
L’Inter conclude in maniera dolceamara quella che da sempre è considerata una enclave delle amichevoli agostane collocata nel campionato, in cui quasi ogni squadra di Serie A appare come un cantiere, sia nel bene (alta classifica) che nel male (classifica medio-bassa).
INTER DI LOTTA E DI GOVERNO – La vittoria di Bologna, è vero, rilancia le ambizioni di vertice della banda Spalletti, ma non si può dire che regali risposte ai tanti dubbi sollevati dalla sconfitta e dal pareggio precedenti. Sarà questa l’Inter che vedremo, sia nell’organico che nel sistema di gioco? Impossibile, mancano alcuni interpreti irrinunciabili (Icardi, Vrsaljko, Lautaro Martinez), ma probabile, magari nelle emergenze, come dimostra la propensione di molti elementi a interpretare più ruoli d’attacco e andare in gol anche senza il terminale offensivo principale. E questo è un bene, ci mancherebbe, d’altronde proprio l’Inter dovrebbe ricordare bene le stagioni in cui Spalletti stesso contendeva lo scudetto all’invincibile armada Mancino-Mourinhana giocando senza attaccante di ruolo, col Totti falso nueve. Ma allora dov’è finita l’Inter del capocannoniere dell’anno scorso? Dobbiamo archiviarla in funzione di una squadra più multiforme, con più soluzioni offensive-difensive che si sappia districare con disinvoltura tra i turni di campionato e quelli di Champions senza offrire configurazioni prevedibili ad avversari (giusto) e tifosi (quindi patemi d’animo a go-go)?
JUVE SENZA RE E BLACK OUT NAPOLI – Non si illuda nessuno, il campionato ha sì una regina (la Juventus), anche se ancora senza un re (Cristiano Ronaldo e i suoi gol), ma le inseguitrici hanno dubbi anche superiori a quelli spallettiani. Per ora sembra che Cristiano Ronaldo serva soprattutto a distrarre il pollo mentre i dieci compari gli rubano portafogli e pure le mutande. Per carità, nessuno sembra illudersi che la eptascudettata si fermi prima dell’ottavo consecutivo, ma, certo, i tre gol presi in due trasferte facili sono un dato che offre un piccolo spuntone a cui aggrappare qualche speranza che qualcuno riesca a rendere meno trionfale la cavalcata bianconera. Quel qualcuno per un attimo è sembrato il Napoli, poi sono arrivati i tre gol di Marassi (che fanno sei coi precedenti, uno sproposito!) che ci dicono che Ancelotti non è ancora il condottiero in grado di colmare (senza un mercato importante) il gap dalla Juventus. Il Napoli dovrà soprattutto imparare a fare il suo gioco anche con i non-titolarissimi, e soprattutto evitare i black out negli uomini migliori nei momenti peggiori.
INCOGNITA MILAN E GIALLO ROMA – Milan e Roma, i grandi rebus, la prima meno, la seconda di più. Gattuso sembra avere più certezze, il sontuoso primo tempo del San Paolo e il sorpasso last minute contro la Roma parlano di un gruppo che sa cosa fare e con chi farlo. Higuain sta sorprendendo per versatilità e atteggiamento da leader. Certo, su Rino incombe la spada di Damocleonardo, con Conte che ogni tanto fa capolino in qualche tribuna a ricordarci che quella del Milan è una panchina pronta a esser messa in discussione al primo stormir di fronde. Ma il modo in cui la squadra (futuro serbatoio per la nazionale di Mancini) lo segue, per ora depone a suo favore. La seconda maglia della Roma racconta tutto del suo avvio di stagione: un giallo. Di modulo, di uomini, di idee, tutto traballa. La sensazione non è certo di una squadra destinata a rinunciare al campionato di vertice, il fatto è che queste prime tre giornate non ci fanno ancora capire in quale forma ciò avverrà. Il mercato partito a mille ha alla fine creato più ostacoli che altro. Pastore e Nzonzi sono lontani anni luce dal colmare il vuoto lasciato da Nainggolan e Strootman. Attorno a loro tante giovani promesse tutte da mantenere e l’apprendista stregone Di Francesco perso tra alambicchi e formule alchemiche in cerca di un modulo per ora più oscuro di una pietra filosofale.
SCONTRO AL VERTICE DOPO LA SOSTA – Al rientro dalla sosta però il campionato ci regala già uno scontro diretto sorprendente: in casa della Juventus va un Sassuolo capofila di tutte quelle squadre che non ci stanno ad essere chiamate piccole e che hanno voglia di sedersi al banchetto della prima Serie A dell’epoca Cierresettiana col vestito da cena di gala. Questa forse l’unica certezza uscita dall’antipasto agostano, tanti iceberg vaganti e tanti transatlantici oceanici impegnati a schivarli.
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