Nasce il 12 giugno del 1979 in Argentina, in un paesino di nome Bernal. Parliamo di uno dei giocatori a cui dobbiamo tutto, Diego Armando Milito. Il principe inizia la sua carriera al Racing, una squadra argentina che in quel periodo passava un brutto momento, finendo addirittura in serie b e ad un passo dal fallimento. Passano gli anni e Milito continua a giocare in patria. Diego era considerato ai tempi un giocatore di quelli che si trovano ovunque in Argentina, un bravo attaccante, con i piedi buoni, ma niente di eclatante. Tranne per una persona. Il presidente del Genoa, Preziosi vide in lui un talento, un campione. Ecco che approda nel calcio italiano. Siamo nel 2003-2004, quando Milito approdò in Italia. Nella sua prima stagione firmò ben 12 gol, seguiti dalla successiva con 21 reti. Questo bastò a farlo entrare nei cuori della nord genovese. In un momento particolare per lui, la squadra del grifone venne pesantemente accusata, finendo in serie c. Preziosi lo lasciò dunque andare, con la promessa ai tifosi che sarebbe tornato. Dove andò? Al Saragoza, dove giocava tra l’altro pure suo fratello. Lì Diego diventò un attaccante completo, segnava di destro, di sinistro, di testa, faceva grandi dribbling e gran prestazioni. Dopo qualche anno, Milito tornò al Genoa con grande complicazioni nella trattativa. Siamo nel 3 maggio del 2009 quando fece di ritorno, e non c’è momento più bello che possano ricordare i genovesi. Faceva gol in ogni modo possibile, ed era sempre lui a punire i Sampdoriani al derby della lanterna, una libidine per i suoi tifosi indescrivibile. Destinato a giocare in un grande club, nel mercato estivo del 2009 Milito passa all’Inter. Era l’anno vincente per tutti, a partire dalla tifoseria ad arrivare ai giocatori. Milito faceva coppia con Eto’o e a comandarli c’era il condottiero di Setubal. Grandi momenti. Il principe di San Siro in quell’anno regalò gioie indescrivibili, firmò la vittoria in coppa Italia con la Roma, chiuse il campionato contro il Siena, un killer insomma. Sappiamo tutti a che momento stiamo per arrivare ora no? Un trofeo che manca da 45 anni a quella parte, lo portò a Casa lui con una doppietta. CONTINUA NEI COMMENTI
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