Per un’Inter che ricostruisce, o almeno ci prova, c’è un’Inter (Primavera) che gioisce, e ci riesce: l’Under 19 di Vecchi è Campione d’Italia, anche e soprattutto grazie al lavoro del tecnico “traghettatore”. Dalla Primavera alla Prima Squadra, dalla Prima Squadra alla Primavera, una doppia andata con ritorno: poi il successo finale, che fa riflettere sulle due rose allenate e guidate in questa stagione fatta di alti e bassi per la società nerazzurra
INTER OPPOSTE – L’Inter Primavera ha appena vinto lo Scudetto di categoria battendo 2-1 i pari età della Fiorentina in finale. Il tutto sotto gli occhi di Stefano Pioli – ex tecnico nerazzurro, neo tecnico viola -, ma soprattutto di Piero Ausilio, che quest’anno di meriti ne ha pochi a livello giovanile, mentre sono molte di più le sue colpe per quanto riguarda la Prima Squadra. Già, quell’Inter che è arrivata settima in Serie A, senza accedere né alla prossima edizione dell’Europa League né tantomeno alla Champions League, a differenza della Primavera che nella prossima stagione andrà addirittura a giocarsi la Youth League (la Champions League Under 19). I giovani hanno seguito alla perfezione Stefano Vecchi, che al terzo anno in panchina è riuscito a completare il suo personale Triplete (Torneo di Viareggio 2015, Coppa Italia 2016 e Scudetto 2017), i più esperti invece no e sono affondati con qualsiasi guida negli ultimi anni, compresa quella ad interim di Vecchi (prima al posto di Frank de Boer, poi al posto del già citato Pioli), che ha messo subito in evidenza i tanti difetti atletici e psicologici della rosa a disposizione: si tratta in assoluto di due Inter diametralmente opposte, c’è poco da fare e molto da dire.
PORTIERI – La prima differenza si nota tra i pali, dove da una parte figura Samir Handanovic, dall’altra Michele Di Gregorio. Il primo – sano come un pesce – fa parate sensazionali ed errori inaccettabili, il secondo – rientrato dopo un grave infortunio – è molto meno artistico e più concreto. Handanovic parla poco e quando lo fa, purtroppo, dimostra di non essere un leader, avendo dichiarato a più riprese di voler giocare in Champions preferendo niente piuttosto che l’Europa League. Di Gregorio, invece, da capitano ha alzato meritatamente il trofeo del campionato appena vinto, perché guida in campo e fuori i suoi compagni più piccoli. E non è un problema aver subìto il rigore della Fiorentina, rigore che magari il più esperto Handanovic avrebbe parato: un portiere è decisivo nell’arco di tutti i 90′ e per tutta la stagione, non solo in un episodio sporadico. Il portiere spesso non è considerato prioritario, in realtà permette di mettere al sicuro molti punti nelle varie competizioni: qualcuno ai piani alti rifletta sul concetto di numero uno per la porta dell’Inter.
DIFENSORI – La situazione si fa più drammatica in difesa, dove l’Inter ha in Joao Miranda il suo leader, invece l’Inter Under 19 può vantare Zinho Vanheusden. Il brasiliano è stato il primo ad andare mentalmente (e fisicamente) in vacanza una volta compromessa la stagione, il belga è stato l’ultimo a mollare e infatti è stato premiato come miglior giocatore della fase finale del campionato, con tanto di gol decisivi che hanno aperto le marcature contro ChievoVerona e proprio in finale contro i viola. Miranda è un centrale difensivo completo e affidabile, senza fronzoli, ma forse arrivato in anticipo a fine carriera per una stanchezza più mentale che fisica. Vanheusden, al contrario, è il nuovo che avanza e in futuro potrebbe imporsi come regista difensivo dell’Inter, perché ha qualità tecniche superiore alla media e tatticamente sta crescendo di anno in anno, pur non essendo ovviamente ancora pronto. Per quanto riguarda gli altri, la grinta di Gary Medel si scontra con la fisicità di Andrew Gravillon, i limiti dell’ormai consacrato Danilo D’Ambrosio potrebbero essere superati dal giovane Alessandro Mattioli, mentre le doti di spinta di Cristian Ansaldi sono un miraggio per il meno dotato Andrea Cagnano: una linea difensiva a quattro agli antipodi… e quest’anno ha funzionato solo quella della Primavera, quindi occhio alle qualità richieste nel prossimo pacchetto arretrato.
