L’Inter vola ai quarti di finale di Coppa Italia, eliminando a San Siro l’ottimo Cagliari di mister Rastelli. Ancora una volta i nerazzurri vincono segnando più di una rete e convincendo anche sul piano del gioco. Mancini non schiera i titolari – anche se di titolari fissi ne abbiamo visti ben pochi finora -, mischiando ancora una volta le carte e raggiungendo l’obiettivo. Coppia inedita in attacco, dove il giovane Manaj viene affiancato dall’esperto Palacio che – con tanto di fascia da capitano al braccio – dimostra di essere ancora utile e decisivo
TUTTOFARE – Palacio arriva all’Inter nel 2012, su precisa richiesta di Stramaccioni. Ceduto dal Genoa di Gasperini, arriva in nerazzurro tra le perplessità dei tifosi, nonostante l’argentino avesse dato ampiamente prova delle sue qualità. “Non è un giocatore da grande squadra” – si sentiva dire. Come spesso accade in questi i casi, il giocatore è stato in grado di far cambiare idea un po’ a tutti. L’attaccante di Bahía Blanca non solo si dimostra letale sotto porta – siglando nelle prime due stagioni 41 reti tra campionato e coppe -, ma dà prova anche della sua caratteristica indubbiamente migliore: la duttilità. El Trenza – così come viene chiamato per via della sua famosa treccina – ricopre più ruoli in attacco, rendendo sempre al massimo e sacrificandosi molto per la squadra. Sì, perché il numero 8 nerazzurro è un “tuttofare” che qualsiasi allenatore vorrebbe avere in squadra, un jolly da poter piazzare anche in porta in caso di necessità, come in quell’ottavo di Coppa Italia tra Inter e Verona (anno 2012) in cui si infortunò Castellazzi a sostituzioni già effettuate e andò proprio il buon Rodrigo a sostituirlo.
CALVARIO – Dopo due stagioni ad ottimi livelli, in cui spesso si è ritrovato a trascinare quasi da solo un’Inter che arrancava e non trovava la via d’uscita, Palacio viene premiato dalla sua Nazionale con la convocazione al Mondiale 2014, quello che la sua Argentina ha giocato in casa dei rivali eterni del Brasile. Una bella soddisfazione per l’attaccante nerazzurro che – pur non potendo essere titolare in un attacco di mostri sacri – decide di giocarsi le sue chance. Purtroppo Palacio si fa male alla caviglia sinistra durante un’amichevole – in cui segna anche un gol – e si porta dietro il dolore per tutta la durata del Mondiale. L’Argentina arriva in finale contro la Germania, e perde. El Trenza nei supplementari fallisce una clamorosa occasione per un possibile vantaggio dell’Albiceleste e viene tartassato da stampa e tifosi. Inizia così un periodo difficile per l’argentino, che non riesce a risolvere i suoi guai con la caviglia. Ma grazie alla pazienza, al lavoro, al sacrificio torna piano piano a stare meglio. Adesso non è più titolare – per motivi anagrafici e perché la concorrenza è aumentata -, ma ciò non toglie che quando chiamato in causa l’argentino dimostra sempre il suo valore. Contro il Cagliari in Coppa Italia ha giocato con la fascia da capitano al braccio, segnando il gol del vantaggio e mettendo in mostra voglia di far bene, umiltà e sacrificio, le caratteristiche che fanno di lui un vero campione.
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