Spalletti: “Non sono meglio di Pioli, diverso. L’Inter mi eccita! Icardi…” Spalletti ha appena terminato la conferenza stampa di presentazione come nuovo allenatore dell’Inter. Ecco il contenuto della sua conferenza ripreso da Inter-News.it BENVENUTO SPALLETTI – Si presenta così Luciano Spalletti, alla sua prima conferenza stampa da neo allenatore dell’Inter: Ringrazio tutti di essere qua e chi guarda da fuori, ma saranno ugualmente dentro questa conferenza stampa. «Inizio con i complimenti a V

Spalletti: “Non sono meglio di Pioli, diverso. L’Inter mi eccita! Icardi…” Spalletti ha appena terminato la conferenza stampa di presentazione come nuovo allenatore dell’Inter. Ecco il contenuto della sua conferenza ripreso da Inter-News.it BENVENUTO SPALLETTI – Si presenta così Luciano Spalletti, alla sua prima conferenza stampa da neo allenatore dell’Inter: Ringrazio tutti di essere qua e chi guarda da fuori, ma saranno ugualmente dentro questa conferenza stampa. «Inizio con i complimenti a Vecchi e alla Primavera per aver vinto lo Scudetto di categoria, che è molto importante: è stato veramente bravo. Spero che i nostri campioncini ne facciano buon uso, quando si vince si tende a volersi meno bene (sorride, ndr). In genere sono loro che guardano noi della Prima Squadra, invece qui siamo noi che guardiamo loro, che sono il nostro onore: bravi!. Di seguito le domande poste a Spalletti in sala stampa, con relativa risposta». Perché hai scelto l’Inter che è una sfida difficile? Tutto diventa abbastanza facile: ho scelto l’Inter per riposizionarla nel ruolo che le compete, nella sfera che riguarda la storia di questo grande club. Ho scelto l’Inter perché, quando me la sono immaginata, ho immaginato la storia piena di belle cose e le voglio vivere tutte fino in fondo, insieme. Voglio guardare questa storia da più posizioni per essere in prima linea come attore e spettatore privilegiato: guardandola da più posizioni si può conoscere tutta, solo da dentro si sanno meno cose. Vivrò la sua storia in tutte le sue sfaccettature: voglio assorbire tutto quello che riguarda l’Inter, dall’inizio alla fine. Quale identità di gioco dovrà avere la tua Inter? E’ importante prima di tutto che l’Inter sia una squadra: servono tutte le qualità delle componenti di cui disponiamo, anche se sono già forti. Ho pensato al 4-2-3-1, si andrà a lavorare così, poi chiaro che dovremo essere pronti a fare altre cose. Il fatto di giocare con un modulo o un altro conta relativamente, è fondamentale riconoscere determinati concetti, avere una squadra che è in possesso di quello che cerchiamo e sa dove vogliamo andare. Se la squadra nei confronti fa vedere che sa dove vuole andare, anche quelli più bravi saranno costretti a farsi da parte. Se non saremo una squadra forte come mentalità, carattere e qualità di gioco proposto, allora saremo noi a scansarci perché gli altri ci passeranno davanti. Hai affrontato l’argomento Perisic con la società visto che può essere sacrificato? Mettiamo in chiaro una cosa importante: da anni non si vince niente. O facciamo qualcosa di diverso, oppure continueremo ad avere questi risultati negativi. Un calciatore o l’altro non determinano la vittoria di un titolo. Ci sono qualità assolute e calciatori forti, ma devono entrare in un meccanismo di squadra: la squadra deve funzionare, voglio che tutti i calciatori riescano a dare qualcosa al compagno di squadra. Non voglio che prendano niente dal compagno, ma devono dargli quello che ci permetterà di diventare una squadra forte. Perché da sette anni passano allenatori all’Inter e tutti hanno insuccesso? Quando incontri la gente e ti dice che è impossibile che l’Inter è fuori dalle coppe da anni, è quasi uno scandalo. Anche a me da fuori è sembrato così: ho voluto sentire questo “scandalo”, questo periodo di difficoltà, per avere una reazione importante e corretta. Io non sono più bravo degli