Samuel, leader 2 in 1 per l’Inter: non solo Brusco né just brick Il 2016 sembra essere l’anno dei grandi ritiri Made in Argentina per la storia dell’Inter: dopo Milito, a distanza di nemmeno 96 ore arriva l’addio al calcio di Samuel. L’ex numero 25 nerazzurro ha chiuso la sua gloriosa carriera vestendo la maglia del Basilea, ma a Milano ancora lo rimpiangono e aspettano il suo erede. La storia di Samuel: leader silenzioso, fuoriclasse maestoso SI FA PRESTO A DIRE BRUSCO – «Samuel, detto “Il Muro – The Wall” è pronto a dar la vita pur di non subire goal» cantava il cantautore romano Brusco in “Ancora e ancora” per esaltare le doti difensive di Walter Adrian Samuel nell’annata dello storico terzo scudetto giallorosso, quello del 2001. Ma Samuel non era solo “brusco”, sebbene in campo non si facesse problemi a dimostrarlo. E non era solo un difensore, come messo in mostra anche a distanza di anni dal definitivo cambio di ruolo. In Samuel fin dal suo debutto nel mondo hanno convissuto due forti personalità, che si sono fatte spazio nelle rispettive vite: in geometria si studia che le rette parallele non si incontrano mai, Samuel invece è riuscito a far incontrare le sue vite ampliando il bagaglio – non solo calcistico – a sua disposizione e raggiungendo l’apice come uomo prima e calciatore poi. Quando si parla di Samuel, si parla di élite del calcio argentino, sudamericano, italiano, europeo e internazionale. Nei secoli dei secoli, Samuel. WALTER, DA LUJAN A SAMUEL – Ha sempre giocato d’anticipo Walter Adrian, sempre. La sua nascita venne registrata e risulta ancora essere il 23 marzo 1978, ma Walter Adrian Lujan nacque a Firmat, nella provincia di Santa Fe, precisamente due mesi prima: questione di dettagli? No, ha sempre festeggiato il suo compleanno il 23 gennaio, giorno in cui venne messo al mondo, ma non registrato per storici problemi burocrati del periodo. Nato e cresciuto fino alla maggiore età come Walter Adrian Lujan, decise di scrivere la storia con il nome di Walter Adrian Samuel in onore del padre adottivo, assumendo dunque il cognome di Oscar, suo unico idolo da sempre al fianco della signora Gladys fin dal 1982. E già nell’anno dell’Italia Mundial il pallone era il suo migliore amico: lo utilizzava per segnare, non per evitare i gol altrui. E’ il 1996 quando l’attaccante Walter Adrian Lujan diventa ufficialmente il difensore Walter Adrian Samuel. Strano, ma vero: le due personalità del fuoriclasse argentino denotano anche due nomi diversi a livello storico e anagrafico. DALL’ARGENTINA AL MONDO – Divenuto difensore, Samuel in Argentina diventa ben presto “El Muro“, la cui traduzione è immediata per la lingua italiana. Dal modesto Newell’s Old Boys in un anno si trasferisce al più glorioso Boca Juniors, dove in tre anni si impone come centrale difensivo d’eccellenza nel calcio sudamericano, prontissimo per il grande sbarco in Europa. E arriva così alla Roma, che – come già annunciato in precedenza – sul muro eretto da Samuel fonda subito lo scudetto. Dopo quattro anni nella Capitale italiana arriva la grande chiamata da quella spagnola, nel periodo in cui l’ignoranza calcistica regna sovrana: dopo neanche un anno Samuel viene cacciato a pedate dal Real Madrid, che reputa l’argentino causa di tutti i mali, inizio della fine, motivo del fallimento Galacticos. Torna in Italia nell’estate 2005. L’Inter lo accoglie, ma non lo raccoglie: Samuel muro era e muro rimane, Madrid non l’ha di certo sgretolato. Il resto è storia nota: conta 236 partite e 17 gol con la maglia dell’Inter, che ha visto all’opera sia Samuel sia Lujan: il primo, che ha umiliato con la