
Nella sesta amichevole stagionale dell’Inter, la seconda nella “International Champions Cup 2018”, arriva una bella vittoria per un’Inter ancora parecchio rimaneggiata rispetto all’undici ideale pensato da Spalletti: il gol di Lautaro Martinez permette all’Inter di battere 1-0 il Lione. Bene anche Handanovic, Asamoah e Politano, stavolta le notizie sono quasi tutte positive. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90′ giocati
MODULO E FORMAZIONE – La sesta Inter stagionale di Spalletti è la migliore schierabile in questa fase del ritiro, sempre con il 4-2-3-1 iniziale e nessuna novità (Vrsaljko sta ultimando le vacanze). Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij, Skriniar, Dalbert; Gagliardini, Asamoah; Politano, Lautaro Martinez, Karamoh; Icardi.
DIFESA – Finalmente Handanovic riesce a chiudere una partita a rete inviolata, ma soprattutto da protagonista assoluto: il portiere dell’Inter para tutto quello che c’è da parare, in presa alta e in presa bassa, in uscita o da fermo, praticamente una rarità rispetto a quanto ci ha abituato negli anni. La linea a quattro, guidata bene da de Vrij con Skriniar – entrambi in affanno solo in velocità sia per caratteristiche sia soprattutto per il ritardo di condizione rispetto agli avversari -, in realtà è praticamente a tre con D’Ambrosio (attento dietro, ma mette la solita poca qualità davanti) che stringe da destra verso il centro e Dalbert che si sgancia in attacco a sinistra, quest’ultimo con più personalità del solito, tanto da andare al cross (assist decisivo nel gol, anche se “involontario”) e addirittura al tiro, due volte, ma senza troppa fortuna.
CENTROCAMPO – In mezzo al campo solita prestazione estiva di questa nuova Inter da “lavori in corso”, stavolta accentuata dal fatto che si gioca praticamente in coppia senza sostegno del terzo uomo che arretra dalla trequarti: Gagliardini non riesce a trovare concretezza nelle sue giocate davanti alla difesa, pur limitando i danni e provando il più possibile la giocata semplice, ma “purtroppo” al suo fianco Asamoah lo oscura ancora una volta, agendo da mediano tuttofare, non a caso il jolly ghanese è apparso nuovamente quello in condizioni atletiche migliori e riesce a fare la differenza in entrambe le fasi di gioco, ottimizzando la prestazione di chi gli gioca vicino (Dalbert su tutti, ma anche le due ali che si invertono e le punte che si abbassano).
ATTACCO – Il tridente offensivo si trasforma in quartetto in assenza del trequartista, che in questa occasione è una seconda punta, anzi forse qualcosa di più: Lautaro Martinez da “10” brilla più di tutti e non solo per il gol dell’1-0 segnato al 52′ a porta praticamente sguarnita, ma è il pressing che effettua sul portatore di palla avversario, l’aggressività messa in ogni giocata e il sacrificio in fase di ripiego (riesce a far ammonire tre avversari nei pressi della metà campo) che stupiscono positivamente. Ai suoi lati bene Politano, che inizia a destra e si sposta a sinistra nella ripresa (Spalletti inverte le ali alla ricerca dell’ala destra “titolare”), perché riesce a essere concreto con cross pericolosi e giocate intelligenti su tutto il fronte offensivo, come nel caso del velo in zona centrale che porta Lautaro Martinez al gol sul suggerimento di Dalbert da sinistra, mentre Karamoh è piuttosto fumoso, pur migliorando alla distanza. Da sottolineare, invece, la prestazione di Icardi: non segna, ma gioca praticamente a centrocampo, dato che è costantemente dietro per aiutare la squadra nella manovra e lasciar salire i compagni di reparto ad attaccare la profondità, in particolare Karamoh e Lautaro Martinez.
SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza cambi e alla fine Spalletti chiude la partita con questo undici: Handanovic; Zappa, Ranocchia, Skriniar, Dalbert; Vecino, Emmers; Roric, Joao Mario, Salcedo; Icardi. Pochi minuti per tutti, ma con buoni spunti: Ranocchia si fa notare quando c’è da svettare di testa in area di rigore nell’assedio finale del Lione; Zappa mantiene la posizione con buona scelta di tempo; Vecino tocca pochi palloni, ma la differenza con Gagliardini già non si nota; Emmers sta diventando una certezza per le preziose caratteristiche in dote, a partita in corso può essere una risorsa; Roric come al solito gira per il campo in cerca di una posizione; Joao Mario entra tra i fischi dei tifosi, ma gli bastano pochi minuti per strappare applausi (virtuali…) con giocate di livello superiore; e Salcedo, infine, va addirittura vicino al gol con una bella giocata, dimostrandosi ancora una volta interessante a dispetto della giovanissima età.
CONSIDERAZIONI – L’Inter non è assolutamente nella sua versione migliore, eppure la prestazione fatta a Lecce può dirsi soddisfacente: la difesa regge bene e, quando non lo fa, Handanovic ci mette più di una pezza; il centrocampo è inesistente, ma Asamoah “raddoppia” o addirittura “triplica” il suo lavoro per sopperire alle mancanze che Spalletti ha ribadito più volte; l’attacco è dinamico come non mai, anzi spreca addirittura troppo nelle giocate verticali in contropiede per via di movimenti continui delle ali verso il centro e delle punte in ripiego. Tralasciando il campo, dove sono ancora di più gli assenti (Miranda, Vrsaljko, Brozovic, Nainggolan e Perisic su tutti) che i presenti, bisogna fare un’osservazione a tema mercato: Lautaro Martinez da spalla di Icardi, quindi da trequartista nel 4-2-3-1, funziona e funzionerà sempre meglio. Oggi lo fa in assenza di Nainggolan, ma domani? Per essere più precisi: Lautaro Martinez gioca tecnicamente nel ruolo di Dybala con le richieste tattiche di Nainggolan, quelle di Spalletti. E adesso c’è da fare una scelta, una volta rientrati tutti: chi resta fuori? Perché può essere sacrificato un difensore (Miranda) per insistere sul 4-2-3-1, ma anche un giocatore offensivo (un esterno, più il trio Politano-Karamoh-Candreva che Asamoah o Perisic) in favore del 3-4-2-1. E a quel punto può tornare di moda anche il discorso “Nainggolan mediano” di fianco a Brozovic, proprio perché il messaggio lanciato da Lautaro Martinez è di quelli forti: il numero 10 non è solo quello della maglia, il DNA parla da sé. E qui si apre un altro scenario: Spalletti sogna Modric (o chi per lui), ma in che contesto tattico? Troppo caos, troppa qualità… finalmente! E poi non va dimenticata la situazione Joao Mario, che oggi rappresenta il vice-Nainggolan: un jolly simile è oro colato nel centrocampo dell’Inter, solo Rafinha (o un profilo simile) potrebbe sostituirlo egregiamente sia partendo dalla panchina sia dal primo minuto (entrambi possono essere schierati in tutti i ruoli dalla mediana alla trequarti, da destra a sinistra). Spalletti ha intenzione di recuperarlo qualora rimanesse e Joao Mario non può tradire le aspettative: per assurdo può ancora prendersi l’Inter, da protagonista, ma deve crederci soprattutto lui. Sulla nuova Inter ci sono troppi dubbi e troppe ipotesi, finora di concreto c’è ben poco: quel poco è Lautaro Martinez, calciatore vero, attaccante talentuoso e forse anche di più. Joao Mario prenda esempio da chi gli ha tolto il numero 10 dell’Inter dalla schiena.
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