Interisti Stalinisti

E anche quest’anno, Compagni, si tirano le somme. La storia della Beneamata insegna che la nostra è un’esistenza pazza, inimmaginabile, intensa, fatta di pianti e grida, fatta di rabbia e di gioia, di drammi e lieti fini, d’inferno prima e paradiso poi. La storia più recente, indissolubilmente macchiata da fallimenti, paure e insicurezze, rischiava, mai come ieri, di risucchiarci in quel vortice vissuto sino a due anni fa e dal quale sarebbe stato difficile uscire e venir fuori nell’immediato: quinti, sesti e settimi posti; tanti gol subiti e pochi gol fatti, tante partite perse e poche vinte soccombendo praticamente su tutti i campi nemici ed in ogni big match (Napoli, Torino, Milano, Roma, solo per citare i più importanti, oltre agli scempi cui s’assisteva in casa quando si prendevano quattro gol dal Cagliari, cinque dal Parma, due dal Chievo e così via…). Siamo giunti al termine di una stagione balorda durante la quale troppo spesso, e da troppi, l’io è stato anteposto al noi, eppure, Compagni, se oggi siamo nuovamente nell’Europa che conta, senza voce e senza lacrime, gran parte del merito va, più che verosimilmente, ad un allenatore e ad uno staff di professionisti esemplari che, seppur pubblicamente – rectius, vergognosamente – delegittimati da una società in pieno gennaio, hanno da soli trainato e condotto, in Champions, prendendola per mano, una squadra sempre prossima al dramma. Ebbene, Compagni, #InterEmpoli altro non è stato che lo specchio di una stagione intera: un portiere che dimostra nei fatti di esser il vero capitano e Uomo in più della squadra, una difesa granitica, magnificamente preparata – e a riguardo, Compagni, verrebbe da chiedere alla società di chi sia il merito di tutto ciò, forse di Conte o di Mancini? – tanto fisico e poco cervello in mezzo al campo, una sana dose di cuore ravvisabile in pochi (troppo pochi) presenti, un po’ di fortuna ed un allenatore con due palle enormi che, dati oggettivi alla mano, ha vinto la partita con il cambio da lui indovinato. Del resto, proprio ieri se nel primo tempo avessimo fatto tre gol non ci sarebbe stato nulla di strano… ma si sa, nell’Inter la colpa ricade sull’allenatore anche per ciò che attiene ai gol mangiati da chi scende in campo (in #InterEmpoli come in #InterBologna, in #InterParma come in #UdineseInter). Una serata pazza a suggello di una stagione altrettanto pazza, frutto di una gestione scellerata ed isterica da parte di una società che, forse troppo avventatamente, pretende di importare un fantomatico “stile-juve” in un posto che è, per storia ed etica, in tutto e per tutto l’antitesi della juventus. In un marasma societario all’interno del quale già da gennaio si pensava al mercato ed all’Inter dell’allenatore che verrà, qualsiasi soggetto sarebbe soccombuto, proprio come fu per Benitez, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, Mancini – il tanto osannato Mancini, il quale, per promesse non mantenute abbandonò la nave in pieno luglio – De Boer e Pioli. Ma non lui, no. Lui, Mister Luciano Spalletti, è sopravvissuto in una polveriera fatta di adolescenti scontenti e malati immaginari, fatta di stampa-di-regime ostile e di società lontana, se non assente, che nulla ha fatto per aiutare un Comandante ed i suoi timonieri a tenere ben salda la guida della nave… eppure, Compagni, anche oggi siamo in Champions. Eppure, Compagni, anche oggi siamo in Champions nonostante Dalbert, Gagliardini, Perisic, Candreva, Icardi in malattia e Wanda Nara mai tacente e, ancora, nonostante gli scempi di Abisso, Banti, Manganiello e chi per loro. Eppure, Compagni, anche oggi siamo in Champions “nonostante” un Nainggolan a detta di molti bollito e sovra-pagato – decisivo in ogni partita giocata da titolare – e con un Zaniolo – forse il Baggio de noantri – costretto a giocare il giovedì. Eppure, Compagni, anche oggi la storia parla di un Uomo – Uomo, appunto, prima che allenatore – che ci riporta in Champions per il secondo anno di fila pur costretto a condannare all’inferno il “suo” Empoli, nonostante tutto… nonostante gli sia stata letteralmente calpestata la dignità di professionista qual è, nonostante sia stato da tutti esonerato mediaticamente già in gennaio (da quasi tutti, Mister, di certo non da me, non da noi). Eppure, Compagni, anche oggi la Storia parla di un Uomo – Uomo, appunto, prima che allenatore – che prende una Roma sesta in classifica e la porta, nel giro di un anno, seconda a ben 87 punti; di un Uomo che prende un’Inter settima in classifica e la lascia in Champions, per due anni di fila… proprio dove la società gli ha chiesto di arrivare. Nonostante Icardi. Nonostante Perisic. Nonostante Vrsaljko. Nonostante Conte. Dove sono oggi i giustizialisti e gli inquirenti del pallone che lo hanno condannato per settantasei giornate? Dove sono i boia pronti a chiederne immotivatamente la testa disquisendo di cambi, di moduli, di due, tre, quattro e cinque punte? Esigiamo i mea culpa e le scuse – non per noi, certo, ma per il Comandante Luciano, dedito all’Inter ed alla causa nerazzurra anteponendo il sogno di un milione di tifosi ad un dolore ed un lutto personale – di questi dannati revisionisti che nulla hanno a che vedere con l’amore per la Beneamata e che ora sono, puntuali anche quest’anno, sul carro dopo averne chiesto la testa per due anni di fila. Lo avevo detto, Mister, “la storia ti assolverà”, e così è stato: due su due, ce l’hai fatta ancora una volta. Grazie di tutto, Mister. Scusa per tutto, Mister. [ComIntern per il Comandante Luciano Spalletti, #iostoconSpalletti, 29 maggio 2019]
from Inter Club C’è solo l’Inter Pavia https://www.youtube.com/watch?v=XZ-gVzNoAVQ&feature=youtu.be
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