Inter-Juve: Mancini si reinventa fenomeno, Carrizo eroico Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1p07JiF Andrea Turano

Mancini

Serata assurda, che si protrae fino alla nottata: è tornata la “Pazza Inter”, peccato non sia tornata vittoriosa al 100%. Arriva la vittoria sul campo nei 90′ – poi divenuti 120′ -, ma a gioire è la Juventus, che vola in finale grazie alla lotteria dei rigori favorevoli. Prestazione monstre per tutta la squadra di Mancini, che ha ampi meriti per le scelte fatte, tra cui un paio veramente pesanti: fuori Handanovic e Icardi, ma Carrizo e tutte le altre punte danno spettacolo e cuore

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare la Juventus:

IJ2

IL MODULO – Abbandonata la difesa a tre vista domenica sera e abbandonato di conseguenza il modulo speculare, l’Inter torna al più consono 4-3-3: difesa alta coperta da un recuperato Medel, centrocampo di altissima qualità grazie al lavoro extra di Ljajic, attacco senza punti di riferimento.

PRIMO TEMPO – Inter subito offensiva come prevedibile, Ljajic si muove fra le linee senza dare punti di riferimento. Inter propositiva, ma all’inizio fa la solita fatica ad arrivare al tiro. Medel aggredisce Hernanes sul primo passaggio di Neto e serve Brozovic, che non sbaglia: 1-0. Juventus in crisi a causa dell’estenuante pressing dell’Inter: Ljajic prende la traversa dopo la seconda leggerezza bianconera. Solo Inter in campo, la Juventus accusa il colpo, ma cerca di tenere i nerazzurri lontani dall’area di rigore. Tutta l’Inter gioca in maniera precisa da vera e grande squadra, la Juventus non ha neanche il tempo di organizzare idee e movimenti: difesa attenta, centrocampo guidato da uno scatenato Medel, attacco finalmente pericoloso. Nel finale di tempo paura per un colpo alla tempia accusato da Kondogbia, tra i più brillanti. Il primo tempo termina 1-0: troppa Inter, poca Juventus, ma ancora non basta.

SECONDO TEMPO – L’Inter rientra in campo con una modifica tecnico-tattica dovuto al primo cambio fortuito, avvenuto proprio all’intervallo: fuori Kondogbia, dentro Biabiany. Non cambia il modulo: il francese si posiziona largo a destra nel tridente, Ljajic scala a centrocampo come mezzala sinistra. Ripresa che si apre sulla falsariga del primo: Inter aggressiva e fa il gioco, la Juventus subisce. Eder mette il turbo sulla destra e Perisic taglia alla perfezione: 2-0. Prima azione per la Juventus dopo 53′: palo clamoroso di Zaza, poi sul contropiede Ljajic spreca la palla del terzo gol. Juventus costretta a difendere il risultato dell’andata passando alla 3-5-2. L’Inter si adegua, ma senza specchio: Ljajic continua a muoversi a tutto campo e ogni tanto si alza di fianco a Eder e si passa al 4-4-2. Sempre e solo Inter, che attacca sulle fasce e arriva sul fondo con facilità. Al 75′ secondo cambio: fuori Ljajic, dentro Palacio. Adesso l’Inter si dispone con il 4-2-3-1: l’argentino è alle spalle di Eder. All’80’ Perisic umilia Rugani e guadagna il rigore che Brozovic, pur non battendolo bene, non sbaglia: 3-0. E’ Perisic l’uomo in più dell’inter: inarrestabile sulla sinistra, ma anche quando taglia in mezzo è letale. La partita termina 3-0 nei 90′: si va ai supplementari, incredibilmente.

SUPPLEMENTARI E RIGORI – Si riparte e l’Inter continua prima a difendere il vantaggio, poi a ripartire in contropiede, mentre la Juventus è praticamente inesistente, tranne quando Zaza prova a fare reparto da solo. Al 113′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Eder, dentro Manaj. Non cambia nulla a livello tattico: l’Inter chiude con il 4-2-3-1 sfruttando l’albanese come centravanti (come da immagine sotto allegata, ndr). Squadre stanche, ma al 121′ la Juventus ha una doppia occasione per segnare ed è Carrizo a innalzarsi come protagonista assoluto dei supplementari. Ai rigori, infine, segnano tutti e l’Inter paga la trasversa colpita da Palacio: termina 6-5 per l’Inter dopo i calci di rigore, ma in finale va la Juventus, forte del 3-0 dell’andata e dell’aggregato finale.

