Era il 30 maggio 2012: Marco Fassone diventava il nuovo Direttore Generale dell’Inter. Di oggi la notizia che la società nerazzurra potrebbe clamorosamente, tanto quanto improvvisamente, interrompere i rapporti con il suo dirigente. Analizziamo la storia di Fassone all’Inter e i possibili retroscena dell’addio
LA STORIA DI FASSONE, MOMENTI BUI E FOTO COPERTINA – Nuovo sconvolgimento societario in casa Inter: Marco Fassone vicinissimo all’addio dal club nerazzurro. Dopo un’estate passata in prima fila, tra trattative di mercato ottimamente concluse ed entusiasmo per il nuovo progetto targato Roberto Mancini, ora potrebbe concretizzarsi una separazione a dir poco clamorosa. Non si può certamente dire che Fassone sia stato un dirigente amato, fin dai primi momenti della sua storia nerazzurra: il suo arrivo nel 2012 era stato scandito dal sottofondo dei mugugni dei tifosi, poco propensi ad accettare un uomo-società dal passato juventino. La foto con in mano la maglia con scritta ben visibile: “Meglio un anno senza tituli che una vita da ridiculi” non è mai stata digerita dal popolo nerazzurro, per cui l’attaccamento alla maglia e ai colori nerazzurri risulta componente essenziale. L’Inter ingrana poco sul campo, Fassone fa sempre più fatica a farsi accettare dalla piazza, vivendo spesso dalle retrovie, almeno pubblicamente, i momenti difficili che la nuova società inevitabilmente ha dovuto affrontare. Quest’estate la svolta: i colpi di mercato, in cui Fassone non a caso ha presenziato in prima fila, come componente essenziale nella buona riuscita delle contrattazioni, hanno fatto da anestetico a gran parte dei malumori della tifoseria. Al fianco di Ausilio per Kondogbia, in prima persona a Montecarlo per chiudere Perisic: Fassone sembrava finalmente aver trovato una chiave di volta per diventare, quantomeno mediaticamente, uno dei dirigenti principali del nuovo corso nerazzurro. Allora quale potrebbe essere la motivazione di un addio tanto inaspettato quanto repentino?
PROGETTO STADIO, TRA BUONE INTENZIONI E CASO MEDIATICO – Era il 22 aprile 2013, Fassone rilasciava queste dichiarazioni a Goal USA: «E’ un progetto cruciale per il futuro dell’Inter, stiamo cercando la giusta posizione. Abbiamo una rosa di tre possibili sedi a Milano e dintorni. In questi mesi stiamo esaminando gli aspetti finanziari dello stadio e cercheremo di chiudere questa fase e tutta questa procedura entro il 2013. Programma ragionevole iniziare la costruzione nel 2014/2015». Poi le indecisioni del Milan, la volontà nerazzurra di rimodernare San Siro e ripartire rendendo la propria casa nuovamente adatta alle esigenze del calcio europeo. Ora la nuova netta sterzata: ci sarà ancora una volta da fare i conti con i rossoneri che prima sembravano fortemente convinti di costruire un nuovo impianto, poi sono stati protagonisti dell’ennesima retromarcia. Oggi siamo al 18 settembre 2015. Inter, Milan e Comune devono ancora trovare la soluzione adeguata che metta d’accordo tutte le parti in causa. Il principale obiettivo che fin dalla sua assunzione Fassone aveva il compito di portare a termine è ancora tutto in gioco. Non solo colpe sue, sia chiaro: non si può scaricare su un dirigente tutti i problemi nella spinosa gestione di un vero e proprio caso. Ma, più che il mercato, siamo certi non ci sia il nuovo stadio o addirittura altro alla base della separazione tra l’Inter e Fassone?
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