altri allenatori che mi hanno preceduto, ma sono differente: si comincia a lavorare a modo mio perché mi fido del mio modo di fare, anzi se fosse possibile chiedo ai calciatori di fidarsi di me. Io sarò con loro al 100% in qualsiasi situazione, qualsiasi cosa accada nel tempo, 24 ore su 24. Però è chiaro che le cose le dobbiamo vedere strada facendo, piano piano: adesso sarebbe azzardato avere la soluzione, penso ci siano tutte le possibilità per riportare l’Inter dentro la sua storia. Dobbiamo riportare l’Inter dentro la sua storia! Quest’anno sfiderà la Roma dopo tanti anni, anche a San Siro: come sarà per te? Innanzitutto ringrazio il Presidente Pallotta e la Roma per i messaggi inviatomi dopo la fine del campionato. Ringrazio gli sportivi per l’affetto ricevuto dopo l’addio alla Roma. La forza della Roma è davanti agli occhi di tutti: non è fondamentale la posizione in classifica e la differenza di posizione, ma è da mettere a fuoco la differenza di punti. Se ci sono 25 punti tra due squadre, devi fare 8-9 vittorie in più di quella squadra, non superare una posizione: sulla carta sembra quasi impossibile così, però ci saranno sicuramente delle reazioni. Conosco bene i miei ex calciatori: sono professionisti di grandissima qualità, evidenziavano il senso di appartenenza. Senza appartenenza difficilmente ci sono risultati. Sentirsi coinvolti emotivamente è più importante del discorso tattico. Contro la Roma ci faranno sudare tutta la partita, ma non come sempre: al cubo! Gente come Manolas, Rudiger, Strootman e Nainggolan sa qual è l’obiettivo che devono portare a casa e lavora per questo obiettivo. E’ vero che qualche volta può venir fuori qualcosa su qualche giocatore che potrebbe evidenziare qualcosa, ma nella loro testa hanno un solo obiettivo, una sola aspirazione e una sola felicità: fare il risultato con la loro squadra. Ho dimenticato Dzeko, che è stato il capocannoniere della squadra, ha segnato un sacco di gol che è ciò che serve per vincere le partite: ha ribaltato in una stagione quello che non era facile da fare, quello che noi ora dobbiamo essere bravi a fare con diversi calciatori della rosa. L’anno prima Dzeko era da evitare, invece nell’ultima stagione ci ha permesso di arrivare al secondo posto. Contro la Roma sarà particolarmente difficile per la mia Inter. Il gap tra Inter e Juventus negli ultimi anni è stato ampio e vorrete ridurlo: che ne pensi? L’anno scorso ho visto attentamente la partita tra le due squadre, non mi è sembrata tutta questa differenza di punti: li vedo più vicini. Bisogna rispettare la Juventus perché spesso è bersaglio di cattiverie gratuite: è una società forte con giocatori forti che hanno dato bellezza al campionato italiano e alla Nazionale Italiana, complimenti ad Allegri per quanto portato a caso e per le due finali di Champions League. Quando si hanno calciatori forti si pensa sia facile vincere, invece è difficilissimo: è facile avere calciatori deboli e vincere niente, avere calciatori forti e vincere è difficile. La Juventus ci è riuscita: brava! Rispettiamo la Juventus per la forza che ha, ma il rispetto non va confuso per timore: non abbiamo timore di giocare contro la Juventus. Non inciamperemo nell’ultimo scalino della scaletta: si va dritti in campo per vedere chi è più bravo. Perché hai lasciato Roma per andare a Milano? Arrivare all’Inter è il massimo? Ci sono situazioni temporali da portare a braccetto quando si parla delle cose. L’Inter mi ha contattato verso fine campionato, a Pallotta avevo già detto che sarei andato via e si pensava fossi io il problema della mancanza di risultati a fine stagione, invece non è stato così. Mi identifico in ciò che amo e amo ciò in cui mi identifico, fino in fondo. L’Inter mi ha contattato e ho accettato questo contatto diretto, ma solo dopo aver finito il campionato con la Roma: avendola lasciata ringraziando tutti ed essendo