Crollo totale dell’Inter, che esce sconfitta da San Siro contro un Torino che gioca solo un tempo: 1-2 il risultato finale, caratterizzato da due rigori dubbi – uno per parte – e da una doppia espulsione in casa Inter. Termina qui il sogno Champions League, ora distante otto punti: Mancini paga determinate scelte fatte
LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare il Torino:
IL MODULO – Ritrovando tutto il potenziale offensivo, Mancini utilizza l’ormai affidabile 4-2-3-1 per sfruttare il gioco sulle fasce fin dalle corsie difensive, senza rinunciare a quello per vie centrali, dove il “trequartista” è in realtà una punta: assetto molto offensivo per l’Inter.
PRIMO TEMPO – Fin dal primo pallone è l’Inter a fare la partita con continui fraseggi palla a terra. Il Torino chiude bene gli spazi e la partita, sempre pienamente nelle mani dell’Inter, non si sblocca fino al 16′ quando Brozovic guadagna un rigore per fallo di mano di Moretti: batte e segna Icardi, al 17′ l’Inter è in vantaggio. Tanto movimento per le punte dell’Inter, che non danno quasi mai punti di riferimento alla difesa a tre del Torino: lo stesso Icardi, centravanti nel poker scelto da Mancini, spesso si abbassa notevolmente per prendere palla o si allarga sulle fasce, prevalentemente a destra. La difesa guidata da Miranda non soffre praticamente mai, il centrocampo a due regge senza problemi un Torino troppo basso per creare pericoli. Buono anche il lavoro propositivo dei terzini, in particolare Santon: solo Inter nella prima frazione. Su tutti, svetta il lavoro (anche sporco) di Palacio, spina nel fianco costante. Il primo tempo termina con il risultato di 1-0: si poteva concretizzare di più, ma ciò che colpisce è l’assenza totale del Torino.
SECONDO TEMPO – Nessuna modifica tattica in apertura di ripresa, ma dopo sei minuti ecco la prima dormita clamorosa della difesa nerazzurra, che lascia Belotti – lanciato a rete – libero di affrontare Handanovic, bravo a salvare tutto. Al 55′ la paura diventa realtà: Molinaro brucia Santon e buca Handanovic. Blackout nerazzurro: al 57′ espulso Miranda per doppio giallo in seguito a un evitabilissimo fallo a metà campo. Al 58′ Mancini corre ai ripari con il primo cambio: fuori Ljajic, dentro Murillo. L’Inter passa al 4-2-3, il colombiano fa coppia con Juan Jesus. Reazione nerazzurra dopo un inizio a tinte granate. L’Inter attacca principalmente sulla fascia sinistra, dove spesso si sposta anche Palacio. Al 71′ secondo cambio per l’Inter: fuori Icardi, dentro Biabiany. Ancora 4-2-3, ma la punta centrale diventa Palacio con Biabiany ala destra. Non c’è tempo di organizzarsi: l’arbitro Guida assegna un rigore al Torino per fallo di Nagatomo su Belotti. Al 73′ Inter in nove e sotto di un gol: espulso Nagatomo, segna Belotti. Mancini dispone l’Inter con il 3-4-1. All’85’ terzo e ultimo cambio: fuori Santon, dentro Eder. L’Inter chiude con il 3-3-2, l’oriundo italo-brasiliano fa coppia con Palacio. L’Inter ci prova con le ultime forze, ma il Torino gestisce e al 93′ con Baselli prende un palo clamoroso. La partita termina 1-2: nulla da aggiungere, se no che finisce qui la corsa dell’Inter al terzo posto.
IL PROTAGONISTA – Si potrebbe parlare di Nagatomo che causa il rigore – inesistente anche prima del replay, a mio avviso – e l’espulsione che regala la vittoria al Torino. Si potrebbe parlare di Miranda, che lascia l’Inter in dieci sul risultato di 1-1 proprio mentre era l’unico giocatore a tenere alta la concentrazione e guidare tutti gli altri. Ma il vero protagonista, chiaramente negativo, di Inter-Torino non può che essere l’allenatore: Roberto Mancini. Non tanto per gli episodi che hanno caratterizzato l’intera partita, rovinata dall’arbitro e dai giocatori, bensì per le scelte fatte: si inizia con un’idea, si termina con un’altra e l’Inter non porta a casa né la prestazione né soprattutto i punti. Non c’è logica tra formazione iniziale e sostituzioni effettuate, anche e soprattutto dopo il primo episodio – gol di Molinaro, rosso a Miranda – e il secondo – rosso a Nagatomo, gol di Belotti -, che hanno deciso la partita. Mancini con le sue scelte si è adeguato al risultato finale. Incoerente.
IL COMMENTO – Se Mancini ha fatto determinate scelte nell’undici iniziale, un motivo ci sarà: Juan Jesus al posto di Murillo perché il colombiano era stanco causa viaggi internazionali per giocare con la Colombia? Ci sta, ma è incoerente inserire proprio Murillo – senza riscaldamento preventivo – nel momento dell’espulsione di Miranda. Forse sarebbe stato azzardato arretrare Medel in coppia con Juan Jesus, considerando che il cileno era già ammonito e doveva contrastare due centravanti pesanti come Belotti e Maxi Lopez, ma sull’1-1 e in inferiorità numerica forse sarebbe stato un rischio più coerente. Rinunciare a un attaccante – nello specifico Ljajic – per inserire un centrale difensivo, perdendo così un cambio, condiziona le scelte successive: sarebbe stato gradito, invece, l’inserimento di un centrocampista – preferibilmente Kondogbia – per provare a cambiare assetto alla squadra. Ma non è tutto qui, c’è di peggio: il secondo cambio prevede Biabiany al posto di Icardi. Icardi fuori condizione va sostituito? Ci sta, ma è incoerente inserire un’ala come Biabiany al posto di un centravanti dopo l’uscita di Ljajic e l’ottima prestazione fornita da Palacio proprio sulla fascia. Lo spostamento di Palacio nel ruolo di punta centrale, infatti, non porta a nessun risultato: piuttosto, rispolverare Jovetic o utilizzare Eder nel suo ruolo da prima punta? Sarebbe stato meglio, forse. Non a caso, l’ultimo cambio conferma i dubbi precedenti: Eder al posto di Santon. Tradotto: Eder va a fare l’Icardi, al cui posto è entrato Biabiany, che va a fare il Santon… appena uscito per far spazio a Eder. Tutto chiaro? Poco, pochissimo. Magari l’Inter avrebbe perso lo stesso, chissà se con un passivo peggiore. Magari l’Inter avrebbe chiuso la partita in otto uomini, forse sette. Sta di fatto che le scelte di Mancini – che hanno inizio sul mercato, vedi Jovetic in estate ed Eder in inverno – hanno condizionato Inter-Torino: persa sotto tutti i punti di vista, a prescindere dal pessimo arbitraggio.
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