Alla vigilia del match contro la Sampdoria, Roberto Mancini ha parlato in conferenza stampa. Cerchiamo di interpretare le parole e gli atteggiamenti del tecnico di Jesi attraverso la rubrica “Quello che Mancini non dice…”. Analizziamo l’atteggiamento dell’allenatore nei confronti dei giornalisti
LE PAROLE DI MANCINI – «Io vi domando se le partite le rivedete: è stato un risultato assurdo, per 30 minuti c’è stato un grande equilibrio e poi l’espulsione ha cambiato tutto»…«Critiche? Questo paradossalmente è accaduto dopo le cinque vittorie e non dopo la prima sconfitta. Questo è il vostro lavoro e lo rispetto, io però non posso farmi condizionare da fattori esterni e porto avanti una mia idea ben precisa di calcio»… «In Italia però a tutti piace fare l’allenatore: è incredibile come ogni volta si cerchi di trovare una soluzione a tutto, ci vorrebbe il fantacalcio per giornalisti».
L’INTER, IL MONDO MEDIATICO E MANCINI – Roberto Mancini, tramite la conferenza stampa di oggi, si inserisce in una situazione da sempre esistente e difficile da affrontare: il rapporto della Beneamata con i media. In questo inizio di stagione, parallelamente al ritorno dell’Inter nelle parti alte della classifica, è tornato a sentirsi forte il chiacchiericcio insistente che Mourinho chiamava “Il rumore dei nemici”. L’Inter vince, ma conta poca, si intende, perché il gioco non soddisfa; se poi si perde e male è naturale che le critiche, già presenti al cospetto di una squadra che era prima a punteggio pieno, diventino maggiori e spesso inopportune. Mancini non ci sta e alla base di questo sfogo, a mio modo di vedere, è possibile intravedere due motivazioni principali: il tecnico ritiene che le critiche siano mosse a partire da ipotesi spesso false o superficiali, ma soprattutto i media tendono a ricondurre eventuali insuccessi a scelte sbagliate da parte dell’allenatore, a prescindere. Nella mente del Mancio, inoltre, l’enorme passo falso contro la Fiorentina è da ricondurre unicamente agli episodi che, fin dai primi minuti, hanno penalizzato fortemente i nerazzurri. E’ impossibile non dar ragione al tecnico di Jesi: perché le sue scelte tecnico-tattiche e l’evoluzione della squadra sul campo dovrebbero essere condizionate dalle sentenze dei media? Ad ognuno il suo mestiere, a parlare sarà il campo, in un senso o nell’altro.
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