“Chi ben comincia è a metà dell’opera“: recita così uno di quei detti popolari in cui spesso ci rifugiamo quando proviamo a tramutare in fatti qualche idea particolarmente ardita. Se invece vogliamo provare a compiere il tragitto opposto, e cioè tornare sulla Terra dopo aver toccato pianeti diversi, opteremmo per qualche primaverile metafora ornitologica. Il miracolo del calcio d’estate, dove per calcio intendiamo più quello scritto e pensato che quello giocato, è proprio l’essere in grado di riunire entrambi i detti per una stessa situazione: ecco perché, senza entrare nella categoria dei pessimisti cosmici o degli ottimisti per indole, possiamo sì affermare che l’entusiasmante campagna acquisti interista è una buona base di partenza per spiccare un discreto volo, ma anche che la bontà del progetto tecnico su carta andrà poi verificata sul campo. E, con un luglio ormai alle spalle e un agosto pronto a dare i suoi primi responsi, quella verifica che ci auspichiamo è sempre più vicina: proviamo a capire, da osservatori attenti, cosa dovremmo aspettarci.
ATTACCO ALLA PARI? SI – Posto che l’obiettivo principale della prossima stagione sarà quello di tornare in Europa (possibilmente in quella che conta) e assodato che nel fare la corsa direttamente sulla Juventus si rischierebbe di finire come Tony Montana nella scena finale di Scarface, possiamo dire con tranquillità che il gap tecnico da ridurre con tutte le compagini che hanno preceduto l’Inter nella stagione 2014-15 non riguarda strettamente il reparto offensivo: sotto porta solo Juventus (72 gol segnati), Lazio (71) e Napoli (70), infatti, hanno fatto nettamente meglio dei nerazzurri (59), mentre Genoa (62), Fiorentina (61) e Roma (54), al netto di episodi e di dettagli, sono state efficaci quanto l’Inter (discorso a parte per la Sampdoria, settimo peggior attacco della Serie A). L’arrivo di Jovetic e le conferme di Icardi e Palacio dovrebbero poter migliorare la già buona efficienza dei nerazzurri al cospetto delle difese avversarie.
PROBLEMA SAN SIRO? FORSE – Andando più in profondità nella statistica, possiamo però sperare che da un punto di vista mentale gli uomini di Mancini subiscano meno pressioni quando scendono in campo a San Siro: le migliori squadre europee hanno in comune il fatto di rendere i propri stadi dei fortini inattaccabili, mentre più volte, complice talvolta anche il difensivismo degli avversari, i nerazzurri hanno trovato grande difficoltà a concludere a rete con esito positivo. Ma guardando al contesto del calcio italiano dell’ultima stagione ci accorgiamo che non c’è nulla di anomalo, dato che il rapporto di reti segnate in casa e in trasferta è più o meno in linea con quello degli altri team: anche in questo caso solo due squadre, Juventus e Napoli, hanno dimostrato di saper sfruttare meglio il fattore campo con oltre il 62% di reti segnate tra le mure amiche; le altre prima citate, Inter compresa, rientrano in un range che va dal 53% al 57%.
APPROCCIO SUFFICIENTE? NO – Dal punto di vista offensivo ciò che va assolutamente migliorato è l’approccio alla gara: in Serie A Icardi e compagni hanno messo a segno ben 11 reti in più nei secondi tempi rispetto ai primi. La tendenza si spiega tenendo conto di due probabili motivi: il primo potrebbe essere una condizione fisica relativamente migliore, che ha permesso forse di reggere meglio il confronto alla distanza con gli avversari; il secondo, e qui si viene alle note dolenti, è sicuramente un approccio quasi sempre sbagliato al match, purtroppo non sempre correggibile a partita in corso. Tutte le responsabilità, in questo frangente, sono e saranno solo ed esclusivamente del tecnico: non c’è Jovetic che tenga.
DIFESA DA CONFERMARE? NO – Il discorso si ribalta totalmente per quanto riguarda i gol subiti: in questo caso è necessario riferirsi non tanto alle statistiche rispetto alle altre squadre, quanto a quelle che confermano dei gravissimi limiti strutturali per un reparto e una fase che andavano e vanno rinforzati prepotentemente. Nella stagione 2014-15 l’Inter ha subito 48 reti in campionato, troppe per poter competere con le prime tre della classe, abbastanza per finire poi dietro altre quattro squadre. Ma se per la fase offensiva poteva esserci qualche variabile impazzita (dall’effetto San Siro all’approccio negativo), per quella difensiva non ci sono scuse: Ranocchia e compagni possono vantarsi di aver subito quasi gli stessi gol tra casa e trasferta e tra prima e seconda frazione di gioco (23 vs 25 in entrambi i casi) e ben 44 gol (92%) su azione.
SCELTE SBAGLIATE SUL MERCATO? FORSE – Cali di tensione? Gambe dure? Errori del singolo? Gol in fuorigioco? Cattivo posizionamento su calci da fermo? Niente di tutto ciò. Le statistiche impietose indicano che la causa della debacle sia ritrovare nelle risorse tecniche probabilmente limitate abbinate a una situazione psicologicamente difficile (vedasi il rendimento pessimo di Vidic nei primi sei mesi di Inter) e a un cambiamento tattico non di poco conto come il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro. Qualora non bastassero le statistiche citate, possiamo far uso di un’ulteriore cartina al tornasole: se un tecnico come Mancini è stato costretto a schierare Juan Jesus, marcatore per definizione, come terzino sinistro per provare a prenderne di meno, viene spontaneo pensare che il reparto difensivo non fosse tecnicamente, tatticamente e strutturalmente all’altezza.
RIPARTIRE DAL SINGOLO? SI – Ecco perché Ausilio ha lavorato prima sulla difesa: Miranda e Murillo, come pronosticato oltre un mese fa dal nostro Nunzio Corrasco, saranno i due perni della nuova Inter. Il brasiliano ha il compito non facile di divenire il nuovo leader difensivo di una compagine che non ne ha da almeno tre anni; il colombiano, un po’ come il connazionale Cordoba a inizio anni 2000, è chiamato a seguire il suo compagno di reparto passo passo per evitare gli straordinari di Handanovic. A loro vanno affiancati terzini di ruolo e competitivi e un centrocampo solido, ma la scelta di puntare su due centrali di questo spessore ispira una certa fiducia. Quella stessa fiducia a cui si rifà il proverbio con cui abbiamo cominciato questo nostro breve viaggio nel mondo dei numeri e della statistica. Il calcio, però, è un gioco, e in quanto tale c’è bisogno di un campo in erba: carta e penna possono servire per porre domande, ma è solo il campo a dare risposte. Non disperiamo, in fondo è solo questione di tempo: agosto è già cominciato.
di Gianluigi Valente
#icpavia #inter #interclubpavia #inter1415 Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1KHWIbn August 01, 2015 at 06:29PM