dentro Medel. All’86’ arriva subito il secondo cambio: fuori Telles, dentro Santon. All’89’ terzo e ultimo cambio: fuori Jovetic, dentro Palacio. Non cambia nulla a livello tattico (come da immagine sotto allegata, ndr): tanta, troppa sofferenza nel finale, raggiungendo l’apice con il palo esterno di Ciofani. La partita termina 0-1: nulla da aggiungere, se no che finisce qui la corsa dell’Inter al terzo posto.
IL PROTAGONISTA – Tanti i ritorni nelle file nerazzurre dal 1′: Mancini rilancia in un colpo solo Telles, Melo, Biabiany e soprattutto Jovetic, che sembrava ormai un oggetto tanto misterioso quanto distante dall’orbita interista. Positiva la prova di tutti – chi più chi meno -, ma Frosinone-Inter ha un solo eroe: Mauro Icardi. L’attaccante dei record, quello che tramuta in gol l’unica palla “tirabile”. E va sottolineato: non segna mediante un tiro banale, lo fa con un colpo di testa che definire eccezionale – a livello di gesto tecnico – è dir poco. I numeri parlano chiaro:50 gol in 100 partite con l’Inter, what else? George Clooney.
IL COMMENTO – A leggere la formazione iniziale c’è preoccupazione: Inter troppo offensiva? Ma dai. L’Inter scelta da Mancini è quella giusta, anzi: con Biabiany – preferito a Ljajic e soprattutto Eder – sulla destra è anche fin troppo difensiva. Per non parlare di Melo, riproposto dal 1′ al posto sì di Medel – panchina annunciata per diffida -, ma soprattutto di Kondogbia: la mediana è piuttosto equilibrata, come la difesa e l’attacco. Un bella Inter sulla carta, non in campo: si vive di sprazzi, quelli di Jovetic. Se si ferma il montenegrino, l’Inter non gira. Se non si adatta Melo a fare il regista, l’Inter non gira. Proprio come prima di quell’Inter-Lazio maledetta… Chi deve fare la differenza, non la fa: Brozovic dorme, ad esempio. Per il resto, l’Inter porta a casa tre punti preziosi soffrendo troppo e la sofferenza spesso è figlia di cambi arrivati troppo tardi. Mancini ha confermato che le uscite di Melo e Telles sono dovute a motivi fisici a cinque minuti dal termine, ma già da un quarto d’ora si notava che Biabiany fosse in debito d’ossigeno: togliere il francese per riproporre Ljajic o Eder sembrava così azzardato? Inoltre, l’ingresso di Medel – sempre a rischio giallo “salta Napoli” – nei minuti finali sembra un controsenso, magari sarebbe servito più la fisicità di Kondogbia, bravo a tenere palla e a fare la differenza quando gli altri perdono lucidità. Ma poco importa, ciò che importa sono i tre punti. Ora arriva il Napoli a San Siro e si fa sul serio: serve l’impresa da tre punti.
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