
Luciano Spalletti ha appena terminato la conferenza stampa alla vigilia di Inter-Frosinone, tredicesima giornata del Campionato Italiano di Serie A 2018/19 in programma domani sera. Ecco il contenuto della sua conferenza ripreso in diretta da Inter-News.it (QUI l’evento LIVE)
SPALLETTI IN CONFERENZA – Ricaricato dopo la sosta, Luciano Spalletti risponde alle domande in vista dell’anticipo serale di domani sera, che vedrà l’Inter ospitare il Frosinone presso lo Stadio “Giuseppe Meazza” in San Siro. Di seguito le parole di Spalletti in conferenza stampa.
Inizia un tour de force importante per l’Inter, contro il Frosinone la sfida più facile: serve uno step di maturità?
«Non la metterei su questo piano, diciamo che diventa fondamentale che venga presa in seria considerazione l’importanza di questa vittoria, ma non è più facile delle altre: è la prima di questo pacchetto di partite molto difficili, in cui andiamo a giocarci una fetta importante di campionato e del nostro futuro. Non deve esserci una crescita che viene composta solo in funzione di alcune partite, è un po’ il solito ragionamento: dobbiamo dare forte considerazione a qualsiasi avversario. Una squadra seguita come l’Inter crea ulteriori stimoli agli avversari, li troveremo più forti del solito. Non c’è un atteggiamento per una squadra o un’altra, c’è un atteggiamento da Inter».
Cosa porterà Marotta all’Inter?
«Della vicenda Marotta bisogna aspettare i segnali che ci manda la società, soprattutto il Presidente Zhang. La trattativa è avanti, ma il presidente sta tornando dalla Cina e ci dirà cosa possiamo dire. Marotta è il trequartista che gioca tra le linee, sa benissimo quando andare di là e venire incontro per fare gruppo, stare insieme: è uno che si è costruito da solo la sua storia, passo dopo passo, ha esperienza perché è stato in tutti i livelli di squadre in Serie A, i suoi risultati parlano da soli, perché si va a creare un livello e una qualità di persona in base a degli elementi pratici, che sono le vittorie che ha portato a casa».
Quanto peseranno le tre partite successive a questa nelle scelte di formazione?
«Peserà in funzione di quella che dev’essere una corretta dinamica dei metri da fare per diversi calciatori in partite così ravvicinate, perché non è tanto quello che scelgo e che nella partita non potrà farne parte, ma il cumulo dei metri da fare in queste partite, il fardello di pressioni da un punto di vista emotivo, di dover vincere tutte queste partite: ti stanca e ti mette nelle condizioni di dover tirare un po’ il fiato. Però i nomi che verranno scelti si equivalgono perché abbiamo composto una rosa per poter giocare tutte le partite al massimo, standoci dentro per vincere».
Nainggolan è reduce da un infortunio, giocherà dall’inizio contro il Frosinone? E Keita?
«La condizione fisica di Nainggolan è estrosa, mai normale (sorride, ndr): è un calciatore che anche in dieci minuti può dare l’impennata alla partita, si parla di vampate nel suo modo di giocare. Ora è completamente recuperato, è uno che non sente molto la fatica, non gli crea moltissimi problemi: averlo a disposizione ci dà molto piacere. Keita è un calciatore con il timbro top, ha questa convinzione e sfacciataggine di andare a proportela contro qualsiasi avversario e sempre. Bisogna stare un po’ attenti a quello che sarà il pacchetto di partite e valutare chi può essere meglio in una partita e chi nell’altra, per le caratteristiche che hanno, non per la forza. I nazionali tornati dopo la sosta sono nelle condizioni di giocare, così come gli internazionali rimasti alla Pinetina con me».
Tra le grandi si tende a avere troppi infortuni: da cosa dipende? A gennaio servono rinforzi?
