Tattica di Spalletti ed esigenze di mercato: Inter, nel 3 e 1/2 compiti precisi

Luciano Spalletti Inter-Pordenone

Un anno di lavoro di Luciano Spalletti sulla panchina dell’Inter ha portato idee tattiche ben precise, da cui bisogna partire per cercare di capire chi può arrivare per migliorare la rosa nerazzurra

EVOLUZIONE TATTICA – Per non vivere solo di teorie campate per aria, quando si fanno dei nomi per il mercato dell’Inter non sarebbe una cattiva idea pensare al quadro tattico delineato da Spalletti nella sua prima stagione nerazzurra. Per migliorare la rosa bisogna capire i compiti che i singoli devono o dovrebbero assolvere per trovare i profili giusti, e negli ultimi mesi ci sono stati dei cambiamenti importanti. Facendo un riassunto veloce, Spalletti ha cominciato con un 4-2-3-1 che possiamo definire classico: difesa a quattro, due mediani di cui uno più di impostazione e uno più di copertura, un trequartista a dare sbocchi al gioco e inserimenti (almeno in teoria visto che parliamo della grande lacuna dello scorso mercato), due ali a fare gli esterni di fascia alla costante ricerca del cross e Icardi a finalizzare. Un modulo che nei primi mesi è stato solido, ma anche abbastanza sterile a livello di manovra e idee offensive. Qualche volta il tecnico ha provato poi il 4-3-3 usando Borja Valero o Gagliardini come vertici bassi, onestamente con risultati non indimenticabili. Poi però è arrivato il grande cambiamento: post-Napoli la squadra ha iniziato a mostrare un modulo ibrido con la difesa a quattro in non possesso e quella a tre in possesso, sull’esempio del lavoro svolto sempre da Spalletti lo scorso anno a Roma, ritrovando risultati dopo mesi di crisi e anche una nuova verve in attacco. Questo modulo, definito spesso a tre e mezzo, è da quanto si può capire quello che il toscano mira a implementare con continuità (considerato anche il lavoro negli ultimi anni a Roma), e quindi vediamone i ruoli e di conseguenza le necessità, ragionando su quanto si è visto negli ultimi mesi.

DIFESA – Iniziando dal reparto arretrato, i punti cardine sono due: la duttilità e la fascia scelta come offensiva. Il cuore del modulo a tre e mezzo infatti è l’alternanza tra la difesa a quattro in non possesso e quella a tre in fase di possesso: serve un terzino difensivo che sappia agire da terzo centrale (D’Ambrosio, ma anche Santon all’Inter, Rudiger a Roma) mentre quello sulla fascia opposta deve salire e trasformarsi in un centrocampista aggiunto supportando la fase offensiva con grande spinta (Cancelo quest’anno, Emerson Palmieri a Roma). Spalletti ha trovato il suo equilibrio con D’Ambrosio e Cancelo, e se il portoghese non riuscisse a essere riscattato si aprirebbe un nuovo casting nel reparto. Tradotto, il tecnico dovrebbe trovare il suo nuovo terzino offensivo a tutta fascia, tenendo in considerazione i vari Dalbert, Asamoah o qualcuno di nuovo da prendere e successivamente addestrare. La capacità di D’Ambrosio di adattarsi sia a destra che a sinistra facilita un po’ il lavoro, ma per gli equilibri del modulo trovare il giusto terzino offensivo è una problematica da non sottovalutare. Cancelo, per fare un esempio immediato, al netto dell’infortunio di inizio anno ci ha messo circa sei mesi per essere pronto.

CENTROCAMPO – Il centrocampo è il reparto su cui si fa più confusione. I mediani di Spalletti sono due e nel periodo post-Napoli i compiti sono stati divisi in modo chiaro: Brozovic regista basso, incaricato di gestire ritmi e tempi, Gagliardini a portare fisicità senza però rimanere statico. Il segreto della rinascita del numero 5 sta proprio qui: il tecnico lo ha riportato a giocare in verticale come faceva agli ordini di Gasperini. Non un mediano difensivo statico e tattico quindi, ma un box-to-box libero di correre, a cui sono richiesti anche inserimenti in area. A meno di cambiare il ruolo di Brozovic quindi se l’Inter cerca un centrocampista deve concentrarsi su elementi dinamici, con fisico, gamba e magari anche capacità balistiche. Certo, il numero 77 potrebbe anche adattarsi a fare lui questo lavoro a fianco di un altro regista, ma è tutto da vedere che Spalletti sia disposto a cambiare l’equilibrio (anche mentale del croato) faticosamente trovato.

ATTACCO – L’attacco è a livello qualitativo e numerico il reparto assolutamente da rinforzare con più urgenza in casa Inter. Ma anche qui, con attenzione a un paio di dettagli. Il modulo a tre e mezzo infatti ancora una volta vive di equilibri particolari: un esterno (Perisic oggi, El Shaarawy per dirne uno a Roma) è chiamato a equilibrare il modulo dalla parte del terzino difensivo, abbassandosi a centrocampo senza far mancare l’apporto in fase offensiva, l’altro invece si stringe dentro al campo, tagliando attorno alla prima punta. Questo secondo ruolo è tragicamente scoperto in casa Inter: Candreva è stato un fallimento totale, Karamoh ha mostrato buoni guizzi ma è chiaramente acerbo, Eder non è stato mai considerato da Spalletti. Questa è anche la principale differenza dal 4-2-3-1 classico: l’esterno in questo caso destro non è più un uomo di fascia chiamato a fare avanti e indietro come ha fatto Candreva negli ultimi anni, ma un attaccante chiamato a dare qualità, movimenti e riempire l’area, che però deve farsi trovare pronto nel coprire certe zone. Fatto salvo il ruolo di Icardi che dovrebbe essere intuitivo, resta da trattare il trequartista. Rafinha ha colmato la lacuna con intelligenza e classe, cosa non scontata perché messi insieme i tasselli riportati sopra il centrocampista offensivo deve essere bravo a muoversi negli spazi a seconda delle iniziative dei compagni: ora abbassarsi, ora allargarsi, ora farsi trovare in area. Serve lettura tattica, abitudine al ruolo e intesa, cose su cui bisogna lavorare. Se non tornasse Rafinha insomma l’Inter dovrebbe cercare un nuovo interprete e si tratterebbe di una discreta scommessa. Quello visto negli ultimi mesi non è chiaramente l’unico modo di giocare a calcio, men che meno per un tecnico della qualità e dell’esperienza di Spalletti. Ma è utile usare un anno di lavoro come base per immaginare il futuro piuttosto che parlare di pura teoria.

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