IJ3

IL PROTAGONISTA – Siccome hanno giocato veramente tutti bene, ma veramente tutti, parlare di un singolo protagonista è riduttivo: coppia centrale adattata, ma quasi perfetta (e non era facile, anzi); terzini precisi come poche volte in stagione; Medel da Pallone d’Oro; mezzali di quantità e qualità, come dovrebbe essere sempre e non è stato mai; tridente offensivo che crea e finalizza. Su tutti, però, svetta il personaggio inatteso: Juan Pablo Carrizo. Fa praticamente da spettatore per oltre 120′, in cui è costretto a fare pochi interventi e non ha problemi a farli. Qualcuno critica prima del fischio iniziale: perché non c’è Samir Handanovic? Qualcuno critica dopo il fischio finale: perché non è entrato Handanovic per i rigori? Dopo i cinque rigori segnati – anche abbastanza agilmente – dalla Juventus, la critica è spietata. Alt. Carrizo al 121′, dunque a partita finita, è stato protagonista di due parate clamorose, ai limiti della legalità: senza quelle, l’Inter non sarebbe mai andata ai rigori. Senza Carrizo, l’Inter non sarebbe mai arrivata ad annusare il sogno chiamato finale. La lotteria dei rigori è tale, si sa: è andata male all’Inter, è andata male a Palacio, è andata male a Carrizo. Pazienza, ma la prestazione eroica resta: da outsider, bravo JP.

IL COMMENTO – Giù il cappello. Nulla da dire. Mancini negli ultimi mesi è stato criticato, giustamente. Contro la Juventus, però, fa un vero e proprio capolavoro, mettendo tutti i giocatori nel punto giusto e ottenendo da loro il 200%. Ha un solo centrale a disposizione, ma l’intuizione perfetta è nell’adattare quello giusto: non è un caso che in coppia con Juan Jesus ci sia stato D’Ambrosio. Non è un caso che Medel abbia fatto un partitone davanti alla difesa e non nel cuore della difesa, relegando sia Melo sia Gnoukouri alla panchina. Santon a destra e Nagatomo a sinistra potevano essere invertiti, invece sono stati ottimi nei rispettivi ruoli. Ljajic in qualità di “tuttocampista” – se così si può definire – ha fatto la differenza, Perisic nel tridente si è consacrato protagonista assoluto fin dai primi minuti ed Eder in qualità di prima punta ha fatto quello che doveva fare, rendendo arduo il lavoro dei centrali bianconeri. Anche i cambi, stavolta, hanno avuto logica e tempismo: Kondogbia fuori per infortunio ha visto l’ingresso di un velocista come Biabiany, il cui unico errore è stato non puntare con insistenza i bianconeri già ammoniti; Palacio al posto dello stremato e a tratti confusionario Ljajic ha dato esperienza, fiato e copertura alla squadra; può far discutere la scelta di Manaj, ma si tratta di una decisione dettata dal momento e, visto quanto chiesto (pressare, correre, tornare a coprire ed eventualmente battere il rigore), l’attaccante albanese ha anche ben figurato. Certo, la panchina di Mauro Icardi poteva essere gestita meglio, ma senza i forfait di Kondogbia, Eder – entrambi usciti – e Santon, costretto a rimanere in campo, sicuramente ci sarebbe stato spazio anche per lui nella ricerca del quarto gol. Quindi bene così, ma questa partita dev’essere presa come esempio: l’Inter ha dimostrato carattere e forza quando tutto sembrava perso, facendo vedere di saper costruire azioni e anche finalizzarle. Un dettaglio non va però perso di vista: giocatori come Kondogbia, Brozovic, Perisic e Ljajic significano qualità e non sono neanche gli unici. Bisogna puntare su di loro, a prescindere: il calcio si crea con calciatori propositivi, non con giocatori a cui è richiesto di annullare il gioco altrui. Mancini, che sia da lezione: niente specchio, il riflesso è ben diverso. E molto più bello.

facebooktwittergoogle_plusmail

Contenuto generato e fornito da Inter-News – Ultime notizie Inter

Leggi la notizia completa qui: Inter-News http://ift.tt/1p07JiF
via IFTTT http://ift.tt/1Rqevor #inter #interclubpavia #internews