Inter, il traghetto di Pioli è affondato: Suning faccia tabula rasa

Pioli Zhang

L’imbarazzante sconfitta di Firenze conferma tutto quello che già il pareggio del Milan al 97′ aveva fatto intuire nella precedente giornata, quando a sua volta venne accentuato il problema osservato nello storico KO di Crotone, avvenuto dopo aver perso in casa contro la Sampdoria… insomma: Pioli ha fallito e deve salutare la panchina dell’Inter. Ma il tecnico non dovrà essere l’unico: Suning prenda decisioni nette e immediate se ha davvero intenzione di riportare l’Inter ai vertici

I NUMERI DI PIOLI – Prima di andare al sodo, per convince anche gli amanti delle statistiche fittizie, bisogna osservare a distanza di qualche settimana i numeri di Stefano Pioli, che nelle ultime partite sta inanellando solo figuracce su figuracce. Altro che potenziatore capace di portare l’Inter al primo posto o comunque nell’Europa che conta se solo avesse preso la squadra a inizio stagione, ma questo adesso nessuno lo dirà perché Pioli è un allenatore italiano che conosce il nostro campionato e va rispettato… In Serie A aver fatto 12 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte in 21 partite significa aver ottenuto 39 punti su 63 a disposizione, una media-punti di circa 1.86 punti a partita con Napoli, Genoa, Sassuolo, Lazio e Udinese ancora da affrontare, quindi oscillante ancora tra 1.5 e 2, troppo poco per le potenzialità dell’Inter. Per non parlare dell’Europa League, conclusa con una vittoria e una sconfitta nelle due partite giocate. Peggio ancora ha fatto in TIM Cup, dove Pioli ha rimediato un pareggio (poi divenuta vittoria nei tempi supplementari) e una sconfitta uscendo dalla competizione in concomitanza con la chiusura del mercato invernale. In 25 partite ufficiali, con Pioli in panchina l’Inter ha vinto solo 13 volte, praticamente una volta su due. E questi dati possono solo peggiorare. Per Frank de Boer (4 vittorie, 2 pareggi e 5 sconfitte su 11 partite in Italia con media-punti di 1.27 punti a partita, addirittura una vittoria e due sconfitte in Europa) la stampa italiana aveva preparato un piattino fatto di umiliazioni e insulti velati già al primo passo falso, senza giudicare onestamente il suo lavoro di ricostruzione in corso sulle macerie lasciate da Roberto Mancini ad agosto. Eppure con de Boer l’Inter era a 5 punti dall’Atalanta (sesta), mentre oggi i bergamaschi sono quarti a 7 lunghezze (dopo averli battuti 7-1…) e il Milan (sesto) può staccare l’Inter di 5 punti, rendendo praticamente impossibile la qualificazione in Europa League: con Pioli c’è stato addirittura un peggioramento. Basta questo per dire che Pioli all’Inter ha fallito, no?

