
L’ex arbitro Graziano Cesari è intervenuto in collegamento con “Tiki Taka – Speciale”. Questa la sua ricostruzione delle vicende legate a Inter-Napoli, ai cori razzisti contro Kalidou Koulibaly e alla direzione di gara da parte dell’arbitro Paolo Silvio Mazzoleni.
COSÌ FUNZIONA – Graziano Cesari spiega come si deve arrivare alla sospensione di una partita, in questo caso Inter-Napoli: «Non spetta mai all’arbitro, assolutamente no. C’è il responsabile dell’ordine pubblico che deve sospendere, non iniziare, sospendere temporaneamente oppure definitivamente la partita. L’arbitro è solamente un tramite in questo caso, non ha un potere decisionale su quelli che sono i cori razzisti oppure di discriminazione territoriale. La conduzione della partita è molto facile: per trequarti della partita è stata semplicissima per Paolo Silvio Mazzoleni, poi c’è questo episodio all’81’ e qui sfido chiunque a dire che il direttore di gara non ha applicato correttamente il regolamento. Matteo Politano va via sulla fascia, si vede che è in contropiede e proprietario del pallone, le due aperture con la mano destra di Kalidou Koulibaly interrompono la sua corsa. Il regolamento, alla regola 12, parla che quando si interrompe la progressione di un avversario è automatico il cartellino giallo, quindi Mazzoleni non ha fatto altro che applicare il regolamento, così come l’ha fatto non dico in maniera severa o pignola a mostrare il cartellino rosso sull’applauso ironico di Koulibaly. Ricordiamo che ci sono degli esempi sicuramente positivi, poi dipende dalla sensibilità e dall’oggettività, dal lato umano di una persona: quello di Massimiliano Irrati all’Olimpico (sospesa Lazio-Napoli del febbraio 2017 proprio per cori contro Koulibaly, ndr) è stato un gesto eclatante, fuori dal regolamento e da quanto scritto da tutti i protocolli ma sicuramente importante, perché da quel momento la partita ha preso un altro indirizzo».
SCELTE DIFFERENTI – «Io non sto parlando di coraggio, perché è inevitabile che per fare l’arbitro ci vuole coraggio, parlo di sensibilità personale. L’insufficienza (per l’arbitro Mazzoleni sui giornali dopo Inter-Napoli, ndr) deriva secondo me proprio da questa poca sensibilità, io devo dire che ho visto in TV la partita, non ero a San Siro e non so se questi buuu o se questi cori di discriminazione territoriale siano stati tanti o pochi, però il telecronista spesso parlava di queste situazioni, quindi inevitabilmente mi aspettavo l’interruzione della partita proprio per dare continuità. Non basta l’annuncio dell’altoparlante, è troppo generico e troppo molle come significato. Qui inneschiamo un discorso estremamente complicato. È chiaro che il responsabile dell’ordine pubblico impartisce gli ordini di continuare o no la partita, però attenzione che ci sono dei regolamenti anche se tu vai fuori dal campo. Le NOIF dicono che se io vado via perdo la partita 0-3, così come se il responsabile dell’ordine pubblico interrompe la partita e individua la parte di tifoseria che in quel momento sta facendo queste cose perde la squadra di casa 0-3. Ecco che c’è un regolamento secondo me farraginoso, questo secondo me è molto difficile. Io, come tanti altri, probabilmente avrei interrotto la partita, ma c’è qualcun altro che non lo fa perché non ha un input sensibile. Non possiamo completamente imputare a lui questa negligenza, fino a che c’è il regolamento io lo applico».
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