Continua l’altalena stagionale dell’Inter: dopo la sconfitta di Genova e la vittoria sull’Udinese, ecco la meritata sconfitta a Roma contro la Lazio. Questa volta Mancini ha poche colpe, almeno per quanto riguarda la formazione messa in campo, mentre fa discutere l’atteggiamento avuto dalla squadra: troppa superficialità, forse dettata da un lavoro settimanale non ottimale
LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare la Lazio:
IL MODULO – Ancora una volta Mancini si affida al 4-2-3-1, ormai assetto tattico di partenza per l’Inter, soprattutto a organico titolare al completo. Con il ritorno di Medel in mediana, spazio a entrambi i croati sulle corsie laterali: arretrando, il modulo diventa un 4-4-1-1.
PRIMO TEMPO – La disposizione dei giocatori in campo fa notare subito un motivetto ricorrente dell’ultimo Mancini: Kondogbia gioca sul centro-destra e Medel sul centro-sinistra. Proprio il cileno a inizio gara perde una palla clamorosa in mezzo al campo e permette il contropiede alla Lazio: bravo D’Ambrosio in chiusura. L’Inter fa la partita, ma all’8′ Klose si inventa un gol di rara classe: difesa nerazzurra messa KO in maniera imbarazzante da una triangolazione, Handanovic non può nulla nell’uno contro uno. Nel primo quarto d’ora troppi errori di Brozovic, che viene spostato a sinistra con Perisic a destra. Lo stesso avviene in mezzo al campo tra Kondogbia e Medel. La prima vera azione dell’Inter arriva al 27′ sull’asse Kondogbia-Jovetic. E’ sempre Kondogbia a costruirsi un’azione di prepotenza e qualità, ma manca la conclusione: Inter assente nel gruppo, bene solo il francese. Il primo tempo termina con il risultato di 1-0: vantaggio meritato della Lazio, Inter assente ingiustificata.
SECONDO TEMPO – Si riparte con la stessa identica disposizione di inizio gara, quindi con mediani e croati nuovamente invertiti, ma con più cattiveria. La novità risiede proprio nella posizione degli esterni croati, molto più liberi di accentrarsi rispetto al primo tempo. All 55′ primo cambio per l’Inter: fuori Medel, dentro Biabiany. Il francese si posiziona largo a destra, Brozovic scala in mediana al fianco di Kondogbia. Inter più pericolosa ora, ma mai cinica. Al 72′ secondo cambio per Mancini: fuori Jovetic, dentro Eder. Non cambia nulla perché l’italo-brasiliano si piazza alle spalle di Icardi. E non cambia nulla neanche nel gioco e nella pericolosità dell’Inter. Al 79′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Nagatomo, dentro Palacio. L’argentino prende posizione sulla fascia destra, così Biabiany arretra in posizione di terzino e D’Ambrosio si sposta sulla corsia sinistra. All’83’ l’Inter rimane in dieci a causa del l’espulsione di Murillo, che prende due gialli in pochi minuti e provoca il rigore, poi realizzato da Candreva. L’Inter termina la partita con un inedito 3-3-3, dove in difesa l’unico di ruolo è Miranda e a centrocampo Kondogbia. La partita termina 2-0: sconfitta senza appello, partita mai giocata.
IL PROTAGONISTA – Mancini, tra titolari e sostituti, ha utilizzato quattordici giocatori e tutti, proprio tutti, hanno fatto almeno un errore. Anche grave. Tutti negativi, dunque, a esclusione dell’unico giocatore più che sufficiente: Geoffrey Kondogbia. Il francese non è protagonista di una prestazione da 8 né da 5 in giù come i suoi compagni: si tratta di una sufficienza piena, oltre il 6.5. Nel primo tempo, ma anche nella ripresa, è l’unico che prova a creare qualcosa: si muove bene, si inserisce, trova l’ultimo passaggio e qualche punizione, infine prova il tiro. Sembra la partita perfetta, ma solo perché i compagni hanno fatto letteralmente pietà. Infatti, non vanno persi di vista gli errori fatti da Kondogbia: troppi palloni persi, qualche contrasto mancato. In definitiva, un buon Kondogbia, ma ci si aspetta ancora di più. Leader a metà.
IL COMMENTO – Poteva essere la partita delle conferme. E infatti lo è stata, ma in negativo: l’Inter si conferma una squadra senza attributi, pronta ad affondare per mancanza di stimoli e carattere. Bastava una vittoria per ufficializzare il quarto posto, ma anche questa volta è stata preferita la via più dolorosa: meglio una sconfitta indegna che un pareggino utile solo per le statistiche. In questo caso, però, le colpe sono tutte da attribuire ai giocatori, scesi in campo senza le motivazioni giuste per portare a casa il risultato. E’ vero, un pizzico di colpa l’avrà anche l’allenatore, perché si poteva reagire meglio dopo l’emblematico schifo messo in mostra fin dai primi minuti: una prima frazione soporifera, il resto non è stato poi chissà che. Ha vinto la noia, oltre alla Lazio. Mancini forse non ha caricato la squadra a dovere, ma la formazione scesa in campo era ed è sulla carta la migliore in assoluto a sua disposizione. Polemica inutile, quindi, quella sull’undici iniziale. I cambi, poi, sono arrivati quasi subito e all’attacco, ma rispetto alla sfida con l’Udinese è andato tutto storto: ad esempio, Biabiany terzino non ha avuto possibilità di emergere dopo l’espulsione di Murillo. Adesso bisogna battere l’Empoli e “festeggiare” il ritorno in Europa League: si chiude la stagione a testa bassa, ma si chiude senza fare ulteriori danni.
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