dispiaciuto di tutto, dopo la storia con la Roma quella dell’Inter è la più bella che mi poteva capitare. Non penso di aver offeso nessuno. Io non ho antipatie, solo qualche simpatia selettiva… A Roma ero diventato a un certo punto quello che divideva anziché unire, perché eravamo dentro il dubbio epocale su che cosa sarebbe stato la fine della gestione del mito della Roma, ovvero Totti. Di conseguenza si è verificata questa contrapposizione che l’amore per Totti ha prevalso sul sostegno e l’affetto che ci doveva essere per la squadra. Se io non riesco a mettere d’accordo queste due cose a Roma, significa che non ho fatto bene il mio lavoro: io non posso prescindere dal fatto di unire queste due cose, devo mandarle di pari passo e usarle di forza per spingere più in là quello che dev’essere il nostro obiettivo. Avendolo fatto male, ero in difficoltà a Roma perché ho sentito i rumor della gente, durante la partita e, vivendo a Roma, anche quando andavo a prendere il caffè la mattina. Molti tifosi sono stati anche a favore, ma c’era una linea di demarcazione tra pro e contro: il mio lavoro è far restare tutti uniti per l’identificazione, se non ci riesco devo farmi da parte perché diventa una problema serio. Spero dal profondo del cuore che la Roma trovi senza di me la possibilità di essere unita per il proprio obiettivo. C’è una somiglianza tra te e Capello tra Roma, Russia e ora Suning: avete parlato del vostro legame lavorativo? Capello è sicuramente un grande personaggio del calcio italiano: da lui tutti abbiamo preso qualcosa, siamo stati attenti al suo modo di gestire, condurre e far vedere cosa fanno i capitani di ventura. Anche qui ci sono stati grandi capitani di ventura, cito Herrera e Mourinho per la storia dell’Inter e del calcio italiano. Con Capello ho avuto un contatto migliore in Russia perché in Italia eravamo avversari e ci battevamo spesso per il risultato sportivo: abbiamo avuto un rapporto più amichevole e di collaborazione perché, essendo il CT della Nazionale Russa, voleva sapere la condizione fisica e tutte le cose che fanno parte del nostro lavoro, dato che io avevo molti nazionali russi allo Zenit San Pietroburgo. Adesso che fa parte della famiglia Suning sicuramente riuscirà a far valere le sue qualità. Non ci ho ancora parlato, ma sarà un piacere farlo, spero il primo possibile. Prima di te si sono fatti tanti nomi per la panchina: senso di responsabilità? Quanti ce n’erano davanti a me? Non me ne frega niente, io sono l’allenatore dell’Inter e farò vedere che sto comodo in questa condizione, rilassato. Si faranno le cose che si dovranno fare, senza fare troppe valutazioni. E’ fondamentale per me riempire la partita di ciò che serve, gli altri discorsi contano poco. Sono l’allenatore dell’Inter e voglio farmi carico della storia nerazzurra, anche se non ci sono stato finora. Partendo da qui posso farmi riconoscere. Quella dell’Inter la sento come una sfida molto eccitante, se così può rendere meglio l’idea, di conseguenza la vivrò così. Quanto sarà rivoluzionata la squadra e quale sarà la prima cosa che dirai ai giocatori? Ne stiamo parlando ora con i direttori per costruire una squadra più forte, anche se non sarà facile perché gli acquisti non vanno assolutamente sbagliati. Stiamo lavorando e sentendo quello che è l’umore dei nostri calciatori perché bisognerà parlare spesso di noi, di questo si parlerà nello spogliatoi: noi squadra. L’Inter forte non era quella snocciolata Sarti-Burgnich-Facchetti, dev’essere solo l’Inter e non questo o quel nome. Siamo una squadra, tutti devono vedere dentro la squadra il sudore comune per lo stesso obiettivo: non ci sono obiettivi individuali se non c’è l’obiettivo comune. I titoli individuali spesso portano un contributo, i numeri danno qualcosa, ma non devono togliere altre qualità. La partita va riempita con ogni giocatore: è una scatola in cui mettere km di corsa, palle