Pazza Inter: Si scrive Melo, ma si legge Melo Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1UraiT3 Andrea Turano

Felipe Melo

Chi ha buona memoria se lo ricorderà di certo: correva l’estate 2009 e la Juventus stava per chiudere l’acquisto di Felipe Melo dalla Fiorentina. I tifosi juventini, in particolare, avranno stampato a mente il celebre titolo di una nota testata giornalista di natura bianconera: “Si scrive Melo, ma si legge Fabregas”. A ricordarlo, però, sono anche gli interisti e tutti quei tifosi non bianconeri che, sull’assurdo paragone fatto, diedero vita a una serie di sfottò assolutamente più che giustificati. Adesso Felipe Melo, con qualche anno di ritardo, approda all’Inter: qualcosa è cambiato e Fabregas, ovviamente, non c’entra assoltuamente nulla. Ecco, secondo me, cosa bisogna aspettarsi dal brasiliano

IL VERO MELO – Innanzitutto, un appunto: il Felipe Melo visto all’opera nella Juventus non era quello vero, ma semplicemente il prodotto di un fallimento, quello bianconero, andato in scena per anni fino a che non è stato messo ordine. Un po’ come succedeva all’Inter di qualche anno fa, dove – si diceva -, perfino Maradona e Pelé non avrebbero reso quanto dovuto. E di certo Melo non è avvicinabile a certi mostri sacri del Calcio, ma da parte sua garantisce giocate per cui vale la pena sperare che l’insistenza di Roberto Mancini dia i propri frutti. Melo è un centrocampsita moderno e ciò è sicuramente un punto a suo favore: non è il classico volante monofase, ma oltre a essere un vero “cagnaccio” in fase difensiva e anche un discreto “incursore” in fase offensiva. Già questo lo porrebbe su un livello superiore a Gary Medel, quasi insuperabile in fase di non possesso, ma di discutibile applicazione in quella di possesso. Melo non vincerà la scarpa d’oro, ma il pallone, da buon centrocampista brasiliano, sa trattarlo meglio di molti mediani più quotati. E quando si stacca dalla sua zona di competenza, qualche gol lo garantisce. Stasticamente parlando, infatti, Melo garantisce almeno un gol ogni dieci partite, ma è il suo carattere focoso che ha il sopravvento: un cartellino (giallo) ogni tre partite sono un segnale chiaro del tipo di giocatore con cui si ha a che fare. E certamente non mancano i cartellini rossi, ma quelli in genere possono verificarsi solo nei casi più estremi: cervello completamente sconnesso dal resto del corpo, nemico pubblico identificato e libero spazio all’istintiva follia di un genio del male.

LE CARATTERISTICHE – Se l’Inter cercava solo un distruttore di gioco, con Melo non farà di certo il salto di qualità: per il lavoro sporco bastava Medel, con cui condivide curiosamente il soprannome “Pitbull”. E il cileno in questo ha davvero pochi avversari al mondo. Ma se l’Inter cercava un mediano diverso da quelli in rosa, probabilmente ha fatto centro: rispetto al cileno, infatti, Melo porta in dote una maggiore fisicità (decisiva in mezzo al campo e in area di rigore, da ambo le parti), una visione del gioco superiore e una gestione della palla non limitata al compitino. Il brasiliano è capace di cercare e trovare la giocata più difficile, non limitandosi a quella più semplice, che però spesso è necessaria in quella zona del campo: ecco perché Melo può portarti in alto, ma anche affondarti con una giocata esagerata… e folle. Il rischio che, ogni tanto, perda palla in una zona del campo molto pericolosa c’è, ma è un rischio che qualcuno deve prendersi. La tecnica, checché se ne dica, non gli manca. Che sia un lancio lungo o un passaggio filtrante, Melo sa come servire i propri compagni più offensivi. Tatticamente, poi, è abbastanza preparato perché capace di agire indistintamente in tutta la zona centrale del campo, dalla difesa fino alla trequarti. Non è un regista stile Xabi Alonso (per restare in tema con il suo arrivo alla Juventus) né un 10 (al Galatasaray ha indossato questa maglia fino all’arrivo di Wesley Sneijder) come l’ex compagno olandese, ma si tratta comunque di un centrocampista completo. Più di un semplice mediano, che ormai nel calcio moderno iniziano a trovare sempre meno spazio. Abbina una discreta qualità a un’esagerata quantità, esperienza a spensieratezza, molta forza fisica a qualche debolezza mentale, carisma a ignoranza tipica di chi potrebbe essere un top player, ma a cui non interessa esserlo. Però, a differenza di altri finti fenomeni del calcio moderno, Melo è da sempre un professionista apprezzato da allenatori, compagni e tifosi. Non un fenomeno quindi, nemmeno il miglior giocatore con queste caratteristiche, ma neanche un brocco come viene descritto da molti. E solo perché, come tanti (tutti?) altri ha fallito nella Juventus più brutta che si ricordi.

