
Walter Zenga è ospite del programma “Monday Night” di Sportitalia. L’ex portiere dell’Inter, reduce da metà campionato scorso da allenatore del Crotone, si è espresso su Inter-Tottenham di domani e su cosa deve fare Luciano Spalletti per invertire la rotta.
INTER-TOTTENHAM CRUCIALE – «Luciano Spalletti in conferenza stampa ha sottolineato il fatto che la squadra ha giocato senza cattiveria e senza aggressività, che non basta fare il compitino. In effetti è quello che si è visto nella partita col Parma: i giocatori hanno fatto tutti i loro belli movimenti e tutte le loro belle cose però, nel momento determinante, non c’è stata la cattiveria necessaria per far sì che quel pallone entrasse in porta. Episodi a parte, perché poi diventano alibi per tutti, domani hanno una partita che cade perfetta per poter cambiare il trend di tutto: è Champions League, contro il Tottenham, stadio pieno, giochi alla sera, motivazioni altissime. È proprio la partita giusta per far sì che le cose cambiano, poi chiaramente in questi casi chi deve far cambiare tutto è sempre l’allenatore, perché è l’unico che ha la reale consistenza della squadra e sa veramente cosa succede e dove intervenire. Io sono sempre convinto di una cosa: comunque poi in campo ci vanno i giocatori e i problemi eventuali li puoi risolvere attraverso la qualità e altre cose che i giocatori mettono in campo, tutto questo. A mio avviso in questo momento ci sono dei problemi, che possono essere legati agli aggettivi che ha usato Spalletti, in relazione del fatto che lui ha detto che questa è la partita giusta, rinasceremo e faremo le cose come si comanda perché siamo una buona squadra».
METTERCI LA FACCIA – «Quando ero giocatore io i giornalisti erano fuori dalla porta dello spogliatoio e tu non potevi dire una cosa, era difficile non parlare. Adesso è troppo semplice non avere la responsabilità di andare in televisione, metterci la faccia e dire quello che pensi, invece vai in conferenza stampa e dici due parole. Abbiamo, a mio modo di vedere, spersonalizzato il ruolo del giocatore, non c’è più la personalità che c’era prima di prendersi la responsabilità e portarla in campo. Il capitano dell’Inter deve andare sempre in conferenza stampa e parlare lui, questo poi diventa un alibi per tutti. Il concetto di giocare in Champions League è un concetto importante, da sottolineare, e c’è da capire che nel gruppo con Tottenham, Barcellona e PSV Eindhoven, che non è facile ovviamente, non puoi sbagliare la prima partita. Secondo me è decisiva domani per l’Inter, perché vincendo la partita puoi preparare quella di Genova con un’attenzione e un entusiasmo differenti, non vincendola diventerebbe da gestire tutta una situazione negativa che è molto più complicata. Le vittorie ti danno la possibilità di lavorare sugli errori e di cercare di migliorarli col sorriso, quando non vinci è chiaro che tutto quanto viene ampliato in negativo».
PORTIERE E ALLENATORE – «Non può essere solo uno il colpevole: nel calcio è sempre la stessa storia, il problema è o del portiere o dell’allenatore. Posso garantire che giovedì sono andato a seguire l’allenamento dell’Inter ed era stato svolto in maniera corretta, poi c’è lo svolgimento e non ci sei solo tu ma ci sono gli episodi. A mio modo di vedere l’Inter ha dei piccoli difetti che l’allenatore deve avere tempo per capire come poterli risolvere. Samir Handanovic? Se discutiamo il gol che ha preso contro il Parma allora penso che diventa complicato parlare di portieri, perché che ci fa? L’unica cosa che può fare è sparargli al pallone. Quello del Torino è stato un errore di valutazione totale di tutta la situazione, qui il portiere ci può fare ben poco, prende una traiettoria talmente tanto strana che il portiere non può assolutamente farci nulla».
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