Gianluigi Longari – giornalista di “Sportitalia” di fede nerazzurra -, in un articolo per il portale “Tutto Mercato Web”, analizza la situazione dell’Inter in vista della prossima stagione, in particolare il tema mercato: al Suning Group sono richiesti investimenti di un certo spessore, non solo talenti con buone prospettive future
MERCATO, AUSILIO O JOORABCHIAN? – “Con un campionato destinato a chiudersi secondo aspettative riviste verso il basso, torna attuale anche la discussione legata al futuro dell’impostazione del mercato estivo. A questo proposito, pur mancando ancora l’ufficialità dell’accordo, non è in dubbio la permanenza di Piero Ausilio come direttore sportivo: ciò che invece resta da decifrare è l’effettiva influenza che quest’ultimo potrà avere sulla sessione che verrà. Del resto, l’estate scorsa le dinamiche nerazzurre erano state mosse più da consulenti esterni alla Kia Joorabchian che dallo staff tecnico di una squadra che ha preso possesso delle decisioni solo dall’approdo di Stefano Pioli in poi. Le ultime settimane di vacche magre hanno rimesso in discussione la bontà di una strada che pareva segnata in tutto e per tutto. Nel derby, per esempio, è stato il provincialismo di alcune scelte tattiche a generare ripensamenti legati alla guida della squadra nel prossimo campionato, anche se la sensazione è che a meno di disastri inenarrabili nella fase finale, e al netto dell’impossibilità attuale di raggiungere profili al top, si proseguirà con chi siede ora sulla panchina dei milanesi”
E’ TEMPO DI TOP PLAYER – “Allo stesso modo non pare essere in discussione tanto la presenza di Ausilio, quanto piuttosto l’ostentata oculatezza forse retaggio di un passato meno abbiente, che stride con la grandeur che i sostenitori si attendono da una proprietà così facoltosa. Parlare di profili funzionali a un progetto che al momento ha, volenti o nolenti, deluso come tutti gli altri, non è la miglior maniera per accendere l’entusiasmo di una piazza a cui la vittoria manca da troppo tempo. Così come le pur positive trattative per Domenico Berardi e company, non farebbero compiere il salto di qualità che solo i fuoriclasse già formati possono concedere a una squadra che manca di carattere e qualità in troppi dei suoi effettivi, specie nei ruoli decisivi. Avendo disponibilità, perché porsi limiti? Dalla risposta a questo quesito dipenderà molto del futuro dell’Inter e di chi ne guiderà le scelte”.
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