Inter-Bayern: moduli 4, flop 1. Trauma Ansaldi, Icardi “favorito” Pesante sconfitta, ma soprattutto brutta figura per l’Inter, che chiude la sua International Champions Cup 2016 con un netto 4-1 in favore del Bayern Monaco: non basta il gol di Icardi al 90′ per salvare la faccia, Mancini ha almeno la scusa che i migliori elementi della sua Inter attuale si trovano ancora a Brunico. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90′ MODULO E FORMAZIONE – L’Inter di Mancini chiude la sua tournée americana come l’ha iniziata, ovvero con il 4-4-2 lineare, caratterizzato questa volta dal “doppio-terzino” in difesa e centrocampo. Torna Ansaldi sulle corsie laterali, non Icardi che inizia dalla panchina. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda, Erkin; Nagatomo, Melo, Kondogbia, Ansaldi; Palacio, Jovetic. DIFESA – A ogni azione offensiva del Bayern Monaco la retroguardia nerazzurra va in crisi, non vale neanche la pena indicare nel dettaglio gli errori dei singoli: tutti colpevoli da Handanovic alla coppia centrale formata da Ranocchia e Miranda, per non parlare dei terzini utilizzati tra difesa e centrocampo, ovvero D’Ambrosio e Nagatomo a destra ed Erkin e Ansaldi a sinistra. CENTROCAMPO – Probabilmente peggio della difesa la linea mediana formata da Melo e Kondogbia, entrambi autori di un pessima prestazione: il brasiliano mette foga agonistica non richiesta in un amichevole del genere e ne risente la sua prestazione dal punto di vista della concentrazione e a livello tecnico-tattico; discorso inverso per il francese, che prende sottogamba l’impegno e si diletta in giocate fini a se stesse – magari anche belle da vedere quando riesce a liberarsi di tre uomini in marcatura -, senza fare la differenza sul piano fisico e tecnico come gli si richiede da un anno. ATTACCO – Attacco sterile per 90′, solo qualche giocata senza successo: Palacio corre più di tutti, ma il (non) movimento dei compagni non facilita le sue giocate, che quindi non incidono; Jovetic è l’uomo più pericoloso dell’Inter e non è una buona notizia essendo in giornata no, come dimostrato dai tiri finiti regolarmente fuori dallo specchio della porta. SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini effettua nel complesso quattro cambi tra il 46′ e il 73′, terminando la gara con il 3-5-2 e la seguente formazione: Carrizo; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda; Nagatomo, Melo, Bessa, Kondogbia, Miangue; Palacio, Icardi. Il gioco non decolla, l’Inter prova a difendersi per evitare un’ulteriore imbarcata di gol e in effetti ci riesce: il Bayern non segna più, mentre l’Inter trova il gol della bandiera solo al 90′ e in maniera casuale, dato che l’assist a Icardi arriva direttamente dai piedi di Alaba. Per il resto, Carrizo non viene praticamente mai chiamato in causa e Miangue tocca giusto un paio di palloni, invece fa piacere vedere l’impiego – e l’impegno – di Bessa davanti alla difesa, dove ruba palloni e prova a costruire gioco. CONSIDERAZIONI – Dopo il passo in avanti dal punto di vista del gioco visto in Inter-Estudiantes, l’Inter fa due passi indietro sotto tutti i punti di vista. Malissimo l’esperimento del “doppio-terzino”, che limita le giocate offensive dell’Inter e a livello difensivo i quattro gol presi in meno di mezz’ora non hanno giustificazione: l’asse D’Ambrosio-Nagatomo sbaglia tutto (in particolare su Ribery-Alaba in occasione dell’1-0), quello Erkin-Ansaldi inizia bene e si perde immediatamente nel 2-0, in cui D’Ambrosio fa la sua parte ignorando la marcatura sul solito Ribery. Anche nel 3-0 l’errore principale è di D’Ambrosio, che salta a vuoto e lancia ancora Ribery verso la porta. Insomma, se Mancini utilizza fuori ruolo Ansaldi e ha più fiducia nel duo D’Ambrosio-Nagatomo anziché in Erkin, c’è da credere che il salto di qualità sperato con il mercato in entrata non avverrà mai: la difesa 2015/16 – per ora senza Murillo – fa acqua da tutte le parti e i nuovi non vengono messi nelle condizioni di cambiarne le sorti. Erkin è il primo a uscire, Ansaldi invece diventa jolly: inizia a sinistra nel centrocampo a quattro, poi viene utilizzato addirittura da trequartista nel 4-2-3-1 momentaneo e poi da mezzala destra nel 5-3-2, per poi chiudere largo a destra nella linea a cinque del 3-5-2. Che senso ha? Per il neo interista si tratta di un “debutto” traumatico: l’argentino non trova mai pace e posizione in campo, il dramma tattico si nota nel momento in cui insieme a D’Ambrosio e Nagatomo si trova a coprire – o meglio inseguire a vuoto gli avversari – la stessa zona di campo, ovvero il centro-destra, lasciando il solo Erkin a sinistra. La questione è piuttosto tragicomica: Mancini ha potuto portare negli USA 4/5 dell’ipotetica difesa titolare (solo Murillo out), 1/3 di centrocampo (Kondogbia) e 1/3 di attacco (a meno che Icardi…), eppure riesce a usare tutta la retroguardia fuori ruolo: perfino il leader Miranda è “costretto” da Ranocchia a giocare sul centro-sinistra anziché sul centro-destra, E’ anche assurdo cercare una spiegazione a ciò. Per un Ansaldi traumatizzato, c’è un Icardi che può (sor)ridere. Se l’Inter crede di fare a meno del bomber argentino deve rivedere alcune cose, probabilmente altre dieci: il gol non significa nulla, ma il nulla cosmico dei compagni gioca a favore del suo “mal di pancia”. Per i nerazzurri gira tutto male, quindi. Basta questo per affermare che Inter-Bayern Monaco è una partita da non tenere in considerazione per fare ragionamenti tecnico-tattici, così come tutta la tournée americana: un flop totale, lato economico escluso. 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