«Io ho una mia teoria sugli infortuni: succedono di più alle grandi squadre perché c’è più pressione e tensione nel dover portare a casa il risultato. La testa intasata crea tossine al muscolo. Le grandi squadre hanno un cumulo di partite importanti, può succedere che qualcuno si faccia male. Non mi sembra che l’Inter ne abbia avuti moltissimi, siamo nella norma per quello che può succedere, siamo in grado a far fronte a eventuali problemini che possono accadere, perché la nostra rosa ci permette numericamente di poter gestire queste vicende. E’ chiaro, se succedono tutte nello stesso ruolo, qualche problema di modificare qualcosa devi averlo pronto, o adattare qualche giocatore in altri ruoli, ma si può fare facilmente in una rosa come quella dell’Inter, che ha giocatori duttili a livello tattico e di qualità. Per il momento non ne sentiamo la necessità, non vediamo qualcosa di assolutamente importante da fare nel prossimo mercato, poi è chiaro che questa apertura di possibilità che ci vengano a chiedere un calciatore o di trovare un’occasione ci deve trovare pronti, perché gli altri faranno lo stesso».
In una rotazione, chi può fare da alternativa ai terzini?
«Nella difesa a quattro, oltre a D’Ambrosio e Asamoah che sono disponibili, non ce ne sono moltissimi perché si tratta di andare a difendere uno contro uno, contro il Tottenham ha giocato abbastanza bene Skriniar, che è una cosa che possiamo andare a riusare. Possiamo cambiare l’atteggiamento di mettere due a tutta fascia sugli esterni e tre centrali puri in mezzo, come si fa di solito nella difesa a tre o a cinque, in base a come viene stimolata e usata. Per quanto riguarda Vrsaljko, siamo fiduciosi di recuperarlo in poco tempo: giochiamo questa partita e poi valutiamo. Dalbert, purtroppo per mia scelta, non può e non avrebbe potuto essere in campo in Champions League ed è un dispiacere, un peccato: stava attraversando un buon momento, ha qualità tutte da scoprire, anche per i nostri tifosi, che non l’hanno visto al pieno della condizione. Mi farebbe piacere che potesse esprimersi al meglio così tutti si accorgerebbero del calciatore che è».
Ti aspettavi un Politano così positivo?
«Politano me lo aspettavo così, anzi me lo credo anche meglio di quello che abbiamo potuto valutare in Nazionale, dov’è entrato e ha evidenziato questa personalità, questa dote caratteriale di prendere palla sui piedi, puntare gli avversari e creare sempre qualcosa di imprevisto. Poi è stato premiato, anche grazie alla palla eccezionale di Gagliardini, su cui Politano ha fatto una deviazione di qualità ed estro, ma ha potenzialità per mettere anche qualcosa in più».
Come hai trovato Icardi dopo il primo gol in Nazionale?
«Icardi è uno specialista della materia, è quello che, dove pesa di più a livello emotivo, il pallone lo sente più leggero di altri e riesce sempre a metterci qualcosa di suo, in base al coraggio, al carattere e alla personalità che ha nel confronto con la porta. Da questo punto di vista secondo me verremo sorpresi perché Icardi ha potenzialità veramente infinite nel numero di gol, noi vogliamo aiutarlo sempre di più, metterlo in condizione di potersi esprimere nella sua caratteristica. La cosa altrettanto importante è che si sta dannando l’anima per poter essere di raccordo con la squadra, per creare quel fraseggio sulla trequarti che gli permette di andare a trovare ancora più spazi in area di rigore».
Bisogna aspettarsi qualcosa di più di Perisic o essere soddisfatti così?
«Dipende cosa si va a imputare a Perisic: il fatto che fa vedere poca qualità o i recuperi di cento metri fatti di forza e vantaggio per la squadra perché mette a posto tante situazioni? Facendo un lavoro a tutto campo, senza nascondersi, è chiaro che è chiamato a una fatica totale e a un supporto completo per la squadra. A me va bene così perché grazie a lui si trova l’equilibrio della squadra, pulisce qualcosa che è un po’ scomodo per le sue qualità, se deve puntare l’avversario dopo due rientri di cento metri ha meno freschezza e balza meno agli occhi la sua potenzialità offensiva. Questo a livello generale, poi è chiaro che, essendo un attaccante esterno, questo fatto di andare di là all’avversario sulla linea difensiva comporta che ci si guadagna sempre qualcosa, si portano a casa situazioni importanti nell’uno contro uno e negli attacchi degli spazi, così si crea sempre qualcosa di importante per la squadra. Questo è quello che dovrebbe fare Perisic, da punta esterna, poi ovvio che se lui torna meno a raddoppiare sul terzino è chiaro che va due volte in più in avanti: se la condizione della partita gli determina questo, poi quei metri lì li spende da una parte e li trova da un’altra».
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