Milito, il cerchio magico si chiude: l’Inter saluta il suo Principe Leggi la notizia completa qui: http:/ /ift.tt/1TzqHIy Viviana Campiti

milito madrid

Diego Milito dice addio al calcio giocato: si chiude in Argentina la carriera di un attaccante che ha sempre lavorato tantissimo per arrivare alla definitiva consacrazione. Un Principe che ha fatto innamorare prima Genova e poi Milano, un uomo che ha segnato in maniera indelebile il destino dell’Inter e degli interisti

UOMO DEL DESTINO – Eh sì caro Principe, siamo arrivati alla fine della tua carriera. Non è facile per me scrivere del tuo addio al calcio, per molti sei forse un bravo attaccante come tanti altri ma per me sei l’uomo del destino nerazzurro, quello che mi guida fin da quando ero bambina (per citare un celebre striscione della Curva Nord). Ne ho visti di centravanti forti in maglia nerazzurra, forse anche più forti di te Diego. Ma sai che c’è? Nessuno di loro ha lasciato il segno che hai lasciato tu, contro ogni previsione e ogni azzardo. Sei arrivato in punta di piedi, come hai fatto in tutta la tua carriera. Nessun proclamo alla Ibrahimovic, nessun annuncio solenne da parte della stampa, nessun entusiasmo eccessivo da parte dei tifosi: “L’Inter pensa di fare il salto di qualità con Milito? Sicuramente non si dimostrerà all’altezza!“, questo più o meno era il pensiero dominante all’epoca. E tu zitto, non una parola di troppo. Niente. Eppure José Mourinho non è mai stato un pirla (per sua stessa ammissione) e se aveva deciso di puntare su di te qualcosa doveva pur significare. Ma quando non si vive sotto i riflettori, caro Diego, quando la tua prima big arriva a 30 anni, quando la tua ultima squadra è stata il Genoa beh… Non è semplice conquistare la fiducia di un tifoso da sempre abituato ai nomi affermati. Ricordo le tue prime amichevoli estive con l’Inter, ti osservo e dico a mio fratello (interista come e più di me): «Se Milito continua a segnare così…», lasciando in sospeso una frase carica di aspettative e sogni che in quel preciso momento ritenevo irrealizzabili. Mai e poi mai avrei immaginato quante e quali cose belle avrei visto grazie a te. È il secondo anno dello Special One all’Inter e tutti si aspettano qualcosa in più dello Scudetto. Tutti si aspettano quella coppa dalle grandi orecchie che nella bacheca nerazzurra manca da ben 45 anni. Potrà mai essere l’umile Milito colui in grado di dare quella marcia in più necessaria per la conquista di un trofeo così prestigioso? No, impossibile… Al massimo Eto’o, che arriva a Milano da fresco Campione d’Europa. Ma Milito no, non ha mai calcato un palcoscenico così importante come la Champions League, figuriamoci se… Le ultime parole famose. Non solo trionfi in Champions caro Principe, ma metti la firma su ogni singola partita di quella marcia trionfale che fece la squadra di Mou per giungere alla finale di Madrid, contro il Bayern Monaco di Louis Van Gaal. Come andò lo sanno tutti: Coppa ItaliaScudettoChampions League, e tu sempre protagonista. Quattro gol decisivi, un Triplete. Non male per uno che doveva rivelarsi un fiasco.

CERCHIO MAGICO – Ma la tua storia, caro il mio Diego, non è racchiusa solo in quella splendida e magica annata. Molta, troppa gente non ti rende (e non ti ha reso) il giusto merito. La tua carriera può essere descritta come il cammino di chi sa che le cose se le deve guadagnare, a suon di gol e prestazioni spesso sottovalutate. Molti, vedendoti in campo, si saranno chiesti: “Ma come mai questo centravanti così dotato e intelligente non è stato notato prima dalle grandi squadre?“. Già, come mai? Per fortuna ci ha pensato Enrico Preziosi a farti approdare in Italia, nel suo Genoa. In Serie B, ebbene sì: il Principe diventato Re nella notte di Madrid inizia dalla serie cadetta. Dove, nemmeno a dirlo, fa subito capire di appartenere a ben altra categoria. La squadra rossoblù ottiene una salvezza sofferta, l’anno successivo invece va decisamente meglio: promozione in Serie A dopo 10 lunghi anni. Una città in delirio per te Diego, che metti a segno 21 reti in 39 partite contribuendo al trionfo genoano con gol pesanti e decisivi (come sempre, direi). Eppure il destino a volte è crudele e con te lo è stato: promozione in A annullata dalla giustizia sportiva e Genoa relegato in serie C1. Il paradiso era finalmente lì, a due passi… E invece! Ma sarà solo questione di tempo Diego e tu, in fondo in fondo, lo sai. Arriva il Real Saragozza, squadra spagnola in cui ancora una volta ti metti in mostra per qualità tecniche non indifferenti: 15 gol il primo anno e 23 l’anno successivo (secondo cannoniere della Liga alle spalle di Ruud van Nistelrooy e Saragozza in Coppa UEFA). Ma la vera esplosione del tuo talento avviene in una semifinale di Coppa del Re contro il Real Madrid: primo calciatore della storia a segnare 4 reti ai Galacticos (6-1 risultato finale). A questo punto il mondo sa chi sei, ma ancora una volta succede l’inimmaginabile: al termine della tua terza stagione spagnola – in cui metti a segno i soliti 15 gol – il Saragozza retrocede in Segunda Division e tu rimani in attesa di una chiamata importante. Che infatti arriva. È ancora una volta il Genoa a riportarti in Italia e lo fa in un modo destinato a rimanere nella storia: praticamente a calciomercato chiuso. Genova ritrova il suo amato numero 22. Sarà un’annata eccezionale per te, che porterai la squadra al quarto posto a suon di gol (24 in tutto, secondo marcatore della Serie A alle spalle di Re Zlatan). A questo punto, come da prassi, dovrebbe succedere qualcosa di imponderabile. E invece no, il tuo momento è arrivato. Massimo Moratti e José Mourinho ti vogliono in nerazzurro: le porte dell’Olimpo si spalancano, FINALMENTE. Il resto è storia. Tu sei storia Diego. E lo sarai anche una volta tornato in Argentina, nel 2014, contribuendo alla vittoria di un campionato che al Racing Avellaneda mancava da ben 35 anni. Lo stesso Racing dove tutto ebbe inizio e dove adesso tutto finisce, come la chiusura di un cerchio magico in cui ogni evento accade per un motivo (e non è un caso che oggi sia proprio 22 maggio). Successo sudato e meritato, il tuo, caro Diego.

«Quando sono lì, in campo, il gol non è né un pensiero leggero, né un’ossessione: semplicemente, è il mio mestiere». Ce ne siamo accorti Principe.

Grazie di tutto, è stato un piacere e un onore poterti ammirare.

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