Torino-Inter: 2 legni, 0 punti! Errori, prevedibilità e disperata mossa-Ranocchia

Andrea Ranocchia

L’Inter si ferma: dopo il pareggio nel derby infrasettimanale, in casa del Torino arriva un KO per 1-0 a causa di un errore difensivo e tanta inconsistenza offensiva. Nonostante la partita praticamente dominata, dal possibile terzo posto l’Inter si trova a rischiare di retrocedere al quinto

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Spalletti per affrontare il Torino: Handanovic; Cancelo, Skriniar, Miranda, D’Ambrosio; Gagliardini, Brozovic; Candreva, Borja Valero, Perisic; Icardi.

MODULO – Dopo quattro partite consecutive giocate con lo stesso undici, Spalletti varia un undicesimo della sua Inter: nel 4-2-3-1 odierno c’è Borja Valero sulla trequarti al posto di Rafinha, che rifiata dopo il tour de force delle ultime settimane.

PRIMO TEMPO – L’Inter imposta la propria prestazione attraverso il gioco sulle fasce per provare a sfruttare i cross – soprattutto dalla destra – verso l’area di rigore, ma manca come di consueto la precisione sia nella costruzione sia nella finalizzazione. Al 20′ la traversa di Perisic di testa su azione d’angolo. Al 36′ il Torino trova il vantaggio grazie al gol dell’ex Ljajic, che prende in contro tempo la difesa dell’Inter dopo un involontario assist di Perisic a De Silvestri nel tentativo di anticipare Belotti. L’Inter insiste riversandosi in attacco, ma niente da fare. Il primo tempo termina 1-0: l’Inter fa la partita, il Torino segna.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa la situazione non cambia, anzi: l’Inter continua a fare la sua partita, provando a sfondare anche per vie centrali, ma il Torino si difende con tutto il proprio organico. Al 59′ primo cambio: fuori Candreva, dentro Rafinha. Il brasiliano si piazza largo a desta sulla trequarti, anche se svaria come al solito su tutto il fronte. L’Inter guadagna imprevedibilità, ma non pericolosità sotto porta. Al 68′ secondo cambio per Spalletti: fuori Borja Valero, dentro Karamoh. Il francese agisce da ala destra, di conseguenza Rafinha si accentra alle spalle di Icardi. La modifica dà i suoi effetti perché al 70′ è clamoroso il palo di Rafinha sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Nel finale Karamoh e Rafinha si invertono, provando a sfruttare la freschezza del francese al tiro da posizione più centrale, ma a destra inizia a sentirsi la stanchezza di Cancelo, meno presente in fase di spinta rispetto a inizio gara. Al 87′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori D’Ambrosio, dentro Ranocchia. Il centrale difensivo italiano si piazza al fianco di Icardi in un disperato 3-2-3-2 in cui Cancelo accorcia da terzo di difesa e Miranda si allarga sulla sinistra per bilanciare il reparto arretrato. Non serve a molto dato che il Torino si difende sempre con cinque giocatori in linea e in mezzo i mediani fanno densità per non permettere all’Inter di finalizzare l’azione dalla distanza. Il secondo tempo termina 1-0: il Torino ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo, l’Inter non sa reagire.

PROTAGONISTA – Quando si perde va (ri)cercato il peggiore in campo e, in questo caso, bisogna attenersi agli episodi: Perisic. Una traversa e un assist involontario nel giro di un quarto d’ora condizionano la partita e costringono l’Inter alla resa: con un pizzico di fortuna si sarebbe parlato di uno 0-1 firmato proprio dall’ala croata, ma purtroppo la sorte stavolta non è stata benigna. Per il resto Perisic – senza dubbio sfortunato – non brilla come ci si aspetta da lui, sebbene gli altri compagnia non facciano tanto meglio. Risparmiato.

COMMENTO – Quando domini, pur non brillando, e torni a casa con la casella “zero” sia alla voce “gol fatti” sia soprattutto a quella “punti”, qualcosa non va. E quel qualcosa spesso è da ricercare semplicemente nei giocatori scesi in campo che, ormai da anni, falliscono gli appuntamenti da non fallire: una vittoria avrebbe riportato l’Inter al terzo posto (sfruttando la sconfitta della Roma), la sconfitta rischia di rivederla sprofondare al quinto (dipende da Udinese-Lazio). Non c’è da meravigliarsi se Handanovic non è impeccabile nel gol subito, se D’Ambrosio è costantemente il peggiore, se Brozovic rischia in situazioni di svantaggio, se Candreva è nullo in tutto ciò che fa e così via. Certo, poi c’è anche la sorte: altri due legni colpiti… Spalletti non può inventarsi molto, come dimostrato dalla mossa disperata nel finale: Ranocchia centravanti ed Eder seduto comodamente in panchina. Anzi, è perfino costretto a far rifiatare Rafinha in favore di un Borja Valero che non ne ha più. Eppure Spalletti qualcosa avrebbe potuto prevederla: squadra troppo stanca, un po’ di turnover? Provare a rilanciare Dalbert al posto di D’Ambrosio? Karamoh dall’inizio per Candreva? Così, giusto per non presentarsi con una formazione troppo prevedibile e poco lucida. Ma ormai è andata, pazienza. L’Inter resta in corsa per il piazzamento in Champions League, ma un passo falso come questo non dovrà verificarsi più: adesso si va in casa dell’Atalanta e bisogna sfruttare i punti recuperabili grazie al derby di Roma, stop.

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