
Ronaldo ha scritto un articolo per la rivista inglese FourFourTwo dove racconta il suo viaggio verso i Mondiali di Corea del Sud e Giappone del 2002, che il Brasile ha vinto grazie a una sua doppietta in finale contro la Germania. Nella prima parte ricorda il drammatico infortunio al ginocchio subito nella finale d’andata di Coppa Italia 1999-2000 Lazio-Inter e la fatica per recuperare.
PERIODO TRAUMATICO – “A diciotto anni di distanza non riesco ancora a guardare le immagini della partita di andata della finale di Coppa Italia fra Lazio e Inter (stagione 1999-2000, ndr). Ogni volta che so che viene mostrata in televisione faccio in modo di guardare altrove: quando vedo queste immagini è come se sentissi di nuovo il dolore. Curiosamente, quel momento ha definito la mia carriera e mi ha fatto un uomo migliore: tutto quello che ho dovuto passare per rientrare in campo era un test e sapevo che dovevo lottare per passarlo. Era la prima partita dopo aver recuperato da cinque mesi di stop per un’operazione, e l’ultima cosa che pensavo era infortunarmi di nuovo. Ad aprile ho avuto un intervento più complicato e il percorso per recuperare era molto più lungo: in quel momento ho avuto la sensazione che mi cadesse il mondo addosso, non ci potevo credere. I Mondiali erano distanti due anni ma avevo paura di non potercela fare: non c’era nessuna certezza che il mio recupero fosse positivo o veloce, non c’erano stati casi simili in passato e non sapevano come affrontarlo. Stavo fronteggiando un infortunio che nessuno nel calcio aveva subito fin lì, dopo otto mesi ancora non potevo piegare la gamba oltre novanta gradi, era un grosso problema per fare qualsiasi esercizio fisico ed è stato il periodo più difficile della mia vita: ero depresso e sconvolto. L’unica opzione era continuare a lavorare, anche se non avevo idea che potessi farcela a ottenere i risultati che volevo. Non ho mai smesso di crederci, sapevo che se non fossi riuscito a tornare in forma mi sarei dovuto ritirare. Dopo otto mesi, non riuscendo a piegare la gamba, ho sentito diverse opinioni dai dottori di tutto il mondo, negli Stati Uniti uno specialista mi ha detto che non c’era possibilità che potessi tornare a giocare a calcio, il meglio che mi poteva raccomandare era un nuovo intervento per sbloccare il ginocchio. Uno addirittura mi ha detto che c’era la possibilità che non potessi più camminare, ero sempre triste ed è stato un lungo periodo di sacrifici. Poi ho iniziato a vedere qualche piccolo segnale di progresso e dopo due anni sono tornato in forma”.
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