La “Gazzetta della Sport” si concentra su Joao Mario. Rispolverato da Pioli il portoghese si è dimostrato un ottimo trequartista moderno, che può risultare prezioso nelle ultime partite.
RITORNO – Joao Mario è un uomo proattivo: vive per percepire in anticipo i problemi, le tendenze e i cambiamenti futuri. Quando è arrivato a Milano, nell’estate scorsa, una delle prime cose che ha chiesto è stato un corso di italiano. Poi, di conoscere la città. Perché lavorare sul campo non basta. Dopo cinque giornate consecutive iniziate dalla panchina, Stefano Pioli lo ha infilato nella lista titolare contro il Milan. E il campione d’Europa è piaciuto. Per l’atteggiamento con e soprattutto senza palla. Non è ancora un giocatore da 45 milioni, ci manche rebbe, ma nel derby ha mostrato che può rappresentare quel trequartista moderno necessario alla causa.
ATLETISMO – Abituati a giocatori «classici» per quel ruolo, Joao Mario può unire l’abilità balistica con il dinamismo atletico. Sì, dinamismo, perché quando Joao Mario corre con il pallone, è più veloce e resistente di quando lo fa senza. Potenza di una struttura fisica e di una postura che lo contraddistingue a livello mondiale. Provate a pensarci: in quanti mantengono il busto così eretto? In que sto periodo di accantonamento, tra l’altro, il portoghese non ha mai staccato la spina mentalmente ripresentandosi in campo con lo stesso spirito positivo che lo ha sempre contraddistinto.
OPZIONE UTILE – La rivisitazione del ruolo aiuterebbe Pioli a gestire il finale di stagione in quella posizione delicata che deve cucire il lavoro di Gagliardini e Kondogbia con i movimenti di Icardi, Candreva e Perisic. Joao Mario non ha una visione monotona del calcio. Svaria, si trova spesso a giocare sugli esterni, toglie punti di riferimento agli avversari. Con il Portogallo gioca largo, pure nel 4-2-3-1 per ritrovarsi al centro. Insomma, non ama una gabbia tattica, ma preferisce dare respiro al proprio talento. La sua anima darebbe forse più consistenza alla manovra nerazzurra perché con lui in campo si può anche osare ad attaccare in cinque senza correre il rischio di perdere di vista l’equilibrio.
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