Inter, mercato da 7.5! Analisi di come cambia e migliora la rosa di Spalletti

Spalletti-Zhang-Ausilio

A dare i numeri sono tutti bravi, ma è motivarli che rende tutto più difficile: il mercato dell’Inter merita un 7.5 in pagella ed ecco le motivazioni. Spalletti può dirsi ampiamente soddisfatto per il lavoro portato a termine da Ausilio sotto la lente di Zhang e tutta Suning, adesso si torna finalmente in campo per migliorarsi ulteriormente dopo il quarto posto della passata stagione (QUI le pagelle di fine stagione dell’Inter 2017/18)

VOTO MERCATO INTER – La fine della sessione estiva del calciomercato mai come quest’anno combacia con la fine del calcio d’estate e l’inizio della stagione: da ieri alle 20.00 l’Inter non può più fare acquisti, domani alle 20.30 scenderà in campo per il debutto in Serie A contro il Sassuolo, a Reggio Emilia. Prima di tornare ufficialmente in campo, però, è bene fare un’analisi su quanto portato a termine da Piero Ausilio e il suo staff durante gli ultimi tre mesi di “pausa”: che voto dare al mercato estivo dell’Inter? La rosa è competitiva? La formazione titolare è migliorata? A che obiettivi può ambire? Anche quest’anno ci sono alibi? Iniziamo da qui: quest’anno non ci sono alibi come nelle passate stagioni. Gli obiettivi sono stati “ufficializzati” da Luciano Spalletti con la firma sul rinnovo di contratto, facile intuire quali siano: migliorarsi rispetto all’ultima stagione, ottenendo il piazzamento in Champions League in maniera meno sofferta (si riparte dal quarto posto ottenuto a 15′ dalla fine grazie agli scontri diretti contro la Lazio) e magari alzando il trofeo meno ambito – la Coppa Italia -, per il resto nell’Europa che conta sarà sufficiente non sfigurare, in attesa di conoscere il temibile girone partendo dalla quarta fascia. Lo scudetto contro la Juventus di Cristiano Ronaldo è utopia: un sogno, non un’ossessione. L’Inter – come Milan, Roma e Napoli – può solo sperare nei passi falsi da Torino, il resto in caso verrà da sé. Tornando al mercato, stavolta bisogna essere soddisfatti: la formazione titolare è migliorata sensibilmente, ma è tutta la rosa – riserve comprese – ad aver fatto il salto di qualità grazie alle ottime operazioni in entrata e uscita. Che voto dare? Un 7.5 pienissimo, che non è (ancora) 8 per i motivi che andrò a spiegare. Il mercato dell’Inter quest’estate è stato ottimo, non eccellente per via dell’ultima lacuna non colmata (Spalletti ha chiesto esplicitamente un mediato con caratteristiche diverse da Roberto Gagliardini e Matias Vecino, più completo e difensivo, ma tecnicamente superiore a entrambi), ma ci si può accontentare. Come ho sempre detto – anche ricevendo delle critiche per questo – Luka Modric non è mai stato il nome su cui illudersi, pertanto il suo mancato arrivo non sposta di una virgola il giudizio e il voto sul mercato dell’Inter (QUI il mio editoriale sulla questione, ndr), però un centrocampista di qualità avrebbe fatto davvero comodo. Pazienza, se ne riparlerà nel 2019. Per il resto Ausilio è riuscito a colmare tutte le altre lacune sottolineate da Spalletti nella passata stagione, ma rimane solo un dubbio: in rosa è ancora presente Joao Mario che, qualora rimanesse anche dopo fine mese (il mercato all’estero, Inghilterra esclusa, chiuderà il 31 agosto) e venisse recuperato da Spalletti a livello più mentale che calcistico, diventerebbe il vero acquisto inaspettato del mercato dell’Inter, quello capace di dare un’opzione in più dalla panchina e probabilmente anche dal primo minuto. In caso di cessione, invece, andrebbe evidenziata un’altra lacuna: cinque centrocampisti in rosa sarebbero pochi, peggior ancora senza uno con le caratteristiche da tuttocampista di Joao Mario, e nemmeno la permanenza da jolly di Antonio Candreva (unico esubero rimasto sul groppone di Ausilio) potrebbe essere di aiuto a livello tecnico-tattico, solo numerico. In pratica da Joao Mario passa il voto finale del mercato dell’Inter: un 7.5 che può ancora diventare 8, ma serve quasi l’ennesimo miracolo calcistico di Spalletti.