NEL CENTROCAMPO DELL’INTER – Insomma, se per mesi Mancini ha parlato di un centrocampista di carattere, la figura di Melo cade a pennello: nel bene e nel male. Sul suo passato bianconero ha pesato troppo la valutazione fatta nel momento dell’acquisto: 25 milioni. Come per ogni cifra pompata, però, bisogna pesare il tutto: Melo non era e non è un giocatore da 25 milioni, ma visto che oggi le cifre sono ridimensionate (3.5 milioni più bonus il costo del cartellino pagato dall’Inter, che comunque nel “peggiore” dei casi sarà inferiore a oltre un quarto del prezzo precedente), anche la aspettative cambiano. A certi prezzi chi era/è meglio di Felipe Melo per il centrocampo di Mancini? Probabilmente qualcuno in giro ci sarà, ma non siamo qui a fare una lista dopo due mesi di trattative e una serie di colpi andati a segno e sfumati. Melo all’Inter può dare quello che tutti gli altri centrocampisti, finora, non sono riusciti a dare: ho già parlato dei limiti di Medel; si potrebbe parlare anche di quelli di Fredy Guarin, che ricorda in tanti pregi e pochi difetti proprio il centrocampista brasiliano, che potrebbe guidarlo in campo e fuori; ci sarebbe anche il discorso Assane Gnoukouri, che all’ombra di Melo potrebbe crescere con più calma. Il giovane ivoriano avrà davanti a sé un compagno più esperto, ma non di certo un perno inamovibile come sarebbe stato Yaya Touré; e poi si potrebbe riaprire la “ferita” Mateo Kovacic, che proprio da Melo avrebbe dovuto apprendere grinta, carattere, modo di stare in campo davanti alla difesa e soprattutto come valorizzare la fase di interdizione, ancora sconosciuta al croato. Con l’arrivo del brasiliano Mancini potrà varare il 4-2-3-1, dove nel cuore del centrocampo Melo sarebbe affiancato da Geoffrey Kondogbia, talento da valorizzare al meglio e l’acquisto dell’ex beniamino dei tifosi del Galatasaray va anche in quest’ottica. In caso di centrocampo a tre, invece, Melo potrebbe agire davanti alla difesa (con Guarin o Marcelo Brozovic a fare da mezzala destra) oppure spostato sul centro-destra (con Medel o Gnoukouri da volante). Perché il perno fisso del nuovo centrocampo nerazzurro sarà Kondogbia, non di certo Melo: il brasiliano è solo un acquisto di contorno, che potrebbe rivelarsi molto utile nel corso della stagione. E anche se dovesse fallire l’idea costruita in questi mesi da Mancini, qualcosa di buono il brasiliano riuscirà a portarla a casa: la sua “pazzia” ha un carattere positivo, non dovrebbe passare molto tempo prima che diventi idolo dei tifosi. Quei tifosi che da tempo aspettano un beniamino che li faccia esaltare con qualche gesto sopra le righe come faceva Maicon ai tempi d’oro: dal nuovo numero 83 nerazzurro si aspettano anche questo i tifosi.

CROCE E DELIZIA – In definitiva: Felipe Melo, al secolo Felipe Melo Vicente de Carvalho, non è un acquisto da sogno, ma potrebbe rivelarsi clamorosamente la positiva sorpresa nata da una decisa scommessa di Mancini, che puntando forte sul suo acquisto (dopo aver visto sacrificare Kovacic in quella zona del campo), perde ogni alibi agli dei tifosi e del suo Presidente. Un acquisto che potrebbe rivelarsi utile, dunque. Melo è un giocatore particolare che fa della sua testa più croce che delizia. Delizia per quanto riguarda la bravura nelle giocate di testa, essendo utile sia in fase difensiva sia in fase offensiva nelle mischie: è un centrocampista che porta anche qualche gol su calci da fermo, inoltre ha doti da leader e sa assumersi le proprie responsabilità. Un episodio su tutti? Quando al 90′ sostituì Muslera, espulso, e parò un rigore decisivo. Un episodio che, se si verificasse all’Inter, lo porterebbe subito ai vertici della classifica d’apprezzamento dei tifosi: Francisco Farinos è ancora al primo posto, Rodrigo Palacio lo segue a ruota. La croce, invece, è legata proprio alla sua testa nello specifico del livello psicologico, visto che spesso è stato protagonista di black out mentali non indifferenti. E’ un giocatore borderline, che potrebbe rovinare tutto senza preoccuparsi delle conseguenze. Qualche fallo di reazione, qualche rissa evitabile e qualche comportamento “particolare” fanno parte del suo curriculum vitae, tipiche “Cassanate” (o “Balotellate” che dir si voglia) made in Brazil. E perfino nelle esultanze si nota spesso quello che è il “genio” di Melo. Un episodio su tutti? Sempre lo stesso rigore parato, per l’esultanza vi rimando al video allegato qui sotto. E’ pazzo, Melo. E’ pazza, l’Inter. Forse per questo oggi si sono uniti. E forse per questo i tifosi, seppellita l’ascia di guerra, possono sperare che la storia per una volta vada per il verso giusto. Inutile pensare all’ipotesi di fallimento: il “lo avevo detto io che Melo era una sciagura, Mancini perché lo hai voluto all’Inter?!” non porta a nulla ora, figuriamoci in futuro. Felipe Melo all’Inter è la realtà, oggi. Ci sarà tempo per elogi e critiche a partire da domani, intanto mi porto avanti con il lavoro: benvenuto Felipe, ti auguro un biennio ricco di successi all’Inter! Per te. Per me. Per l’Inter.

Video di LigTV tratto da YouTube, su cui Inter-News.it non si riserva alcun diritto.

facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

Contenuto generato e fornito da Inter-News – Notizie Inter aggiornate 7 giorni su 7

Leggi la notizia completa qui: Inter-News http://ift.tt/1UraiT3
via IFTTT http://ift.tt/1JLz8eM #inter #interclubpavia #internews