Milan-Inter: Pioli inventa la non-fascia, prove di 3-4-3 caotico Il debutto di Pioli sulla panchina dell’Inter sarebbe stato estremamente positivo se i suoi giocatori avessero concretizzato quanto creato dopo aver dominato il Milan, ma nel 2-2 finale arrivato solo al 92′ grazie al gol di Perisic qualcosa va rivisto: tanto ottima quanto sfortunata l’intuizione Medel in difesa, paradossale la gestione Candreva (e Icardi…) FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Pioli per affrontare il Milan: Handanovic; D’Ambrosio, Medel, Miranda, Ansaldi; Brozovic, Kondogbia; Candreva, Joao Mario, Perisic; Icardi. MODULO – La prima Inter targata Pioli non si discosta da quella di de Boer per quanto riguarda il modulo: 4-2-3-1 di partenza, ma è completamente opposta la filosofia. Difesa non altissima al centro, ma esageratamente votata all’attacco sulle fasce. Centrocampo molto dinamico e senza la “staticità” dei vertici Medel (basso, oggi in difesa) e Banega (alto, oggi in panchina). Infine trequarti molto più accentrata che larga sulle fasce, dunque Icardi non è più l’unico a fare densità in area di rigore. Almeno sulla carta. PRIMO TEMPO – La prima novità interessante non è solo Medel difensore centrale, ma nello specifico centrale destro: sul centro-sinistra va Miranda. L’altro dettaglio da tenere in considerazione è legato al ruolo di Joao Mario, che gioca più alto rispetto alle mezzali, dunque è lui a fungere da trequartista con Brozovic-Kondogbia in mediana. Pur partendo da ala, Candreva tende ad accentrarsi continuamente limitando l’azione dell’Inter sulla fascia destra al solo D’Ambrosio, mai preciso a eccezione del cross per Perisic, vicino al gol di testa. L’Inter fa la partita: pressing esasperato sui portatori di palla del Milan, continui raddoppi in marcatura. Ottimo giro palla dell’Inter, che punta molto sulle sovrapposizioni, solo Icardi rimane un po’ avulso dalla manovra. Al 36′ primo cambio forzato per l’Inter, che perde un pezzo per infortunio: fuori Medel, dentro Murillo. Non cambia nulla, neanche l’inversione dei due centrali: si riparte da Murillo-Miranda in contrasto con le esperienze passate (con Mancini e de Boer è sempre stato Miranda-Murillo, ndr). Al 42′ Suso prende in controtempo Ansaldi e trova uno splendido gol dalla destra dopo un contropiede del Milan, pericoloso per la prima volta appena 30″ prima: pesa una palla persa da Brozovic, ma soprattutto l’errata disposizione in campo prima della ripartenza rossonera. Il primo tempo termina 1-0: Milan solo cinico, Inter suicida. SECONDO TEMPO – L’Inter scende in campo senza novità, si riparte dagli undici che hanno terminato il primo tempo. Come già osservato nei minuti finali della prima frazione, anche a inizio ripresa l’Inter fa notare di aver perso il centrocampo: poco filtro porta il Milan ad avere troppi spazi buoni per impostare la manovra in libertà, provando soprattutto il lancio a scavalcare il reparto più affollato in casa nerazzurra (la trequarti). Al 53′ Candreva punisce Donnarumma dalla lunga distanza segnando un capolavoro: un eurogol alla Stankovic, per restare in tema derby. Quando l’Inter dovrebbe cercare subito il vantaggio, arriva la dormita collettiva: al 58′ Suso dribbla Miranda e batte di nuovo Handanovic. Il Milan fa ciò che vuole semplicemente partendo in contropiede con lanci a tagliare il campo, l’Inter perde densità al centro. Suso in serata di grazia “provoca” Ansaldi già ammonito: doppio fallo in pochi minuti, argentino a rischio espulsione. Al 65′ secondo cambio per Pioli: fuori Ansaldi, dentro Nagatomo. Il giapponese si piazza largo a sinistra, non cambia nulla a livello tattico. Con Nagatomo alto, Perisic inizia ad accentarsi di più proprio come Candreva, che lo fa con maggiore insistenza da inizio gara. Al 75′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Brozovic, dentro Jovetic. Il montenegrino nel 4-2-3-1 va a fare la seconda punta alle spalle di Icardi, ad arretrare in mediana è Joao Mario (come da immagine sotto allegata, ndr). Nel quarto d’ora finale il Milan si chiude in difesa e l’Inter prova a trovare dei varchi, ma non è facile: spesso manca l’ultimo passaggio, solito problema di lucidità. Poi al 92′ Perisic segna in solitudine il 2-2 sugli sviluppi di un calcio d’angolo con il Milan preoccupato di marcare Handanovic, salito in area di rigore. La partita termina 2-2: risultato stretto per l’Inter considerando quanto fatto vedere in campo, positivo pensando al pareggio arrivato solo allo scadere. PROTAGONISTA – Trattandosi di un debutto tanto importante quanto complicato, in un certo senso tutti i riflettori erano giustamente rivolti più sulla panchina