Icardi problema Inter se non segna? La scusa di chi non vuol vedere il vero

Icardi

Icardi è a quota zero gol dopo due giornate di campionato e c’è già chi grida al problema. In casa Inter, invece, la situazione è diametralmente opposta. Gli esempi di Dzeko e Cristiano Ronaldo possono aiutare a capire meglio il tutto

PROBLEMA ICARDI – Sarò breve, brevissimo. O almeno ci provo. Dopo Inter-Torino è partito il “TotoColpevole”, concorso che va di moda nell’Italia del calcio sia tra i giornalisti sia tra i tifosi. Del parere dei secondi, però, si può anche fare a meno in termini statistici: siamo tutti tifosi e ognuno dice la propria, senza dover avere l’arroganza di pensare che sia una realtà assoluta. La realtà assoluta che invece provano a venderci i giornalisti e tutti gli altri addetti ai lavori che spopolano sui giornali, in radio e TV: Mauro Icardi oggi è (di nuovo) il problema dell’Inter perché non segna e, se non segna, l’Inter non vince. Analizziamo questo spunto, ricorrente in tempi di “Crisi Inter“.

MITO DA SFATARE – Più che analizzare, sono per distruggere il falso mito. Icardi è un problema per l’Inter solo quando non gioca come dovrebbe, non quando lo fa e non segna. Se Icardi è l’unico giocatore dell’Inter credibile sotto porta non è un problema suo, semmai di Luciano Spalletti, che insiste – al pari dei suoi predecessori – sul centravanti argentino come unico riferimento offensivo della squadra, che deve reggersi su ali e registi per mandarlo in rete sia dalle fasce sia per via centrale. E se questo non avviene, nonostante i movimenti di Icardi in area e finalmente anche fuori, il problema continua a non essere di Icardi. Il problema, dunque, è intorno a Icardi.

ICARDI COME DZEKO – Che Icardi sia un centravanti old style è cosa nota, così com’è evidente un altro dato oggettivo: nessuno è freddo sotto porta come Icardi, che in area di rigore è il miglior attaccante in circolazione. Questo non basta e infatti Spalletti gli sta chiedendo di entrare nel gioco, uscendo di conseguenza dalla sua principale area di competenza. Icardi lo sta facendo e anche bene, abbassandosi per accorciare la squadra e muovendosi su tutto il fronte offensivo per far salire i compagni. Il gol di Ivan Perisic contro il Torino ne è l’esempio lampante: Icardi si allarga sulla destra come se fosse un’ala e serve il croato nella “sua” area piccola. Spalletti chiede a Icardi di essere Edin Dzeko, accettando di snaturare la sua indole di bomber dei sedici metri.

E CRISTIANO RONALDO – Più che pensare ai gol di Icardi che tardano ad arrivare, bisognerebbe focalizzarsi sul perché l’Inter non crea occasioni tali da permettere al numero 9 argentino di mantenere la sua media-gol da top player in attacco. Se gli sforzi fatti da Icardi “alla Dzeko” venissero colti dai suoi compagni, l’Inter riuscirebbe a concretizzare più palle-gol, invece per ora la versione assist-man di Icardi viene sfruttata poco e male (da Perisic con il Torino, appunto). Ma l’Icardi a servizio dell’Inter non può essere un problema, semmai una risorsa: a fine stagione anziché bissare i numeri di Cristiano Ronaldo al Real Madrid potrebbe segnare quattro-cinque gol in meno, ma l’Inter potrebbe averne in dote altri dieci-quindici grazie al suo gioco più fruttuoso. E per il momento Icardi è a quota zero proprio come Cristiano Ronaldo. Quello della Juventus.

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