Benvenuto Frank De Boer, grazie lo stesso Mancio.

Parte una nuova avventura, dalle sfumature arancioni, il colore della bandiera del nuovo tecnico olandese della nostra Inter e noi tutti tifosi speriamo che sia un arancione scintillante, convincente, entusiasmante.

Il calcio è spesso polemica e quando si tratta di Inter è ancora più facile che lo sia, polemica spesso fomentata da noi stessi tifosi, mai tranquilli, mai contenti in fondo un pò pazzi proprio come la nostra squadra. Polemica facile e per certi versi direi giustificata dal tempismo con il quale avviene questo avvicendamento sulla panchina, corre il giorno 8 agosto, la prima di campionato a Verona contro il Chievo è lontana 13 giorni soltanto e per alcune ore siamo privi di allenatore, giornata davvero strana, su Milano splende un bel sole, nelle nostre anime nerazzurre si sente aria di burrasca.

Roberto Mancini se ne è andato, con tanto stile o meglio, con parole al miele a 360 gradi per la sponda nerazzurra del Naviglio, parole, appunto, chissà quali invece erano i suoi reali pensieri dell’ultimo periodo, chissà quale era il suo vero feeling con il suo ambiente lavorativo, con la società che gli garantiva il miglior stipendio da allenatore pagato in serie A. Tutti siamo tenuti a fidarci della “realtà” che vediamo, che leggiamo nei comunicati ufficiali della società, ma certamente abbiamo nella testa tante domande, forse la più fastidiosa e ricorrente è proprio: “Perchè, perchè siamo arrivati a questo punto in questi tempi?”.

-13, quello è sempre il riferimento t r e d i c i giorni all’inizio della stagione sui campi ufficiali e noi siam senza allenatore, tornare con il pensiero a quanto successo alla juve due stagioni fa con l’addio di Antonio Conte viene naturale, ci sale un pò di depressione quando la sensazione che gli altri, loro, quelli brutti e con i colori sbiaditi riescano a fare le cose meglio di noi, quelli erano i tempi giusti per una scelta di questo tipo poi, se il cambio sarà giusto o sbagliato solo i giorni ed il campo lo potranno dire, ma è proprio quella preziosissima risorsa che è il tempo la prima cosa che abbiamo bruciato nell’approccio alla stagione 2016/17.

Ci siamo arrampicati fino a Brunico per vedere sul campo insegnare calcio ai tanti ragazzini un allenatore già parzialmente esautorato? Abbiamo collezionato figure barbine in giro per il mondo prendendo una serie di pappine abbastanza desolanti guidati da un condottiero triste & solitario? Non penso avremo mai risposta certa a questi interrogativi, non abbiamo accesso alle verità delle segrete stanze sparse in giro per il mondo da Milano fino in Cina, ma sappiamo una cosa soltanto, i tempi di questa scelta sono sbagliati, abbiamo buttato almeno un mese di lavoro deprimendo l’ambiente e creando un diffuso malessere, quello tipico di chi non capisce bene cosa stia succedendo. Si nomina sempre questa fantomatica “società”, quella che da noi è latitante, lontana, assente, straniera, sbagliata…Ecco, come dar torto ai tanti detrattori in una circostanza di questo genere? In questo tutta l’Inter deve crescere, oltre che sul prato di gioco, anche nei suoi principali interpreti, profumatamente stipendiati, ci deve essere qualcuno di peso, che possa difendere la squadra a prescindere, che possa dire parole inequivocabili e che siano vero e proprio vangelo secondo l’Inter, che con fermezza riesca ad evitare l’avvitarsi in vortici depressivi come quello che speriamo sia finalmente terminato.

8 agosto 2016, fine del Mancini bis, caro mister avrai avuto i tuoi buoni motivi per non sentirti più entusiasta, credici, nel corso della passata stagione qualche motivo di insodisfazione lo abbiamo avuto pure noi, ma a te va comunque il nostro grazie per aver provato a fare qualcosa di positivo per i colori della Beneamata, ora siamo già giunti a -12 e il nostro nuovo mister ha appena finito la conferenza stampa di presentazione, ho avuto un feeling positivo. Qualcuno dirà, è arrivato un “servo” senza particolari pretese disposto ad accettare tutto quello che la società ed il fantomatico Kia vorranno imporgli, lasciateli sfogare, fa bene ogni tanto.

Meno d o d i c i, io ho sentito una persona consapevole che il tempo è poco e la missione non è facile, ma un uomo di campo, guidato dalla determinazione che nulla è impossibile e che con il buon duro lavoro e con il giusto mix di gioventù ed esperienza si può provare a costruire TUTTI INSIEME qualcosa di bello, con la giusta pazienza, ma con la voglia che solo l’entusiasmo di fare le cose belle può dare. Insieme scopriremo cosa ci aspetta, perchè poi come sempre saremo qui a soffrire ed a sperare che sia una stagione di tante luci e poche ombre. E forse questo -12 è persino positivo, il tempo è poco bisogna serrare le fila, aumentare il numero di giri del motore e le tantissime parole cederanno il passo alle partite, al prato di gioco, al calcio, loro a tirar calci ad un pallone che è quello che dovrebbero saper fare meglio, lontani da Twitter e noi seduti sugli spalti, solo al pensiero mi sento meglio.