riconquistate, contrasti vinti, metri fatti a una certa velocità, colpi di testa e altro ancora. Se sei bravo a fare una cosa e meno l’altra, devi raddoppiare la qualità, se no ottieni solo l’obiettivo personale e non quello collettivo. Bisogna essere dentro questo meccanismo: la squadra deve sapere la maglia che indossa, anche quanti etti pesa e come sono fatte le righe, la composizione, se è cotone o seta! Si racconta tutto quello che riguarda la maglia. Pioli si è definito potenziatore, tu come ti definisci? Datemele voi, io non mi do definizioni. Prima di me ci sono stato il Mago e lo Special One, per me è difficile. Io vengo dal paese di Leonardo, spero che qualcosa dalla sfera venga fuori (sorride, ndr). Siete più bravi voi a trovare soprannomi e appellativi. Io sono uno che si alza presto, va a lavorare e torna a casa dopo aver svolto tutti i giorni il proprio lavoro quotidiano. Ti aspetti qualcosa dal mercato per il tuo 4-2-3-1? Ho parlato di 4-2-3-1 perché ci sono particolarmente legato, ma dentro la partita è importante fare qualcosa che l’avversario non si aspetta per ottenere un piccolo vantaggio che può fare la differenza sul grande risultato. Anche Pioli ha fatto questo con buoni profitti, cambiando modulo e ottenendo la striscia di vittorie per un buon periodo. Poi c’è stato un periodo occasionale ed è ciò che va messo a fuoco: l’Inter deve acquisire la costanza di un risultato permanente, non occasionale. Guarderemo la rosa a disposizione per mettere i giocatori nelle condizioni di potersi esprimere al meglio. Devono riconoscere se sono buoni al di là dei numeri del modulo. Io prima guardo il comportamento della linea difensiva avversaria: per vincere bisogna fare gol, quindi è fondamentale sapere come superare la difesa avversaria per arrivare in porta ed è quello che dà più vantaggio. Che messaggio dai ai tifosi dell’Inter, che hanno battuto ogni record quest’anno? La passione degli sportivi è l’anima, la cosa centrale. Bisogna portare in evidenza quest’anima degli sportivi, questa passione come cosa fondamentale. Il fatto di aver trovato molti tifosi dell’Inter in Cina nel viaggio con Ausilio, aver scoperto che ho tantissimi amici intorno a casa mia che sono tifosi dell’Inter, è una forza in più. Uno slogan potrebbe essere: “Più siamo, più vinciamo”. Ne abbiamo tanti di tifosi, abbiamo una storia che brilla e probabilmente i nostri tifosi non hanno la possibilità di fare vedere il loro contributo come in quei periodi, ma sapere che sono al nostro fianco per aiutarci è fondamentale. Si dà forza all’appartenenza. Li aspettiamo fin dal ritiro di Riscone di Brunico, dove vogliamo avere contatto perché vogliamo siano partecipi del nostro modo di fare e del solco che vogliamo creare da qui in avanti. Non so se ritorneremo in breve tempo a poter far uso del carisma che è venuto fuori nella storia lucente vissuta dall’Inter nell’era Moratti, ma la nostra intenzione va in quella direzione. Vogliamo lavorare in maniera seria e riconoscibile, far vedere e toccare con mano ai nostri tifosi che siamo professionisti seri che lavorano in maniera seria. Quale giocatore preferisci e ti piacerebbe portare dalla Roma? Tu che ruolo giocavi? Attaccante? Allora porto Dzeko (ride, ndr). Non è carino dire una cosa simile. Ai giocatori dico una cosa, qualcuna poi la racconto anche a voi… Prima c’è il confronto con la società: è giusto così. Nel prossimo confronto con la squadra, che sarà un piacere per tutti e due, ci diremo quali sono le intenzioni e le strategie. Se qualcuno vorrà sapere i miei pensieri personali nei propri confronti, glieli dirò. Ho amato tutti i giocatori della Roma, ho un ricordo bellissimo di tutti. Adesso mi sto innamorando di quelli dell’Inter. Cosa ne pensi di Nagatomo: ha le qualità per far parte dell’Inter? Nagatomo è un ragazzo serio, è evidente che quando gioca ha tutte quelle qualità che voglio e