I LIMITI DI PIOLI – Dove non arrivano i numeri, ci sono i fatti. Per fortuna. Perché alla fine è sempre il campo a parlare, non chi prova a vendere una realtà distorta attraverso giornali, televisioni, radio e chissà quali altri potenti mezzi di comunicazione inventati appositamente per nascondere gli errori e soprattutto i limiti di Pioli. Dal punto di vista prettamente tattico, Pioli ha fallito tutti gli scontri diretti preparando male le partite e leggendole peggio, infatti la drammatica gestione del secondo tempo di Inter-Milan, in un mondo giusto e competente, varrebbe già il licenziamento immediato per giusta causa. Ciò che preoccupa di più, però, è l’aspetto psicologico: Pioli ha perso lo spogliatoio e ne esce completamente distrutto, sembra non sappia più a cosa appellarsi. Pioli da tempo non ha più in pugno la sua Inter, che probabilmente “sua” non è stata mai, perché l’impressione è che il tecnico sia solo l’ennesimo burattino buttato nello spogliatoio a fingere di poter cambiare le cose, ma in realtà può solo limitarsi a dirigere gli allenamenti settimanali e osservare in partita l’anarchia tecnico-tattica e mentale dei giocatori. E il problema dell’Inter fondamentalmente è questo: i giocatori hanno bisogno di una guida che li faccia rigare dritti anche quando decidono di staccare il cervello, non è così difficile da capire che Samir Handanovic e soci da danni fanno l’impossibile per non qualificarsi in Europa League una volta sfumata l’illusione Champions League… De Boer è stato fatto fuori dallo spogliatoio perché ha provato a contrastare la “malattia” interista, ad esempio mettendo Marcelo Brozovic fuori rosa e facendosi nemico un po’ tutti per la sua seria operosità: de Boer è arrivato ad Appiano Gentile per guadagnarsi lo stipendio lavorando seriamente sul campo con competenza, filosofia e anche un pizzico di arroganza, ma solo perché si è trovato di fronte un gruppo di calciatori falliti nel DNA e indegni sia a livello mentale sia tecnico. Pioli tutto ciò non l’ha voluto contrastare: si è adattato alla mentalità perdente del gruppo a disposizione, esaltandosi nelle vittorie (contro le medio-piccole) e prendendo batoste nelle sconfitte (contro le medio-grandi). Pioli fondamentalmente non ha fatto nulla: ha preso l’Inter di de Boer, che era l’Inter di Mancini, e si è fatto trascinare nel baratro senza saper in che modo provare a uscirne.

INTER, ORA RIVOLUZIONE – Sull’inadeguatezza di Pioli in qualità di allenatore dell’Inter si è già detto tutto e si potrebbe anche approfondire, ma non ne vale assolutamente la pena. E non perché Pioli non sia un allenatore capace, anzi. L’ex tecnico della Lazio ha dimostrato di avere delle conoscenze e delle competenze per guidare una squadra di calcio in Serie A, cosa non da tutti, però non c’è neanche da spiegare quale sia la differenza tra allenare “una squadra di Serie A” e allenare “l’Inter”. Non bastano solo conoscenze, competenze, passione a addirittura tifo. Ah sì, Pioli, rispetto agli altri allenatori passati ad Appiano, in teoria è anche tifoso dell’Inter dalla nascita… Questo non fa che aumentare il disagio per quanto (non) ottenuto sulla panchina dei suoi sogni. Pioli si è giocato male le sue carte, ma a pagare non deve essere solo lui. In primis è colpa di chi l’ha voluto fortemente sulla panchina nerazzurra, catapultandolo a stagione in corso in una situazione drammatica fissando obiettivi realizzabili e non realizzati. Facciamola breve: i dirigenti Piero Ausilio e Giovanni Gardini, probabilmente spalleggiati dall’onnipresente Javier Zanetti, hanno preso un abbaglio e a fine stagione dovrebbero avere la dignità di fare chiarezza sul caos che hanno creato nella stagione 2016/17, da Mancini a Pioli passando per de Boer e perfino Stefano Vecchi, unico allenatore (e tifoso interista) ad aver dimostrato rispetto per se stesso e la società. Prima dell’estate il Suning Group dovrà piazzare uomini forti nei punti giusti: nuovo allenatore sì, possibilmente un sergente come lo fu José Mourinho (i nomi si sanno…), ma anche nuovi dirigenti che guidino i più giovani e i proprietari cinesi nella realtà italiana ed europea. E ovviamente nuovi giocatori all’altezza, perché Mauro Icardi non può fare una tripletta e tornare a casa con il pallone, ma (l’Inter) senza punti: bisogna affiancare fuoriclasse al capitano argentino. Pioli è arrivato a Milano per fare il traghettatore, adesso lo avranno capito tutti: il traghetto di Pioli è affondato in maniera imbarazzante, è tempo di rivoluzionare l’Inter e riportarla ai vertici con profili da Inter. Tabula rasa, grazie.

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