
L’intervista all’attaccante dell’Inter Keita Baldé dalle colonne di “Tuttosport”: il senegalese parla di passato, presente e futuro
Di seguito l’intervista a Keita Baldé:
Eliminazione dalla Champions League.
«E’ stato un grande peccato, volevamo tutti la qualificazione, ma è andata così. Il calcio però permette ogni weekend di voltare pagina, ci sono nuove opportunità e bisogna guarda avanti»
Cosa è mancato per superare il girone?
«Un po’ di fortuna, ma anche la consapevolezza dei nostri mezzi, delle nostre possibilità. Potevamo passare il turno se avessimo messo più testa e cuore, in quel modo forse sarebbe girata a nostro favore».
Si riparte dall’Europa League: l’Inter può arrivare in fondo?
«L’Europa League è una competizione da non buttare, è importantissima, è una vetrina. Dopo l’eliminazione dalla Champions League, come società e squadra, ma anche per la storia del club, dobbiamo puntare a vincere il trofeo».
E in campionato dove può arrivare l’Inter?
«Non abbiamo un obiettivo fisso. Dobbiamo sicuramente migliorare e provare a rimanere fino a maggio fra le prime tre. Dobbiamo stare lì».
Ma la Juventus è irraggiungibile?
«La Juventus è una società molto forte e ha una squadra altrettanto importante. Questo lo sappiamo, ma anche l’Inter lo è. Loro però vincono da tanti anni e questo ha fatto crescere molto la loro mentalità. Inoltre ormai in Italia sono tutti abituati a darla per campione d’Italia a dicembre, ma il campionato è ancora aperto, mancano tante giornate. Vedremo».
Nello scontro diretto di Torino del 7 dicembre ha notato tutta la differenza di punti che c’è fra le due squadre?
«Sinceramente no, in campo non ho avuto l’impressione di questo fumo che avvolge ogni discorso che si fa sulla Juve, i commenti dei tifosi o degli addetti ai lavori sulla loro imbattibilità. Noi abbiamo avuto l’opportunità di fare gol due volte prima di loro e se fossimo passati in vantaggio sarebbe diventa dura per loro. Noi rispettiamo la loro forza, ma anche loro penso rispettino la nostra. Secondo me non è impossibile batterla».
Il presidente Zhang durante la festa di Natale ha fatto un discorso molto forte: da dentro la sente anche lei questa voglia della proprietà di tornare ai vertici?
«La mentalità del presidente mi piace molto, è una persona che dà entusiasmo e lo sa trasmettere. Il presidente ha voglia di fare e questa cosa la sento in prima persona fin da quando sono arrivato. Quando ero alla Lazio non potevo conoscere bene i progetti della società, ma sono certo che due, tre anni fa non fosse così. Suning ha portato un’organizzazione migliore, si può costruire una base solida e puntare a determinati traguardi».
Come ha trovato l’Inter? E’ come se l’aspettava?
«Mi immaginavo fosse una grande società e così l’ho trovata. Per altro fin da quando ero piccolino seguivo spesso le partite delle due milanesi: a mio papà piaceva il Milan degli olandesi e da quel momento si era affezionato, invece io seguivo di più l’Inter perché guardavo Adriano, Martins e Zlatan Ibrahimovic. Alla PlayStation n prendevo sempre i nerazzurri e poi è pure arrivato il mio idolo Samuel Eto’o».
Fra l’altro lei e l’Inter vi siete sfiorate tante volte negli anni scorsi.
«E’ vero, si è parlato di me due o tre volte, ma secondo me il trasferimento è arrivato al momento giusto».
In estate l’Inter sembrava vicina a prendere Vidal, poi Spalletti ha preferito avere un esterno: la vive come una responsabilità in più?
«Non la vivo così. Sono fiero di essere qua e che il mister mi abbia scelto».
Il tecnico ha dimostrato nei fatti di puntare su di lei: dall’inizio o a gara in corso l’ha quasi sempre schierata.
«Il mister ha le idee chiare e sa quello che fa».
Che Keita abbiamo visto finora all’Inter?
«Il meglio lo dovete ancora vedere. Diciamo che sono al 60-70%».
Nei talent arriva un momento in cui i concorrenti fanno un appello agli spettatori per votarli. Lei è arrivato in prestito con diritto di riscatto: cosa direbbe all’Inter per convincere i dirigenti a spendere 34 milioni per acquistarla dal Monaco?
«L’Inter mi deve riscattare perché farebbe un affare. Ho entusiasmo come il nostro presidente e voglio aiutare la squadra a crescere».
Il fatto che Beppe Marotta, che la voleva pure alla Juve, sia diventato il nuovo ad dell’Inter può essere un aiuto per il suo riscatto?
«Non so se può essere un alleato per la mia situazione, ma di sicuro sarà un aiuto non solo per me, ma per tutta l’Inter perché è un grandissimo professionista».
Perché lei che è nato in Spagna non ha il doppio passaporto, ma solo quello senegalese?
«Dovevo prenderlo quando arrivai alla Lazio, poi ci furono dei contrattempi e fui tesserato da extracomunitario. Però nel 2019 arriverà il passaporto spagnolo, manca poco. Anche perché tutti i miei fratelli, tre maschi e una femmina, hanno la doppia cittadinanza»
Ci sono tante leggende sul suo addio al Barcellona, come uno scherzo fatto a un compagno durante un torneo in Qatar.
«Quello fu uno scherzo, niente di più. Però quanto accadde dopo fu la classica goccia che fece traboccare il vaso, ma non ci voglio tornare sopra».
Com’era Icardi a Barcellona?
«Vivevamo insieme nel convitto della Masia. Io ero al Barcellona da quando avevo 9 anni, poi mi trasferii lì ai 15 e incontrai Mauro che era già arrivato da qualche tempo. Direi che Mauro Icardi era più o meno lo stesso di oggi, particolare, fatto tutto a modo suo. L’iguana in camera? Lasciamo perdere, meglio non entrare in alcuni argomenti».
Barcellona, Roma, Montecarlo, Milano: quale città sceglie?
«Tutte hanno cose buone, a Roma c’è grande storia e un bel clima, a Milano nei giorni scorsi ci siamo allenati con i pinguini. Però se devo scegliere, mi tengo Milano».
Monaco?
«Avevo percepito che qualcosa non andasse già dopo il Mondiale: hanno un bel gruppo, giovani interessanti, ma il loro primo obiettivo è vendere. Però auguro il meglio al club».
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