Inter-PSG: campo e panchina d’accordo, Mancini porta allo 0 Inizia male la International Champions Cup 2016 dell’Inter, che subisce un netto (nel risultato e nelle occasioni create, soprattutto nel finale) 3-1 dal PSG. Jovetic a parte, non sorride l’Inter, soprattutto a causa dell’atteggiamento di Mancini. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90′ MODULO E FORMAZIONE – Continua imperterrito con l’assetto tattico del momento Mancini, che conferma il 4-4-2 lineare in assenza di novità nella rosa. Restano fuori dai giochi Ansaldi e soprattutto Icardi, il che porta il tecnico a scelte quasi obbligate. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda, Erkin; Biabiany, Melo, Kondogbia, Nagatomo; Palacio, Jovetic. DIFESA – Tre gol subìti sono sempre tanti anche quando si ha di fronte una squadra dal tasso tecnico elevatissimo, ma ciò che non si può accettare è la modalità delle reti incassate: Handanovic, che calcia male perfino i rinvii dal fondo, pecca sia nella respinta sulla punizione di Ben Arfa da posizione pericolosa (in gol Aurier) sia nel ritardo di movimento sulla punizione di Kurzawa, che punisce lo sloveno sul proprio palo dalla lunga distanza; nella coppia centrale sono ricorrenti gli errori di Ranocchia sia nel posizionamento sia nei movimenti difensivi, mentre Miranda – ancora lontano dalla forma migliore – prova a limitare i danni con l’esperienza; sulla fascia destra D’Ambrosio inizia bene, poi si nasconde e non riesce mai a mettere in mezzo un cross pericoloso, al contrario Erkin è prezioso nella battuta dei calci d’angolo, compreso quello da cui nasce il rigore dell’1-1, e spinge molto, pur dovendo ancora entrare nei giusti meccanismi difensivi. CENTROCAMPO – Sulla linea mediana si ripete un po’ il motivetto ricorrente di queste prime uscite e anche del finale di stagione scorso: Melo tocca pochi palloni e quando lo fa si limita a giocarlo nella maniera più semplice possibile, invece Kondogbia è attento in fase di interdizione e molto propositivo nel partire palla al piede, tant’è che si fa notare anche per qualche incursione offensiva prima di dover uscire acciaccato; largo a sinistra trova spazio Nagatomo che, paradossalmente, si rende più utile nelle chiusure difensive che nelle sortite offensive, aiutando ben poco i tre attaccanti in campo dal 1′. ATTACCO – L’unico gol arriva su rigore, anche se si prova ad andare al tiro più del solito: solito come Biabiany, che quando accelera lascia sul posto gli avversari, ma non ha né il tocco per l’ultimo passaggio né l’astuzia tattica per farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, finendo spesso fuori dalle trame nerazzurre; stranamente Palacio non è quasi mai nel vivo dell’azione e non viene servito con continuità, tutto il contrario di Jovetic, che è in gran forma e a volte sembra di voler affrontare il Paris Saint-Germain da solo, come dimostrato dall’ottima esecuzione dal dischetto per l’1-1 e da alcune buone intuizioni (in particolare dribbling vincenti) che lo portano al tiro. SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini effettua nel complesso cinque cambi tra il 71′ e l’87’, terminando la gara con la seguente formazione: Carrizo; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda, Santon; Melo, Zonta; Bakayoko, Jovetic, Palacio; Pinamonti. I nuovi entrati non hanno né molti minuti né particolari occasioni per farsi notare, anche perché il PSG nel finale inserisce i pezzi da novanta rimasti inizialmente in panchina: Carrizo può dire di non avere colpe sul 3-1 di Aurier che fissa il risultato, mentre è clamoroso il fatto che il terzino del PSG sia stato lasciato libero di saltare; in alcuni frangenti si notano gli esterni Santon (salendo a sinistra) e Bakayoko (scendendo a destra) che si dispongono in posizione mediana per permettere all’Inter di impostare la difesa a tre (D’Ambrosio e Ranocchia ai fianchi del perno Miranda), mentre Zonta agisce da tappabuchi; Pinamonti entra solo per dar lavoro agli addetti ai tabellini. CONSIDERAZIONI – Una sconfitta che non dice nulla, come nulla avrebbe detto un’insperata vittoria: l’Inter affronta il PSG con la consapevolezza di andare incontro a una corazzata, che di corazzata ha poco o nulla considerando gli assenti. Mancini imposta l’Inter in maniera molto compatta: solito 4-4-2 che, alla lunga, servirà poco ai nerazzurri per affrontare la stagione 2016/17, dato che l’Inter B presente a Brunico darà alla squadra tutt’altro assetto. Nonostante la compattezza dei reparti – centrocampo schiacciato a ridosso della linea difensiva, coppia d’attacco dietro la metà campo -, l’Inter paga la velocità e il tasso tecnico del PSG, che con pochi tocchi riesce ad andare in porta. Tra le fila nerazzurre si intravedono i soliti interessanti spunti personali, quelli di Jovetic in particolare, ma a livello di trame di gioco si è ancora sotto zero. Il mal di pancia di Mancini sta diventando un vero problema perché, osservando ciò che avviene in campo e contemporaneamente in panchina, quest’Inter sembra avere voglia di impegnarsi pari a zero e uno stimolo a dimostrare le proprie qualità non troppo lontano dallo zero assoluto: si può andare avanti così? La risposta è nota, ma qualcuno ha paura a fare il passo decisivo. Contenuto generato e fornito da Inter-News – Ultime notizie Inter , via Inter-News http://ift.tt/2amsoJT

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