Ventottesimo appuntamento della rubrica ironica “Crisi Inter”, dopo la pesantissima sconfitta nel derby contro il Milan. La crisi dell’Inter da nerazzurra diventa solo nera, di azzurro non è rimasto neanche l’Albero di Dodò, spedito alla Sampdoria e adesso cerchiato di blu. Protagonista della debacle il tecnico Mancini, che si mette contro squadra, società e soprattutto tifosi. Il mercato invernale i conclude drammaticamente
DITO MEDIO – La fotografia dell’ultimo derby non è né l’ammonizione di Mario Balotelli appena entrato in campo né l’espulsione non data ad Alex nell’occasione del rigore fischiato al capitano dell’Inter, figuriamoci se possa essere la vittoria del Milan di Sinisa Mihajlovic, che ha definito il 3-0 di Milan-Inter il punto più alto della sua carriera da allenatore, dopo la vittoria del “Trofeo San Nicola” alzato sotto il cielo di Bari in autunno. La scena di San Siro, infatti, se l’è presa Roberto Mancini, autore di un dito medio nei confronti della tifoseria avversaria all’uscita dal campo, una volta espulso dall’arbitro Antonio Damato. Solo dopo si scoprirà che il dito medio di Mancini, in realtà, era rivolto ai tifosi dell’Inter – gli stessi di quel famoso Inter-Sampdoria del 9 gennaio 2005 -, rei di avergli urlato: “Robbè, Sarri è cchiù omm ‘e te!”. Che tradotto, vale a dire frociofinocchio. Nel post-partita il tecnico jesino si scontra anche con la giornalista di “Premium Sport”, l’avvenente Mikaela Calcagno, mentre fa gli occhietti dolci al collega Paolo Bargiggia, in virile versione top player grazie alla folta barba da vichingo: non può più essere un caso. In seguito a queste vicende, la Lega Serie A assegna di diritto (come risarcimento, ndr) tre punti in più a Maurizio Sarri, che porta il suo Napoli a +5 sulla Juventus.
ICARDI VIA – La sfuriata di Mancini nei confronti dei tifosi e della giornalista non è stata vista di buon occhio dalla società né dalla Curva Nord, che ha chiesto un incontro chiarificatore con il tecnico nerazzurro. Mossa dallo spirito battagliero a difesa dei diritti femminili, anche Wanda Nara ha chiesto un incontro privato a Mancini, che forse temendo qualche tentativo di inganno, ha dato due di picche alla bella argentina. La signora Icardi, però, non aveva alcun interesse a sedurre Mancini: l’argomento del giorno, infatti, è l’ennesima esclusione dall’undici titolare del marito, quel Mauro Icardi, che sarebbe anche il capitano di questa Inter. La decisione è stata presa: Icardi andrà via subito, già in questa sessione di mercato! Ah, ma è stata appena chiusa? Allora Icardi andrà via a fine stagione e porterà con sé la fascia di capitano, ripetendo quello già accaduto ad Andrea Ranocchia, finito senza sapere come alla Sampdoria, senza Inter, senza fascia… forse anche senza onore. Fiutando l’affare, pur di andare via Stevan Jovetic si è già candidato per diventare il nuovo capitano dell’Inter. Mancini, quindi, conferma ancora una volta di tenere molto al suo ruolo di prima donna (guarda caso…), più manager che semplice allenatore. Fatti fuori tutti i capitani, forse anche quelli coraggiosi: Claudio Baglioni e Gianni Morandi già tremano.
ACQUISTI FLOP – Il mese di gennaio si è appena chiuso e con l’inizio di febbraio si è conclusa anche la sessione invernale del mercato, detto “di riparazione” in quanto utile per sistemare le rose bisognose di innesti. Quella dell’Inter, secondo Mancini, avrebbe meritato l’innesto di almeno undici titolari per poter competere per il terzo posto, ma sono arrivati solo l’uomo invisibile per la difesa, il nuovo Casper per il centrocampo ed Eder per l’attacco. Troppo poco per puntare all’Europa: il nuovo obiettivo dichiarato dell’Inter è l’Oceania, dove la concorrenza è sicuramente inferiore. Il Presidente Erick Thohir ha rifiutato con sdegno l’acquisto di giocatori come Yaya Touré e Cesc Fabregas, caldamente invocati da Mancini, quindi merita di crollare a picco con tutta la sua società. Il Direttore Sportivo Piero Ausilio, inoltre, non è riuscito a portare a casa neanche l’Angelo Palombo e l’Housseine Kharja di turno, il che lo rende un dirigente fallimentare: al suo posto pronto Giovanni Gardini, uomo di fiducia di Mancini. Pronto il suo primo colpo: bloccato per l’estate l’Ezequiel Lavezzi d’Azerbaigian, attaccante a(parametro)zero attualmente in forza al SPG (Segno Pochi-Gol). E’ clamoroso, comunque, constatare che l’Inter non è riuscita a riportare a Milano neanche il vero Ezequiel: quell’Ezequiel Schelotto che, almeno, derby come quelli giocati domenica sera li avrebbe decisi con la sua folta criniera.
CESSIONI TOP – Per tre giocatori che arrivano ce ne sono altrettanti che vanno via, anzi, i partenti sono molti di più e sono tutti vittime del sistema Mancini: “Prima vi osservo, vi convinco, vi porto all’Inter, vi illudo, vi brucio e poi vi costringo ad andar via”. E’ successo questo con il già citato Ranocchia e i prossimi saranno Icardi e Jovetic, ma le altre vittime non vanno dimenticate. Per non dimenticare, appunto: Federico Dimarco viene promosso dalla Primavera, togliendolo a Stefano Vecchi, ma non viene mai convocato… ora è ad Ascoli in Serie B; Dodò, dopo nove mesi lontani dai campi causa infortunio, è tornato a disposizione di Mancini, che gli ha fatto giocare 5 minuti in Tim Cup contro il Cagliari (Serie B)… ora è alla Sampdoria a far danni con Ranocchia; Martin Montoya, preso dal Barcellona, viene mandato in campo a sorpresa contro il Carpi… e ora è a Siviglia, in casa Betis; Fredy Guarin, pupillo, perno inamovibile, futuro capitano… è in Cina, non si sa dove, forse allo Shanghai Shenhua, forse al Mikado Extradark; peggio di tutti è andata a Nemanja Vidic, rientrato dopo un lungo stop e dopo l’esclusione dalla lista dei venticinque… Mancini non l’ha convinto a lasciare l’Inter, ma anche il mondo del calcio. Adesso Vidic si è messo a vendere finocchi nella periferia di Belgrado. A oggi sono tutte queste le vittime di Mancini, quando durerà ancora questo malcostume generale? Questa #CrisiInter (che c’è e si vive da fine 2015, ironia a parte) rischia di diventare una copertura per Mancini, che dall’interno sta distruggendo l’Inter. Altro che Adriano Bacconi, finalmente si è capito il problema dell’Inter…
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