Joao Miranda ripercorre tutte le tappe della sua carriera ai microfoni di “Inter Channel”, in occasione di Inter Nos. Il difensore parla anche di suoi obiettivi con la maglia nerazzurra, tra trofei e Champions League. Di seguito le sue dichiarazioni
CARRIERA E VITTORIE – «Al Coritiba devo molto: è la squadra che mi ha formato come calciatore. Al Sochaux un calcio completamente differente: calcio molto più veloce, in Europa c’è molta forza. Ero molto giovane, mi hanno insegnato molto: giocavo solo d’istinto, non tatticamente. Poi sono tornato in Brasile: al Sao Paulo ho trovato una grande squadra e ho vinto tutto. Avevamo una difesa molto forte. Poi sono arrivato all’Atletico: ho vinto quasi tutto con l’Atletico. Manca solo la Champions, devo recuperarla qui. Campionato italiano? E’ più difficile. Tutte le squadre sono organizzate tatticamente».
GOL E FAMIGLIA – «Mi piacciono i gol, ma la cosa più importante è difendere bene e far subire pochissimi gol alla squadra. Questo è il mio lavoro. Tempo libero? Mi piace stare in famiglia con i miei bambini. Sono un papà completo. A tutti e due i miei bambini piace molto il calcio: almeno uno credo abbia le qualità. Da bambino il mio idolo era Ayrton Senna, nel calcio Ronaldo il Fenomeno; tifavo per il Sao Paulo».
MANCINI E NAZIONALE – «Craque do Brasileirao? E’ come un oscar, l’ho vinto quattro volte come miglior difensore. Allenatore? Mancini è un allenatore che mi ha insegnato molto. Chiede di giocare un bel calcio, ha carattere. Ho lavorato con grandi allenatori come Simeone, ho avuto buoni maestri. Nazionale? Per me la Nazionale brasiliana ha avuto tanti capitani, è un grande onore rappresentare questi leader in campo. E’ un grande orgoglio. Dove migliorare? Bisogna migliorare tutto in tutti i giorni. Credo di comandare la difesa».
SAN SIRO E MURILLO – «San Siro? E’ lo stadio più bello, è storico. Giocare a San Siro è grandioso! Murillo? E’ un grande calciatore, è giovane, ma lavora tanto, entro 2-3 anni sarà il miglior centrale d’Europa. Sta cercando sempre di migliorare, parla molto ed è candidato a diventare uno dei migliori. La cosa più importante è lavorare tutti, non solo i due centrali. La squadra ha da lavorare, tanto con la palla che senza».
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