Prima parte della lunga intervista a Jeison Murillo realizzata dalla “Gazzetta dello Sport”. Il difensore colombiano si racconta, partendo dalla famiglia e ripercorrendo il suo passaggio presso Inter Campus
UNA STORIA COME TANTE – «Il pane a casa non mancava, papà faceva l’imprenditore ma eravamo in tanti e non è stato facile portare avanti una famiglia numerosa. Ecco: se non ho preso brutte strade nelle vie della mia città, in Colombia, dove l’infanzia può andare per traiettorie sbagliate, beh, è grazie alla cultura del rispetto, della famiglia, della correttezza e dell’amore verso Dio che lui e mia madre mi hanno dato da piccolo. Ho sempre voluto fare il calciatore. Fin dai tempi in cui io, piccolo piccolo, venni raggiunto dall’Inter prima di diventare interista veramente. Credo di essere più maturo dei miei 23 anni, sono il sesto di sei figli e nel crescere dentro una famiglia splendida secondo una vita umile si capiscono molte cose. E forse ci si sviluppa prima».
MURILLO INTIMO – «Oltre al calcio cosa c’è? La mia fidanzata Samantha (ingegnere petrolifero che frequenta un Master a Milano, ndr), tanto relax fuori dal campo, poi Bella e Dante che sono i miei due bellissimi cani».
(PRE)DESTINATO CON INTER CAMPUS – «Il mio fu destino, davvero. Quella prima squadretta del mio quartiere si chiamava Andresanin e divenne partner del progetto Inter Campus, quello che porta il calcio e aiuti ai bambini nel mondo. Bene, un giorno arrivarono portando un mare di regali nerazzurri: maglie, palloni, scarpe, anche foto autografate. Io volevo quella di Ivan Ramiro Cordoba: era l’idolo della mia mamma, e di tutti in Colombia. Ricordo che regalavano maglie a maniche lunghe e faceva caldo: ecco, io quella maglia la indossavo da mattina a sera, fino alla sfinimento, sudando all’infinito».
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