sua attenzione difensiva giocatori del calibro di Didier Drogba e Lionel Messi tornando a Madrid per alzare la Champions League da eroe; il secondo, che da vero bomber ha risolto partite intricate come quella famosa Inter-Siena (4-3) o perfino un derby contro il Milan (1-0), battuto dieci volte consecutive su undici. Giocava d’anticipo Samuel, giocava d’anticipo anche Lujan: il gol al Siena è datato 9 gennaio 2010, l’esultanza è da scudetto, che verrà festeggiato solo il 16 maggio 2010… a Siena. A dicembre 2010 Samuel, causa infortunio, non può scendere in campo nel Mondiale per Club, ma è capitan Javier Zanetti ad alzare al cielo il trofeo indossano la maglia numero 25: sì, quella di Samuel. Basta per sottolineare l’importanza di questo fuoriclasse? IL MARCHIO DI FABBRICA DI WALLY – Per via della sua bravura difensiva, i suoi tifosi lo chiamano appunto “El Muro – Il Muro – The Wall”, ma questo tipo di soprannome non è mai stato apprezzato da Samuel, che preferiva il low profile anche nel rapporto calciatore-tifosi. Ha sempre ammesso di non sentirsi a suo agio, anzi, spesso ha chiesto esplicitamente di essere chiamato Wally, suo soprannome d’infanzia: piccolo Walter, grande Samuel. Alla nascita il padre biologico non riconobbe Wally e fece perdere le sue tracce, per questo venne cresciuto solo dalla madre nei primi quattro anni di vita, quando arrivò Oscar Samuel – tifoso sfegatato del Boca Juniors – a prendersi cura di entrambi: non sapremo mai che squadra tifasse il padre biologico, ma è probabile andasse d’accordo con la dirigenza del Real Madrid guidata da Florentino Perez e successori, che non seppe riconoscere l’oro grezzo (nei modi di fare in campo) a sua disposizione. L’Inter ringrazia ancora oggi. Per i tifosi nerazzurri la stoccata “alla Samuel”, che finiva dritta negli stinchi dell’attaccante avversario – in genere il giocatore più tecnico e pericoloso – che avrebbe dovuto marcare l’argentino, dava più emozioni di un gol: il lasso di tempo andava dai 10 secondi ai 3 minuti, non oltre. Samuel puntava la sua preda e zac: era solo un avvertimento, in silenzio. Un messaggio diretto: “Riga dritto e prova a saltarmi da uomo semmai, non da giocoliere”. IL MURO DEL GRATTACIELO INTER – E’ stato un leader silenzioso Samuel, l’ultimo grande difensore degno di questo nome. Al suo fianco tutti hanno giocato oltre le loro possibilità: Ivan Cordoba, Marco Materazzi, Nicolas Burdisso e Lucio, compagno di reparto ideale. Perfino Andrea Ranocchia in coppia con Samuel sembrava un difensore all’altezza, un difensore con gli attributi, che non è e probabilmente non sarà mai: Samuel guidava tutti, un vero faro nella nebbiosa difesa dell’Inter, che dal suo addio è crollata a picco. Nella stagione appena terminata all’Inter è arrivato Joao Miranda, che qualche dote da leader l’ha fatta intravedere e la qualità di certo non gli manca, ma negli occhi e nel cuore del tifoso interista ci sarà spazio solo per Samuel. C’è chi lo ha seguito nella sua ultima esperienza in quel di Basilea, chi lo invoca ancora oggi e chi spera che un Samuel Jr possa prima o poi vestire la maglia numero 25 dell’Inter: ha lasciato un vuoto immenso Wally, come solo i fuoriclasse possono fare. Samuel è stato il muro su cui è stato costruito il grattacielo Inter intitolato “Triplete“. Nel 1979 i Pink Floyd cantavano: «All in all you’re just another brick in the wall», ma Samuel non era solo un mattone all’interno del muro. Samuel era “Il Muro”, anche se non gli piaceva esserlo: grazie di tutto, Wally. Contenuto generato e fornito da Inter-News – Ultime notizie Inter , via Inter-News http://ift.tt/1smkpSg