Spalletti: “Scandalo classifica, serve appartenenza! Il 4-2-3-1…”

Spalletti

Luciano Spalletti, prima di presentarsi alla stampa nella sua prima conferenza ufficiale da allenatore dell’Inter, risponde ad alcune domande dei tifosi nerazzurri direttamente dalla pagina Facebook ufficiale della società. Di seguito tutte le risposte del tecnico toscano

Cosa significa essere il condottiero di questa Inter? Significa creare le caratteristiche per fare subito un percorso importante che possa attrarre l’attenzione degli sportivi in generale, senza che per forza poi siano nostri tifosi. Creare subito appartenenza, riconoscere quanto pesa la maglia che indossiamo, dare subito un’impronta forte da trasportare poi sul campo, perché poi è quello che attrae le attenzioni maggiori.

Modulo ideale? Chiaro che io mi porto dietro esperienze già fatte e penso che il 4-2-3-1 sia il modulo più completo per far venir fuori un buon gioco di squadra e quelle qualità offensive che determinano spesso il risultato, perché per vincere bisogna fare molti gol. L’equilibrio è fondamentale però dobbiamo riconoscere cosa c’è dietro la linea difensiva avversaria, noi attaccheremo quella.

Fare un mercato tutto nuovo un pericolo oppure una cosa buona? È molto corretto quello che dice il nostro amico, perché poi potrebbe essere commesso un errore, perché quando non si fanno risultati si tende a pensare che niente sia buono mentre non è così. Chiaro che va fatta attenzione perché sì che la posizione in classifica è brutta per certi versi o come mi hanno detto sull’aereo, addirittura scandalosa ma ti mette vicino alla possibilità di giocare le coppe. È la distanza di punti che deve cambiare dalla radice, che racconta che 25 punti di distanza sono 10 partite da vincere nell’intero arco del campionato, allora diventerà fondamentale poi cambiare qualcosa radicalmente.

Tempo libero? Io più che altro cerco di passare il mio tempo con la mia famiglia perché io sono un po’ fatto così, entro con tutto me stesso dentro una situazione professionale e anche negli spazi vuoti mi porto dietro il lavoro da fare con club e squadra. Purtroppo è un mio difetto, do sempre il massimo ed in quel piccolo spazio vuoto rivolgo le attenzioni alla mia famiglia e alla mia splendida Matilde, mia figlia di 5 anni e mezzo.

Quanto conta onorare la maglia? È fondamentale onorare la propria maglia, perché io la vivo così e voglio che quelli che lavorano con me la vivano come la sento io. Senza appartenenza non ci sono risultati nel calcio, io devo assorbire tutto ciò che è Inter. I calciatori debbono sentire che l’Inter è importante e che dobbiamo restituire un messaggio a questi colori che ci sono vicini. Il tifoso dell’Inter si trova in ogni angolo del mondo, con loro bisogna essere chiari, rispettosi per rispecchiare subito la fede calcistica oltre al discorso tattico.

Se sono curioso di assaggiare i piatti cinesi durante la tournée? Sì, si impara sempre in qualsiasi cosa si fa durante il nostro tempo. Il cibo ormai è un brand mondiale, per cui sapere che loro sono più bravi di noi in certi piatti diventerà stimolante e curioso andarli ad assaggiare.

Profili ufficiali social? Mi sto attrezzando, naturalmente non così all’avanguardia come si può fare adesso però per poter avere più contatto con i tifosi lo farò e chiederò anche il vostro aiuto.

Qual è la partita che non vedo l’ora di giocare? Il discorso diventa facile, prima di pensare a partite chiave che possono determinare poi la bella del reame bisogna cominciare a vincere le partite normali, tutti i match sono fondamentali. Io la allargherei un po’, sono fondamentali tutti gli allenamenti per far sì che poi la partita ci trovi pronti, se non siamo pronti gli altri ci passano di sopra.

Come gestirò la Primavera? Prima di tutto si fanno grandissimi complimenti a Stefano Vecchi per il titolo portato a casa, i complimenti si allargano ai suoi calciatori, i campioncini della primavera. Si spera che in questa vittoria i nostro ragazzi continuino a volersi bene perché è fondamentale, invece che andare poi a fare valutazioni troppo semplici. Siamo noi che dobbiamo guardare loro, siamo noi che dobbiamo copiare loro.

Che caratteristiche dovrebbe avere un calciatore cinese per far parte dell’Inter? Ho avuto un periodo in cui ho seguito il calcio cinese perché mi incuriosiva e ho trovato molta qualità, non solo tecnica ma anche fisica, di corsa e di resistenza. Una partita va riempita di tante cose, se si manca in qualcuna di queste voci poi chiaro che nelle altre devi eccedere e poi qui entra in gioco ciò che possiedi in squadra e ciò che hai in esubero. Diciamo che per il nostro campionato, il calciatore cinese qualche difficoltà ce l’ha perché la fisicità è una componente fondamentale però con la tecnica in velocità si può sopperire.

Il motivo che mi ha spinto ad accettare l’Inter? È semplice, perché la voglio riportare a contatto con la sua storia, l’Inter deve essere una squadra che deve far pulsare i cuori a tutti i suoi tifosi ogni volta che scende in campo con una identità ben precisa. Mentre tutti ne parlano come una bega, io non la penso così e anche se fosse è la più bella bega che potesse capitarmi e me la prendo tutta.

Giocatore che mi ha impressionato? Per me i calciatori non sono tutti uguali, ho più a cuore quelli che lavorano, ascoltano e si mettono a disposizione di squadra e compagni. Preferisco più quelli che giocano nell’Inter perché ce ne sono tanti bravi e che ancora non hanno evidenziato il proprio valore. Quale dote apprezzo di più? La dote di essere partecipe nelle emozioni di quella che è la storia del club, la squadra e i compagni. Il fatto di essere convinti di potersi confrontare con chiunque diventa fondamentale, oltre alle qualità sul rettangolo di gioco e spesso questa cosa non si ha in tutti i calciatori mentre una squadra forte deve avere dentro il suo 11 una personalità forte.

Messaggio ai tifosi che saranno a Brunico? Cori per me mai, Luciano Spalletti non fa gol ma è qui per far parte di un gruppo di professionisti che indichino poi la traccia comportamentale per vincere partite. In tutto questa componente professionale c’è dentro quella dei tifosi che se ci stanno vicini ci danno un ulteriore mano. Più siamo insieme a remare dalla stessa parte e più riusciamo a ricompattare la grandezza della nostra storia.

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