che sul campo, e il soggetto chiamato in causa non ha deluso, anzi. Pur potendo analizzare più di un singolo, si può parlare di protagonista per colui che ha mosso le pedine (positivamente e negativamente) da bordo campo: Pioli. La partita di Pioli può dividersi in tre fasi: 1. quella della preparazione dal momento del suo arrivo fino al fischio d’inizio e, considerando il problema sosta per le nazionali, il lavoro fatto è stato estremamente positivo; 2. quella della preparazione della strategia in base all’avversario e, almeno qui, un paio di lacune ci sono state (troppa libertà a Bonaventura, Abate mai puntato); 3. quella della lettura, condizionata dall’infortunio di Murillo e dalla sostituzione forzata di Ansaldi, tutto sommato corretta senza ricorrere né al colpo a effetto (“Gabigol” Barbosa nei minuti finali) né alla tradizione (Eder al posto di un’ala). Pioli promosso a metà, a prescindere dal risultato. COMMENTO – Il fatto che Pioli abbia scelto il 4-2-3-1 come de Boer non significa nulla se poi la squadra si muove in maniera completamente diversa rispetto alla filosofia olandese. La difesa a quattro “guidata” da Medel appare fin da subito simile a una difesa a tre in cui Ansaldi fa da terzo di sinistra per chiudere su Suso (che segna i due gol, quindi i risultati sono disastrosi), mentre D’Ambrosio è staccatissimo per attaccare costantemente sulla fascia destra a mo’ di esterno alto: qui nasce il primo paradosso di Pioli. Giusto riportare Ansaldi a sinistra, ma perché poi tenere basso lui e far spingere D’Ambrosio che è il terzino più scarso tecnicamente che ci sia in rosa? Il paradosso, poi, diventa letale quando Candreva decide di non coprire più la corsia destra per stazionare nel cuore della trequarti: è vero che il gol arriva da qui (tra l’altro dal centro-sinistra sugli sviluppi di una rimessa laterale, non da un’azione corale), ma fondamentalmente l’apporto del numero 87 è quasi nullo perché crea più confusione che azioni. Insomma, sull’asse D’Ambrosio-Candreva si crea una sorta di non-fascia: chi dovrebbe difendere, attacca (male); chi dovrebbe attaccare la profondità, aspetta palla in mezzo.E di conseguenza a sinistra l’asse Ansaldi-Perisic (frenato) non può controbilanciare questa lacuna, perché le azioni nascono e muoiono tutte sulla destra. Ricapitolando: Ansaldi limitato in difesa, D’Ambrosio limitante in attacco, Candreva limitato sulla fascia e limitante al centro, dove Banega lascia spazio a Joao Mario, che a sua volta non riesce a trovare la zolla giusta per fare gioco e infine Perisic limitato in attacco. Il portoghese non dà punti di riferimento e si muove anche bene, ma è il contesto che non è stimolante: pur non essendo nelle proprie corde, la coppia Kondogbia-Brozovic in mediana prova a far legna e a ripartire (a fatica, ma lo fanno), ma l’ingombro creato da Candreva in mezzo mette quasi fuori dai giochi sia Joao Mario sia Perisic (che non riceve il supporto di Ansaldi sulla fascia né può accentrarsi con continuità, ovvero non può sfruttare le due giocate più letali del suo bagaglio tecnico) e il fatto che Icardi azzecchi un solo movimento in 93′ non aiuta la manovra dell’Inter. Una volta persa lucidità e fiato per pressare, l’Inter perde anche il centrocampo: situazione da rivedere. Pur non trattandosi di un 3-4-3, l’Inter sembra muoversi negli spazi con questo assetto, ma non funzionano ancora le due spalle di Icardi: per il futuro, occhio a Gabigol. Riassumendo: l’Inter fa il gioco e lo fa bene, ma corre tanto e lo fa male, perché dovrebbe ottimizzare i movimenti rendendo corale sia la fase difensiva sia soprattutto quella offensiva. La mano di Pioli si vede già ed è un buon punto di partenza: scendere in campo idealmente con tre difensori, quattro centrocampisti (tre più Medel in difesa) e tre attaccanti mantenendo il 4-2-3-1 o 4-3-3 già utilizzato da de Boer è senza dubbio una mossa su cui puntare, ma servono anche gli interpreti giusti. Invertire il gioco insistendo sulla catena sinistra Ansaldi-Perisic e bloccando la destra D’Ambrosio-Candreva può essere un primo passo per migliorare, cambiare qualche pedina potrebbe portare al salto di qualità. Per avere successo, oggi, non serve cambiare allenatore, rosa o sistema di gioco: bisogna insistere sui giocatori di livello già a disposizione e sostituire le due pedine più deboli, poi dovrà essere Pioli a esaltare la qualità dei singoli ai fini dell’obiettivo di squadra. E’ già tardi, ma si può fare: la stagione non è ancora finita. Contenuto generato e fornito da Inter-News – Ultime notizie Inter , via Inter-News http://ift.tt/2fSMNpW

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