Inter in Champions, l’esordio è un romanzo: racconto di una notte che meritavamo

San Siro Champions League

Non venite a dirmi: «È solo la prima partita. L’Inter ha già vinto la Champions?» e giù risate sarcastiche. Non potete capire. Non potete capire cosa sono stati questi ultimi sei anni e mezzo di inferno. Non potete capire quanto aspettavamo questa notte. Non potete capire quanto meritavamo una notte così. Ieri ero allo stadio e voglio provare in piccola parte a raccontare quanto vissuto in questo piccolo romanzo nerazzurro

PRIMA VOLTA – Sono una persona ansiosa e normalmente parto per arrivare allo stadio due ore prima della partita. Ieri no. Due ore prima ero al Baretto della Nord. O meglio il mio corpo era lì, la testa stava contando ogni attimo mancante alle 18.55. Qualche chiacchiera, qualche saluto e poi si sale. Non avevo mai assistito a una partita di Champions League dal vivo. Ormai da cinque anni ogni domenica sono a San Siro, ma ieri è come se fosse stata realmente la prima volta.

PREPARATIVI – Entro e subito arriva la prima pelle d’oca: il “Meazza” col vestito di gala, il telo della Champions in mezzo al campo, la coreografia in Curva Nord pronta a essere mostrata a tutta Europa. Il pre-gara passa lento. Arrivano amici, saluti, abbracci. Poi basta, si fa sul serio. Si abbassa il telone della coreografia, prima Pazza Inter, poi il suono più atteso… l’inno della Champions. Lo aspettavamo da troppo tempo. Sembriamo tanti bambini a Disneyland: «Siamo tornati!».

UN’ALTRA INTER – Fischio d’inizio. L’Inter non è quella di questo inizio di stagione: i nerazzurri sono corti, compatti, rispettano il proprio ruolo in campo e giocano senza frenesia. Di fronte c’è il Tottenham, non una squadra qualsiasi. La differenza di esperienza c’è, ma questa squadra la Champions l’ha conquistata soffrendo e ora vuole giocarsela fino in fondo. Se gli undici giocatori in campo rispondono presente, lo stesso si può dire per gli oltre 64 mila sugli spalti. Quattro punti in quattro gare di campionato? Non importa. C’è un sogno da inseguire. La partita è tesa, ma al 37′ arriva un primo segnale: Christian Eriksen lancia splendidamente Harry Kane, l’attaccante degliSpurs supera Samir Handanovic… fiato sospeso. Gol? No, clamoroso errore nel controllo a seguire e palla che termina fuori. Pericolo scampato. Passano gli ultimi minuti. Il direttore di gara fischia due volte. Applausi: «Forza ragazzi!».

SVANTAGGIO IMMERITATO – Si tira il fiato. Noi sugli spalti e i giocatori negli spogliatoi, poi si riprende. La partita segue lo stesso canovaccio del primo tempo, ma al 53′ arriva la svolta: conclusione di Eriksen, Handanovic respinge centralmente, mischia, ancora il danese calcia e con la deviazione di Joao Miranda supera l’estremo difensore nerazzurro con un pallonetto beffardo. 0-1. Però c’è qualcosa nell’aria. Non si vuol mollare. I giocatori in mezzo al campo si guardano, dicono di spingere, si caricano. Non si guardano sconsolati come col Parma. Si vuole reagire. Il pubblico vede. Applausi, cori d’incitamento. Si riprende, dobbiamo portala a casa.

LAMPO ICARDI – L’Inter ci prova, passano i minuti e diminuiscono le energie. Errori sempre più banali, i cambi di Luciano Spalletti non sortiscono l’effetto sperato, anzi. Qualcuno mugugna. Serve una grande giocata, serve un campione. Minuto 85, Mauro Icardi (fino a quel momento autore di una pessima partita) prende una botta sulla trequarti, si accascia. L’azione va avanti, ma l’argentino non è in area. Icardi è fermo, poi scatta… Kwadwo Asamoah crossa verso il limite dell’area: «Ma cosa ci fa… GOOOOOOOOOL». Icardi l’ha messa. Icardi se lo è inventato. 1 a 1. San Siro è una bolgia. L’Inter ci crede, i suoi tifosi di più.

POCHETTINO INZAGHI – Palla al centro. Impossibile ricomporsi. Ora bisogna vincerla. Possiamo vincerla! I nerazzurri attaccano, San Siro urla, spinge. Mauricio Pochettino ha paura: siamo al 90′. Fuori Kane (attaccante) dentro Danny Rose (terzino). Vi ricorda qualcosa? No? Ve lo dico io. Simone Inzaghi in Lazio-Inter: biancocelesti avanti per 2-1 e al 78′ fuori Ciro Immobile (attaccante) dentro Jordan Lukaku (terzino). Risultato finale? 2-3.

LA RIPRENDE VECINO – Non si molla, si guadagnano corner su corner. La testa vola ancora a Roma. «Solo lui può rifarlo» penso. Icardi anticipa Matias Vecino, deviazione ed ennesimo corner. Siamo al 92′, ormai la gente di fronte a me è in piedi sulla transenna, non vedo nulla. Mi intrufolo con la testa in qualche spiraglio lasciato libero.batte Antonio Candreva, sponda di Stefan de Vrij«GOOOOOOOL. L’HA RIPRESA VECINO! L’HA RIPRESA VECINO!» Delirio. Avevo sentito tremare San Siro in quel maledetto Inter-Juventus di aprile, credevo fosse quasi impossibile avvicinarsi. Siamo riusciti a fare di meglio. Il Tottenham prova l’ultimo disperato attacco. Il recupero sembra non terminare mai: «Fischia!». Milan Skriniar stoppa l’avversario sulla trequarti: «Fischia!». Il direttore di gara ascolta le nostre preghiere e pone fine al match. È l’apoteosi!

UNA NOTTE DA INTER – Quello che succede da questo momento a un’ora e mezza dopo il fischio finale è difficile da spiegare. Tifosi di ogni età con gli occhi lucidi, cuore a mille, gambe e voce che tremano, frasi senza senso. Non voglio andar via. Prendo fiato, mi stendo su tre seggiolini. Respiro e penso: «La meritavamo una notte così!».

P.S. La strada è ancora lunga. Oggi noi tifosi godiamoci questa vittoria. Il girone resta insidioso e non si è fatto ancora nulla. Il passo falso è sempre dietro l’angolo soprattutto in campionato. Non sarà facile rituffarsi in Serie A, ma questa è la Champions League e la sfida di ieri può e DEVE svoltare la stagione. Dale Inter!

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