
Come spesso accade nei confronti dell’Inter, la giustizia usa pesi e misure diverse rispetto ad altre squadre, Juventus su tutte. Negli ultimi anni sono ben 5 gli episodi simili a quelli di ieri, in cui si registra una quantomeno vergognosa disparità di trattamento tra le varie società coinvolte
PORTE CHIUSE – In seguito alla sfida di ieri sera Inter-Napoli, contornata da episodi di cori a sfondo razzista e di discriminazione territoriale, il giudice sportivo ha deciso per la chiusura a porte chiuse di San Siro per due giornate, più una con chiusura del secondo anello verde, oltre alla chiusura del settore ospiti in vista della prossima sfida in trasferta di Serie A, contro l’Empoli, in programma sabato 29 dicembre. Una sentenza durissima, che lascia l’amaro in bocca soprattutto per i tifosi che devono – come sempre – rimetterci per colpa di pochi – permettete il termine – imbecilli. Quello che lascia più amareggiati (per non utilizzare altri termini) è però la solita disparità di trattamento tra l’Inter e le altre squadre, Juventus su tutte. Sia a livello mediatico (qualcuno ricorda simili processi per i noti cori contro Eto’o o Balotelli che riempivano gli stadi di mezza Italia solo qualche anno fa?), sia a livello di giustizia sportiva.
PRECEDENTI – Di precedenti che riguardano altre squadre, se ne potrebbero prendere parecchi. Il 2 ottobre 2018, per esempio, il giudice sportivo obbligava la Juventus a giocare con primo e secondo anello chiusi per una sola gara a seguito di “insulti di matrice territoriale e un coro discriminatorio di matrice evidentemente razziale nei confronti del giocatore della Soc. Napoli Koulibaly”. Un comportamento simile a quello che ha portato alla chiusura dell’intero stadio di San Siro per ben due giornate nei confronti dell’Inter. Un altro esempio? Il 23 gennaio 2018, la Curva Nord dell’Atalanta si rendeva protagonista di “cori espressione di discriminazione razziale nei confronti del calciatore del Napoli Koulibaly“, con chiusura poi del suddetto settore per una sola giornata. Il terzo esempio riguarda un’altra società: la Lazio. Il 4 febbraio 2016 tre settori dello Stadio Olimpico (Curva Nord, Distinti Tevere Lato Nord” e “Distinti Monte Mario Lato Nord” vennero condannati a restare chiusi per una giornata, a seguito di cori razzisti sempre nei confronti di Koulibaly, con tanto di sospensione momentanea della gara. Sempre Lazio e Juventus sono protagoniste di altri due episodi il 2 marzo 2017, quando il giudice sportivo delibera di non adottare provvedimenti sanzionatori nei confronti delle due società a seguito di cori di matrice razziale (nei confronti, rispettivamente, di Rudiger della Roma e sempre Koulibaly del Napoli) e di discriminazione territoriale. L’ultimo precedente da citare risale invece al 3 gennaio 2018, quando venne chiusa la Curva dell’Hellas Verona per cori razzisti nei confronti di Matuidi della Juventus.
DUE PESI E DUE MISURE – Insomma, a rimetterci deve sempre e solo essere l’Inter. In ogni situazione. Alzi la mano chi ricorda processi mediatici per questi episodi. Alzi la mano anche chi conosce il motivo per il quale la Juventus, per gli stessi medesimi capi di imputazione, abbia avuto una sentenza ben più morbida rispetto a quella impartita ai nerazzurri. La solita vergogna tutta all’italiana.
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