le usa per buttare tutto al di là degli ostacoli. Glielo si legge in faccia che è una bella persona, poi ha commesso qualche errore come succede a tutti di fare partite buone e non buone, ma sulle qualità dell’uomo e del calciatore nessuno gli si può appuntare niente. Fa parte dei ragionamenti che faremo con Ausilio: nel suo ruolo abbiamo diversi calciatori e bisogna analizzare bene la cosa. Vuoi sapere se rimane o va via? Hai preso casa qua? No? Allora lo possiamo mandare anche via, se avessi preso casa qua lo dovremmo tenere (sorride, ndr). Vedi Joao Mario più vicino alla porta avversaria o alla propria area? Joao Mario è un caciatore offensivo, ha una vocazione ad attaccare la linea di difesa, ha qualità importanti nelle sue giocatore e può anche comandare il gioco: chi lo comanda, è più facile che vinca la partita. Per far ciò, ad esempio, alla Roma portai più dietro Pjanic portando più avanti Nainggolan che diventò uno “scandalo” europeo, non solo italiano (sorride, ndr). Poi hanno fatto vedere in campo… Joao Mario ha attitudini offensive. Dentro la testa dei giocatori ci dev’essere disponibilità: una volta a giocare, una volta no. Quando entrano in campo 10′ devono farlo nella maniera più importante per completare il lavoro della squadra nei 90′. O siamo amici o non lo siamo, non dipende se io do la maglia a un giocatore o no. Non voglio saluti quando sostituisco qualcuno, dev’essere tutto alla luce del sole: se non cambiamo, non cresciamo. Se non cresciamo, non viviamo bene la vita. Qualcosa da cambiare c’è, dato che i risultati non arrivano da anni. Pioli per me è un allenatore eccezionale: è mio amico, ma lo rispetta anche chi non è suo amico. Pioli parla di calcio nello spogliatoio: io non sono più bravo di Pioli, ma differente sì. Il tuo staff è confermato? Sì, lo staff è il migliore che potessi avere. Stiamo parlando con Ausilio per completarlo al meglio possibile. Per ora c’è Domenichini come secondo, Baldini e Pane come collaboratori tecnici, e Iaia come preparatore atletico, che ha grande valore: abita qui vicino, è stato al Manchester Unite e l’ho avuto a Roma. Qualche altra modifica potrebbe esserci perché vogliamo essere coperti 26 ore al giorno: facciamo due ore di straordinario ogni giorno (sorride, ndr). Sei rimasto sorpreso dalla negatività trovata all’Inter? E’ stato allenante l’ambientino di Roma? L’altra sera in aereo una signora mi ha chiesto se ero l’allenatore dell’Inter, ho risposto: “Me lo hanno fatto fare!”. Lei: “Cavoli tuoi!” (ride, ndr). Per me non è così. A Roma ho avuto un’esperienza importantissima che porterò sempre con me, non potrò cancellarla anche se vorrei farlo, perché ci sono state tante cose dentro. Sono andato e ritornato, qualche volta le ho dato qualche vantaggio e altre volte le ho creato qualche problema, però poi ho costruito un modo di ragionare e vivere la Roma grazie a quelli dietro le quinte, ed era tutto riconoscibile. Ho ricevuto il supporto di tutte le persone che non si vedono, quelli che arrivano prima e faticano di più: tu arrivi e butti tutto all’aria, poi la mattina dopo torni e trovi di nuovo tutto in ordine. Non si commentano solo le apparizioni e i bei discorsi, ci sono anche altre cose da costruire piano piano con queste persone. Anche qui all’Inter queste persone hanno le stesse caratteristiche. Queste persone sono quelle che più di ogni altro ci insegneranno la strada per riappropriarci delle capacità che abbiamo. Mi va bene che uno dica di essere forte, ma poi c’è il campo: il campo dice che qualità hai, sempre. Non alleno per fare contenti tutti, ma per creare i presupposti di scegliere il miglior undici possibile. I miei non sono allenamenti comodi, ma mi permettono di sbagliare meno la formazione. Una volta ho fatto giocare uno un tempo dopo cinque partite fuori: in quel tempo mi aspetto tutto quanto fatto in allenamento. A Vecchi chiederò collaborazione, l’ho