Alzi la mano chi in questi giorni non ha sentito parlare di ″San Samir″ Handanovic, l’estremo difensore nerazzurro che vive un periodo di particolare lucidità e brillantezza. La sua porta sembra stregata, le sue manone sembrano non volerne sapere di dare soddisfazioni, anche minime, agli avversari. Tutto nella norma per un grande portiere come lui. Eppure la questione fa notizia, fin troppa
NORMAL ONE – Il numero uno interista, Samir Handanovic, è da sempre un tipo molto schivo, glaciale, non incline alle troppe chiacchiere. È raro vederlo ospite nei salotti sportivi, o protagonista di lunghe interviste. Le poche dichiarazioni che rilascia sono però dirette, schiette e senza troppi fronzoli. Non lascia molto all’immaginazione Samir, e quando il giornalista di turno gli fa notare di aver parato bene durante la partita la sua risposta è sempre la stessa: «Non faccio nulla di speciale, è il mio dovere». Già, il portiere sloveno fa il suo dovere. E lo fa quasi sempre egregiamente. Per esempio le partite che l’Inter di Mancini ha affrontato (e vinto) contro Bologna, Roma e Torino portano anche la sua firma. Sì, perché l’Inter subisce in media poco più di quattro tiri a partita e Handanovic è il migliore in Italia e tra i primi cinque in Europa per percentuale di parate fatte in relazione ai tiri nello specchio (86,3%). In base ai dati forniti dal sito ufficiale della ″Lega Serie A″ si evince che le parate totali realizzate in dodici giornate di campionato dal portiere nerazzurro sono 42, di cui 22 decisive. Tutto questi dati, che fanno onore al portiere e piacere a chi ce l’ha in squadra, stanno nello stesso tempo diventando un pretesto per far passare un messaggio che rischia di distorcere la realtà: l’Inter di Mancini è sorretta unicamente dal suo portiere. Falso. La squadra nerazzurra è sorretta ANCHE dal lavoro del suo portiere, reso più semplice dall’ottima fase difensiva di tutta la squadra.
MIGLIORAMENTI GENERALI – Per capire quanto sia migliorata la fase difensiva nerazzurra basta fare un semplice confronto: la stagione precedente, alla dodicesima giornata, Handanovic aveva già incassato 15 reti con una media di oltre un gol a partita. Attualmente, dopo lo stesso numero di giornate, l’estremo difensore nerazzurro ha incassato solo 7 reti (di cui quattro nella disastrosa sfida contro la Fiorentina), riuscendo a mantenere la porta inviolata per ben otto partite (66,7% di inviolabilità secondo i dati forniti dal sito Transfermarkt). Merito delle sue capacità e dei suoi riflessi, ovviamente, ma merito anche di una difesa che concede davvero poco nell’arco dei novanta minuti. Miranda e Murillo, non a caso, hanno una media voto altissima (e gli amanti del Fantacalcio possono confermare) e forniscono all’estremo difensore quella sicurezza che la stagione precedente non esisteva. Handanovic quest’anno può concentrarsi nel realizzare quelle tre/quattro parate decisive sapendo che davanti a sé ha gente affidabile, mentre nel recente passato era costretto a far fronte a buchi difensivi che lo rendevano facile vittima dei bombardamenti avversari. Se oggi para al massimo quattro tiri a partita, ieri ne doveva parare il doppio. Risultando a volte poco lucido. Ecco perché spesso si è trovato sotto accusa, a volte anche più del dovuto.
INCIDENTE DI PERCORSO – La partita contro l’altra capolista della Serie A, la Fiorentina di Sousa, rappresenta l’unico e clamoroso incidente di percorso di Handanovic e compagni. Quattro le reti subite dall’Inter in quella disastrosa serata, di cui solo tre nei primi venti minuti. Il portiere sloveno è protagonista, purtroppo in negativo, fin dai primissimi minuti di partita. Prima controlla male un retropassaggio di Medel sulla pressione di Kalinic, lo atterra e procura il rigore messo a segno da Ilicic. Poi respinge male un tiro del solito Ilicic, che viene spinto in rete sempre dal croato Kalinic. E per finire non esce su un contropiede velenoso della viola costringendo Miranda, che era ultimo uomo, ad atterrare l’incubo Kalinic. Cartellino rosso per il difensore brasiliano e Inter in dieci uomini. Insomma, un disastro. Una prestazione da dimenticare. Purtroppo per lui però i tifosi hanno memoria da vendere quando si tratta di puntare il dito, e dunque la serata negativa di Handanovic si trasforma in un’ottima scusa per tirare fuori dall’album dei brutti ricordi tutte le amnesie messe in mostra dallo sloveno durante la stagione precedente, ovviamente non tenendo minimamente conto di quello che era l’intero contesto di squadra. Troppo semplice incensarlo adesso che tutto gira bene, e lui ne è consapevole. Per questo è sempre pronto a rispondere alla sua maniera: «Faccio quello che devo fare». Né più né meno. Semplicemente il suo dovere.
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