CAMBIAMENTI E MIGLIORAMENTI – Da molti il mercato estivo 2018 dell’Inter è stato indicato come il primo vero mercato di Suning grazie alla “liberazione” dei parametri del Fair Play Finanziario UEFA. Niente di più falso. Suning gli investimenti per l’Inter li ha sempre fatti, ma li ha sbagliati perché si è affidata alle persone sbagliate. Quest’anno, invece, il mercato dell’Inter ha un solo nome e un solo volto: quelli di Ausilio, che ha provato a fare del suo meglio per recuperare gli errori altrui, ma anche quelli personali. Riuscendoci, almeno sulla carta. Il modo in cui Ausilio ha “raggirato” il FPF grazie alle plusvalenze fatte con alcuni dei migliori giovani dell’ultima Primavera nerazzurra è un semi-capolavoro necessario per soddisfare le richieste di Spalletti: squadra esperta e migliorata per provare a vincere subito, per i progetti in prospettiva ci sarà tempo. Progetto di Spalletti condiviso con Ausilio, forse meno con Jindong Zhang, che ragiona su un arco più ampio di tempo, ma anche il numero uno di Suning avrà presto modo di ricredersi: quella appena realizzata è nettamente l’Inter più forte dal 2010, anno in cui l’Inter vinse (quasi) tutto grazie all’esperienza dei suoi calciatori, alla lungimiranza del suo direttore sportivo e ai sacrifici del suo presidente, nonché proprietario. Impensabile emulare quella squadra, ma Spalletti ha dell’ottimo materiale per costruire davvero qualcosa di importante. Per analizzare in maniera più oggettiva possibile il mercato fatto mi baso sempre su un “gioco” piuttosto banale: il confronto tra la formazione dei calciatori ceduti e quella degli acquistati (con qualche “prestito”). Credo sia l’osservazione più importante per capire effettivamente se la rosa è migliorata e dove, di conseguenza si passa all’analisi dell’undici titolare.

CONFRONTO IERI E OGGI – L’Inter che non c’è più si presenta in campo così: Marco Pissardo (Monopoli); Lisandro Lopez (Genoa), Manuel Lombardoni (Pro Patria), Davide Santon (Roma); Joao Cancelo (Juventus), Rafinha (Barcellona), Xian Emmers (Cremonese), Nicolò Zaniolo (Roma), Yuto Nagatomo; Andrea Pinamonti (Frosinone), Eder (Jiangsu Suning). L’Inter delle novità, invece, è la seguente: Raffaele Di Gennaro (Spezia); Sime Vrsaljko (Atletico Madrid), Stefan de Vrij (Lazio), Laurens Serpe (Genoa), Kwadwo Asamoah (Juventus); Joao Mario (West Ham), Radja Nainggolan (Roma); Matteo Politano (Sassuolo), Lautaro Martinez (Racing Club de Avellaneda), Keita Baldé (Monaco); Eddie Salcedo (Genoa). Già solo nella lettura risulta evidente il salto di qualità in rosa: in difesa, a centrocampo, in attacco, sia al centro sia sulle fasce.

