A tutto Maicon: “Champions momento speciale. Io e Mourinho…”

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Douglas Maicon, ex terzino dell’Inter, è stato intervistato da “Sky Sport” per la trasmissione “I signori del Calcio”. L’eroe del Triplete nerazzurro ha parlato della sua esperienza a Milano dall’arrivo fino all’addio

SOGNO REALIZZATO – «Da quando sono nato il mio sogno era diventare un calciatore. L’ho realizzatoe sono felice di questo, posso dare ancora molto. Il mio idolo? Sicuramente mio padre, ma nel mio ruolo ci sono tanti giocatori come Cafù e Belletti. Ognuno ha la sue caratteristiche. Mio padre allenava nella squadra del settore giovanile del mio paese. Una volta mancava il terzino e mio padre mi ha schierato in quel ruolo».

ARRIVO ALL’INTER – «Il direttore Oriali ha contattato il mio procuratore, poi lo stesso direttore mi ha chiamato chiedendomi se volessi andare all’Inter. È stata una cosa veloce. Il mio obiettivo era giocare in una squadra importante in Europa. Sono contento di aver giocato con l’Inter. Ringrazio tutti. Per me Moratti è unico, coccola i suoi ragazzini e dice le cose in faccia. Questo è importante. Per me sarà l’unico presidente che l’Inter avrà, è unico».

IBRAHIMOVIC – «Zlatan è un grandissimo giocatore. In campo faceva sempre la differenza. Sono fortunato ad aver giocato con giocatori come lui. Non si può litigare (ride, ndr). Lui però è tranquillissimo, insieme abbiamo fatto tanto. La settimana prima di Parma-Inter è stata dura. Ibra non stava bene fisicamente, ma lui ci diceva di stare tranquilli e che avrebbe fatto la differenza una volta entrato. Così è stato».

SPECIAL ONE – «Mourinho è stato corretto con tutti. Quando ha fatto la prima riunione ha detto cosa voleva da noi e tutti abbiamo capito che personaggio era. Lui è bravissimo a mettere i giocatori in condizione di fare le grandi partite. Mentalmente è speciale».

CURIOSITÀ – «Contro il Siena avevo fatto la scommessa con Mourinho. Mi mancava un’ammonizione ed erano vicine le vacanze di Natale e io volevo rimanere qualche giorno in più in Brasile, quindi quando ho fatto la doppietta mi sono tolto la maglia per essere squalificato. Lui è corso da me per fermarmi, ma sono stato più furbo».

CHAMPIONS LEAGUE – «Momento più bello? Quando abbiamo vinto la Champions League con l’Inter. È stato un momento importante per i giocatori, ma soprattutto per il presidente. Quella squadra aveva tanti leader, ma ognuno lottava per l’altro. Quella era la nostra forza. Il momento più importante è stato a Kiev. Se perdevamo andavamo fuori dalla Champions. Eravamo stanchi ed è stato importante quel momento. Vincere contro il Chelsea ha dato una carica fortissima. Contro il Barcellona siamo stati bravi a vincere la prima partita. Quando Thiago è stato espulso abbiamo parlato tra noi difensori dicendoci di dimostrare quanto facevamo in allenamento. Eto’o e Pandev facevano i terzini. Ci è andata bene. La sofferenza finale è stata proprio da semfinale di Champions. Da fuori sembrava facile che dopo aver eliminato il Barcellona avremmo vinto contro il Bayern, ma non era così. La finale l’abbiamo affrontata nel migliore dei modi. Abbiamo fatto una partita perfetta concedendo pochissimo, poi Milito viveva un momento magico e ha fatto la differenza».

FESTEGGIAMENTI – «È andato tutto perfettamente. C’era anche la mia famiglia. Abbiamo meritato perché abbiamo fatto una grandissima competizione. Non è facile fare il Triplete. Sono dei bei ricordi e rimarremo nella storia per sempre. La gente quando vado a Milano si ricorda sempre. C’erano 60 mila persone alle 6 del mattino. Non è una cosa normale. È stato un regalo a tutti. Ognuno ha lavorato al meglio per entrare nella storia dell’Inter».

MIGLIOR GOL – «Quello contro la Juve è stato il gol più bello della mia carriera. Poi ho segnato in un momento importante del campionato contro un grande portiere come Buffon. Non è facile, le cose devono venire perfette. Ci sono tanti dettagli e non ci pensi neanche. Nonostante questo sentivo più la partita contro il Milan che quella contro la Juventus. L’ho capito vincendo il mio primo derby».

ADDIO INTER – «Era il momento di cambiare e cercare una nuova vita. Non ho scelto da solo, ma con i familiari. Purtroppo non è andata bene, ma era il momento di lasciare l’Inter. Non ho rimpianti».

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