CENTROCAMPISTI – Il parallelo non cambia in mezzo al campo, dove la Prima Squadra deve ancora vedere all’opera il talento di Geoffrey Kondogbia, mentre la Primavera ha notato immediatamente quello di Theophilus Awua. Il francese è stato strapagato dall’Inter per fare la differenza nella doppia fase di gioco, il nigeriano rischia di essere rispedito al mittente (Spezia) per motivi forse più disciplinari che tecnico-tattici, ma tra i pari età ha dimostrato di essere un pesce fuor d’acqua per qualità nettamente superiori. Kondogbia ha fatto della discontinuità il suo credo, nonostante l’impegno, e non riuscirà mai a superare determinati limiti tecnici. Awua tutto l’opposto, dato che è stato poco continuo nell’impegno, ma assolutamente concreto quando ha deciso di fare la differenza, infatti spesso si è imposto come regista della squadra, ma senza far mancare interdizione e inserimenti, praticamente ciò che manca da anni all’Inter. Osservando gli altri, la concretezza di Roberto Gagliardini sulla linea mediana echeggia quella di Marco Carraro, centrocampista tuttofare seppur meno elegante dell’ex atalantino, invece l’indisciplinatezza di Marcelo Brozovic è identica a quella di Xian Emmers prima della correzione attuata da Vecchi, che ha dato al belga una collocazione tattica più offensiva (proprio come fatto con il croato), ottenendo prestazioni all’altezza e con meno errori, un vero successo (quello che ci si aspettava da Joao Mario). In questo caso la costruzione del trio di centrocampo è piuttosto simile tra le due squadre, ma cambiano i risultati: qualità e quantità vanno di pari passo, ciò che manca all’Inter sono gli attributi e la voglia di sudare per la maglia.
ATTACCANTI – Infine l’attacco, dove l’Inter può confidare esclusivamente in Mauro Icardi, invece la Primavera va sempre sul sicuro con Andrea Pinamonti. Il numero 9 dei grandi è letale in area di rigore, il numero 9 dei piccoli lo è di meno, ma segna tanto ugualmente. Icardi è un centravanti vecchio stampo che non dà scampo ai portieri avversari, ma non è ancora entrato nell’ottica giusta per quanto riguarda il gioco collettivo, soprattutto spalle alla porta e lontano dall’area di rigore. Pinamonti, invece, è una prima punta che riesce a sfruttare la sua fisicità per far salire la squadra e sa disimpegnarsi anche in posizione più defilata e arretrata, svariando sul fronte offensivo facendo movimenti da attaccante già navigato. Il fatto che Icardi sia il capitano “chiacchierato” e strapagato (ma comunque serio e professionale in campo) di un’Inter finora perdente, e Pinamonti il bomber attaccato alla maglia e umile (nonostante abbia bruciato le tappe) di un’Inter Primavera subito vincente, fa riflettere perché si tratta di due centravanti diversissimi, ma complementari e pertanto è ipotizzabile pensare a un futuro in cui l’uno non escluda l’altro. Per gli altri, la corsa e i cross (sbagliati) di Antonio Candreva non vengono bissati da Matteo Rover (e Axel Bakayoko), che corre anche di più e preferisce segnare anziché servire i compagni, mentre il talento di Ivan Perisic può essere d’ispirazione per Rigoberto Rivas, sebbene il primo sia un giocatore prettamente di fascia e il secondo a tutto campo. Anche in questo caso il tridente offensivo giovanile è costruito in maniera diversa rispetto a quello adulto: entrambi portano gol, ma evidentemente in Prima Squadra ci sono accorgimenti da fare per rendere i gol concreti e pesanti.
DA VECCHI A SPALLETTI – Avendo già sottolineato il grande lavoro fatto da Vecchi con la Primavera, e solo in parte con la Prima Squadra, adesso tutti i riflettori saranno puntati sul nuovo allenatore dell’Inter: Luciano Spalletti. L’ex tecnico della Roma dovrà ripartire da quel poco che si salva dell’Inter lasciata da Vecchi dopo il successo casalingo contro l’Udinese, aggiungendo un pizzico di quello che sempre Vecchi ha costruito negli ultimi mesi con la Primavera: profili come Di Gregorio e Awua, ma soprattutto come Vanheusden e Pinamonti, potrebbero essere utilissimi per l’Inter di Spalletti di oggi e, in particolare, di domani. In Prima Squadra dovrebbero essere promossi solo i giovani più talentuosi e meritevoli, Spalletti negli anni a Roma ne ha lanciati un po’, quindi qualcosa si potrebbe ottenere sfruttando il saggio lavoro di Vecchi. Di certo l’Inter non tornerà ai vertici grazie alle parate di Di Gregorio, ai lanci di Vanheusden, ai palloni rubati e gestiti da Awua, e ai gol di Pinamonti, però sarebbe interessante completare la rosa e dare una chance a questi ragazzi anziché insistere su giocatori mediocri e spesso pagati più del dovuto per portarli a Milano. L’Inter promessa dal Suning Group a Spalletti prevede grandi nomi e, in attesa della sessione estiva del mercato, la speranza è vedere più di un’uscita in favore del nuovo che avanza: il tecnico toscano porterà in ritiro questi freschi Campioni d’Italia, poi toccherà all’Inter costruir loro un futuro radioso, senza ripercorrere gli errori già fatti in passato con altri talenti, troppi e tutti (o quasi) bruciati anzitempo e sperduti chissà dove. Buona fortuna, ragazzi… e grazie, Vecchi!
Contenuto generato e fornito da Inter-News – Ultime notizie Inter
Leggi la notizia completa qui: Inter-News http://ift.tt/2s0SAAp
via IFTTT http://ift.tt/2rgeNx1 visita la nostra pagina fb: http://ift.tt/1VotyWY