GIUDIZIO FINALE – Tornando al voto, non potendo parlare di mercato perfetto (10) a causa della lacuna non colmata in mezzo al campo nell’undici titolare (che fa scendere il voto a 9), bisogna anche sottolineare un errore di valutazione fatto da Ausilio nella sessione estiva precedente e “pagato” a caro prezzo solo ora: il prestito di Cancelo andava gestito diversamente per rendere possibile il riscatto oltre i vincoli del FPF, ma per fortuna Vrsaljko copre benissimo questa falla. Stesso discorso per Rafinha a gennaio: il brasiliano rappresenta l’upgrade di Joao Mario, per questo avrebbe completato alla perfezione il centrocampo dell’Inter, anche perché Spalletti quest’anno avrebbe dovuto lavorarci diversamente avendo ottenuto Nainggolan sulla trequarti. Tutte le strade portano a Marcelo Brozovic: l’esempio di riferimento è lui, soprattutto per la ripresa di Joao Mario (che, ricordo, probabilmente andrà via nei prossimi giorni e sarebbe un errore). L’Inter ha perso le sue uniche due fonti di gioco (Cancelo dal basso a destra e Rafinha in mezzo a tutto campo), ma riparte con altre certezze e più qualità: le due corsie esterne ora sono un mix di corsa e fisicità, in mezzo si inizia a distruggere il gioco avversario con Nainggolan, che dovrà garantire anche qualche gol in più (mentre recupera, Lautaro Martinez ne fa le veci alla grandissima). Per il resto, l’altra grande notizia è che l’Inter ha confermato in blocco tutti i suoi big: Milan Skriniar in difesa, il già citato Brozovic a centrocampo, Ivan Perisic sulla fascia e capitan Mauro Icardi in attacco. Non è poco, anzi: insieme a Samir Handanovic formano la spina dorsale dell’ultima Inter di Spalletti, ulteriormente rinforzata dai nuovi acquisti e da chi è rimasto. Perché de Vrij a parametro zero è un colpo pazzesco, ma deve scavalcare nelle gerarchie il miglior Joao Miranda di sempre. Lo stesso Asamoah, jolly prezioso come pochi, sarà in competizione come terzino sinistro con un Dalbert in netto recupero e come mediano con un Matias Vecino senza problemi fisici. I gregari di fiducia sono rimasti in rosa non solo a fare spogliatoio: Daniele Padelli è un dodicesimo affidabile (con Tommaso Berni terzo portiere all’occorrenza); Andrea Ranocchia torna a fare “solo” il centrale difensivo di riserva, non il centravanti di scorta; Danilo D’Ambrosio può sostituire tutti nel pacchetto difensivo, da destra a sinistra; Roberto Gagliardini è il mediano su cui lavorare per tamponare il mancato arrivo di un titolare di spessore; Borja Valero ha l’esperienza e la mentalità per garantire un minutaggio di qualità più che quantità quando i titolari dovranno rifiatare; infine è rimasto Yann Karamoh, che sarà molto utile per rompere gli equilibri a partita in corso e nel turnover. Il giudizio complessivo, quindi, non può che essere estremamente positivo: l’Inter di Spalletti è più forte sia nei titolari sia nelle riserve, quest’anno si può fare davvero sul serio.

FORMAZIONE IDEALE – Per completare l’analisi, già ampiamente positiva, un brevissimo focus tattico per sottolineare ulteriormente il salto di qualità fatto fare da Suning e Ausilio alla formazione titolare di Spalletti, che potrà divertirsi schierando i migliori giocatori in rosa in più moduli (il solito 4-2-3-1 può diventare 3-4-2-1 in ogni momento). Il miglior undici possibile, al momento, è quello basato proprio sulla difesa a quattro, con tutti i “doppi ruoli” coperti in maniera più o meno precisa. Di seguito la formazione: Handanovic (Padelli-Berni); Vrsaljko (D’Ambrosio), de Vrij (Ranocchia), Skriniar (Miranda), Asamoah (Dalbert); Vecino (Gagliardini), Brozovic (Borja Valero); Keita (Karamoh), Nainggolan (Joao Mario-Candreva), Perisic (Politano); Icardi (Lautaro Martinez). Un “doppio undici” notevole, che può contare su alcuni elementi a cui la panchina potrebbe star stretta, a partire da Lautaro Martinez: se il numero 10 argentino si impone come seconda punta alle spalle di Icardi, Nainggolan potrebbe vedersi “costretto” a retrocedere sulla linea mediana per fiancheggiare Brozovic in cabina di regia. Al contrario, l’ipotesi difesa a tre guidata da de Vrij in alcune occasioni non è da escludere per sfruttare tutto il potenziale arretrato a disposizione (Skriniar-Miranda è una coppia affidabilissima, con l’olandese potrebbe diventare un muro vero e proprio), sacrificando un elemento offensivo (probabilmente Keita). In conclusione, ripeto quanto già espresso: quest’anno Spalletti non ha alibi perché l’Inter è finalmente una squadra seria; ad Ausilio si possono fare solo i complimenti per il mercato fatto dopo qualche passo falso dettato non solo dai paletti del FPF; e alla famiglia Zhang, quindi alla proprietà Suning, si può dire solo grazie per aver mantenuto le promesse sugli investimenti mirati senza sacrificare le pedine più importanti. Ma adesso il giudizio finale lo darà il campo, non le chiacchiere: l’Inter inizia il suo anno “scolastico” con un 7.5 in pagella che può diventare subito 8… e chissà che a fine anno la promozione non sia a pieni voti per tutti! Ora pedalare, ragazzi. Forza Inter, sempre.

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