già sentito prima della finale, adesso dovremo remare tutti dalla stessa parte sul metodo di lavoro. Vecchi ha fatto discorsi sani quando è stato qui, dovrò imparare da lui, che dovrà aspirare a prendere il mio posto: se è più bravo di me, prenderà il mio posto! Non ci saranno problemi. Le coppe aiutano perché danno possibilità e giocatori sempre stimolati, poi se non hai un gruppo adeguato qualche scompenso lo avrai. Meglio giocare due partite a settimana anziché una per avere sempre il calciatore a livello ottimale. Paragonando la Roma all’Inter, ci sono almeno tre ruoli scoperti: che ne pensi? E Icardi è diverso da Dzeko… Fa parte del lavoro quotidiano, bisogna cominciare a lavorare. I tentativi di modificare la qualità di un calciatore è da provare, bisogna avere coraggio, se no poi non viene fuori che Nainggolan può fare 10 gol in un campionato anziché 4 in tre. Icardi ha delle qualità incredibili, non le perdiamo, casomai gli diamo la possibilità di metterci un po’ di palla addosso e appoggi quando viene a dare una mano ai centrocampisti, se la squadra avversaria ti pressa. Se l’avversario aspetta, si può rimanere in avanti in attesa della palla. Dzeko è bravo a dialogare con la squadra, ma è meno bravo di Icardi in area per via della qualità di Icardi: è difficile vederne uno migliore di lui in queste qualità in area, ma deve anche aiutare la squadra quando serve. Pioli ha già introdotto queste cose, dovrò solo riprenderle. L’Inter è il non plus ultra per te? L’obiettivo è continuare oltre il biennio per cui hai firmato? Fare l’allenatore è il non plus ultra, vivere 24 ore su 24 la professione, non contano i calciatori a disposizione. Anche ad Ancona è stata una stagione bellissima per sensazioni, rapporti, empatia e complicità che rimane per tutta la vita: questo è fondamentale. Quella dell’Inter sarà una storia piena, ci saranno più cose rispetto a Empoli o Ancona. Non è più stimolante l’Inter, farò così in qualsiasi squadra in cui andrà ad allenare, fino all’ultimo giorno. Tutti dobbiamo essere ambiziosi, speriamo di star bene e vincere le partite: se non le vinco, non sto bene. Questo aiuterà a lavorare in un’altra maniera. Il futuro dipendere dai risultati ottenuti qui, ma se non cresciamo non viviamo, di conseguenza voglio vivere il più intensamente possibile. Ti aspetti i primi acquisti già prima del ritiro? Sarebbe meglio averli il prima possibile, ovvio, si potrebbe lavorare meglio sul comportamento di squadra in campo. Se un giocatore conosce già il da farsi, diventa tutto più facile. Ci sono 50 giorni in cui possiamo lavorare con più tranquillità, senza sforare e creare disagi alla squadra, se no dopo sei costretto a misurarti e Ausilio lo sa… Faremo tutto nei limiti del possibile. Dobbiamo rispettare alcune vicende, penso che tutto sia chiaro per chi ci sarà e per chi arriverà all’ultimo momento: bisogna sempre dare il massimo nella tempistica che abbiamo a disposizione. Ho letto una frase di Herrera che diceva: “Chi non dà tutto, non dà niente”. Ne faccio possesso e la faccio io: da questo momento ci metto lavoro e appartenenza. Ti piacerebbe lavorare con Oriali, che ora sembra di nuovo distante? Conosciamo e apprezziamo tutti Oriali, io non creerò un tappo al ritorno di grandissimi personaggi come lui all’Inter. Questo va chiesto alla dirigenza, per me sarebbe un onore e un piacere lavorare con Oriali. Icardi è il giusto capitano per questa Inter? Icardi è il capitano dell’Inter. Oltre alle qualità di grandissimo campione e calciatore che è, avrà il doppio lavoro di indicare ai compagni di squadra i comportamenti da avere nello spogliatoio. La parola capitano ha una significato chiaro. Contenuto generato e fornito da Inter-News – Ultime notizie Inter , via Inter-News http://ift.tt/2rr1nhE from Inter Club C’è solo l’Inter Pavia http://ift.tt/2saiEsQ
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