Da quando la “Gazzetta dello Sport” ha lanciato l’accusa di una presunta guerriglia all’interno dello spogliatoio dell’Inter, gli altri giornali fanno a gara a chi la spara più grossa. Bene, adesso è il turno del “Giornale” che – sulla sua versione online – avanza l’ipotesi di un Mancini non solo rissoso, ma anche esperto di macumbe…
CARATTERE DIFFICILE – Che Mancini non sia un tipo dal carattere facile lo si sapeva, ma non grazie ai presunti scoop della “Gazzetta dello Sport”, quelli non c’entrano niente. Quando il Mancio faceva il calciatore aveva già messo in mostra il suo caratterino poco gestibile. Sbraita Mancini, si arrabbia, esplode e – se serve – punisce. Perché negare? Lo abbiamo visto con Osvaldo all’Inter: l’argentino ha alzato la voce e Mancini il giorno dopo lo aveva già messo alla porta. Cosa ha fatto Osvaldo dopo? È diventato un bravo ragazzo? No, ha continuato a non trovare pace. Poco male, dunque. “Quel rissoso, irascibile, carissimo Roberto Mancini” – si legge sul “Giornale”.
RANCOROSO E NON SOLO – “Andiamo al sodo, gennaio di quest’anno, mentre dà indicazioni a bordo campo durante Inter-Genoa, vinta, Mancini viene centrato da un siluro di Andreolli che rinvia male. Cade, viene soccorso ma immediatamente si riprende e ci scherza sopra: «Andreolli? Ha finito di giocare nell’Inter!». E tutti a ridere. Poi Andreolli è finito al Siviglia, il 31 agosto 2015 viene ufficializzato il suo trasferimento, il 21 novembre contro la Real Sociedad si rompe il tendine d’achille, stagione finita. Ma allora gli ha tirato una macumba, però, ma quanto è rancoroso? E tutti a ridere, tranne Andreolli. Ma non ci sono le prove” – si legge ancora sul “Giornale”. Quindi non solo sarebbe rissoso e irascibile, anche rancoroso ed esperto di macumbe? Ma che brutta persona questo Roberto Mancini, si vendica di Andreolli mandandolo al Siviglia (poverino, che brutta fine. Vero?) e poi – non contento – lo colpisce con una macumba! Che potenza l’allenatore nerazzurro, chi l’avrebbe mai detto? Stai attento, caro Melo…
RECIDIVO – Ma il nostro iracondo allenatore non è nuovo a questi episodi, e dunque il “Giornale” ricorda forse il caso più celebre: “Carlitos Tevez ai tempi del City. Squadra seconda in Premier, reduce dalla vittoria sul Chelsea e in vantaggio sul Newcastle, durante l’intervallo l’Apache si mette a strillare come un’aquila: «Siamo troppo difensivi, così non va, non mi diverto». Il Sun scrisse che solo l’intervento di alcuni giocatori avrebbe evitato il peggio. Nella ripresa, non subito, il Mancio ha tolto Tevez dal campo e l’argentino quando è uscito gli ha stretto la mano. Ma non ci sono prove su quanto è realmente successo quel pomeriggio nello spogliatoio del ManCity”. Tevez – a quanto pare – si rifiutò di entrare in campo durante una partita di Champions League contro il Bayern Monaco, e cosa può fare un allenatore di fronte ad un rifiuto del genere? Applaudire? No, punire. Così è stato. Sei mesi dopo l’argentino riprende i rapporti con Mancini e torna in campo. Risultato? Vittoria della Premier League. Poi c’è Balotelli, ma il “Giornale” scrive: “La storia con Balotelli? Lasciamo perdere”. Eh sì, lasciamo perdere. Balotelli per Mancini è quasi come un figlio, lo ha fatto esordire nel calcio che conta, gli ha dato una seconda possibilità (e forse gliene avrebbe data anche una terza)… Ma che brutta persona quel “rissoso, irascibile Roberto Mancini”.
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