
Andrea Elefante nel suo editoriale sulla “Gazzetta dello Sport” sottolinea l’astinenza da gol di Mauro Icardi, ma spiega perché non soffrirà l’ansia.
NIENTE ANSIA – Dubitiamo che a Mauro Icardi interessi imitare Cristiano Ronaldo: la sua forza è stata sempre quella di fregarsene di quello che gli succede intorno, paralleli e paragoni con colleghi compresi. Ma se pure, giocata Inter-Parma fra una settimana, dovesse capitargli di calare lo stesso tris di digiuni di CR7 difficilmente si preoccuperà. Nelle precedenti cinque stagione gli è successo di stare anche cinque (una volta, nel 2016-2017) e quattro (idem, nel 2014-2015) partite consecutive da titolare senza fare gol. Dodici i trittici negativi: per 11 volte – in un’occasione terminò il campionato subito dopo – segnò poi alla quarta partita giocata dall’inizio.
SERVE LA SQUADRA – Le statistiche danno parametri e non certezze, ovvio. E’ solo per dire, anzi ribadire, che non di sola costanza vivono i centravanti, e Maurito di più. Icardi non è un attaccante conforme nel suo modo di giocare. Estremizzando, si può aggiungere che non incarna ancora del tutto i canoni dell’attaccante moderno. Però ha una sua regolarità consolidata dai fatti e dagli anni che ovviamente si nutre anche della regolarità della sua squadra. E dunque sarà tanto più facilmente confermata quanto più e quanto prima l’Inter completerà il suo processo di crescita: che punta (anche) a favorire il capitano, ma provando a pesare meno solo sulle sue spalle. E’ vero che a Icardi piacciono le pressioni, ma con maggiori spazi e minori obblighi si vede la porta meglio. E di più.
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