Inter, non c’è tempo per i processi! Al campo l’ultima parola

Luciano Spalletti

Continua il momento NO di un’Inter punita da un eurogol e da una o più decisioni arbitrali molto opinabili, ma la morale del turno di campionato è che non c’è supersquadra senza superproblemi

ALL’INSEGUIMENTO DELLE INSEGUITRICI – Siamo appena a metà settembre e guardando la classifica pare ci si debba rassegnare all’ennesima (che noia contarle!) cavalcata trionfale juventina. Tiene il passo dei bianconeri soltanto il Napoli, a cui va il titolo di anti-Juventus della settimana, frutto di un gol stiracchiato ad una Fiorentina tutt’altro che asfaltata. Roma e Milan continuano a smarrirsi anche di fronte a piccole e piccolissime e tutte adesso pare debbano lottare per il secondo posto, augurandosi quasi che non diventi il terzo.

TUTTE LE SPINE DI SPALLETTI – Anticipato da un’improvvida (e forse menagrama) incursione Rai di Saverio Montingelli alla stessa casa di campagna di Spalletti dove il tecnico di Certaldo ha rimediato un ramo dritto nell’occhio, il ciclo infernale dell’Inter è cominciato nel peggiore dei modi, contro un Parma che sbanca San Siro grazie a due episodi, un eurogol e una decisione arbitrale entrata a pieno diritto tra le più discutibili da quando esiste la tecnologia VAR. Il fatto che al centro di entrambe le situazioni ci fosse un giocatore con la storia di Dimarco (momentaneamente “scartato” dall’Inter, che l’ha prestato al Parma, ma ancora suo tifoso) va derubricato come quella “Giustizia poetica” di cui la storia dell’Inter è piena zeppa. Avere così poco tempo per processarsi ed autoflagellarsi è solo un bene, per fortuna si giocherà ogni tre giorni per un bel pezzo, ogni processo non può che essere lampo, ogni risposta proverrà dal terreno di gioco, il miglior luogo dove cercare soluzione ai tanti problemi in casa nerazzurra. Problemi difficili da isolare. Vogliamo cominciare da Icardi? Cominciamo. Icardi non segna, non è reattivo come l’anno scorso in quelle poche volte in cui sa farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. Ma il perché ciò stia avvenendo va cercato in quel che avviene a centrocampo. Spalletti ha messo ai margini un facitore di gioco come Borja Valero preferendo la muscolarità creativa di Nainggolan, che alla Roma ha fatto le fortune della migliore stagione realizzativa di Dzeko. Risultato? Radja segna e conclude, Icardi no. E’ arrivato Politano e ha fatto vedere ottime cose come prima scelta rispetto a Candreva, il quale peraltro ha trovato gol e prestazione meritando poi di partire titolare col Parma, ma nemmeno qui le cose hanno funzionato, se poi Keita non è uomo da area di rigore e arretrando lui nessuno sa inserirsi coi tempi giusti per finalizzare. Una lettura in controluce sembrerebbe dire che Spalletti, pur con uguali interpreti e modulo, stia cercando di trasformare la manovra della squadra in maniera da renderla meno prevedibile rispetto al caro vecchio (e per ora rimpianto) “palla a Icardi che la butta dentro” e più eclettica, con cambi di posizione continui che tolgono punti di riferimento alle difese avversarie. A Bologna tutto ciò ha premiato alla grande, però poi col Parma Gagliardini e Brozovic hanno peccato in ritmo e idee, col solo eterno, benedetto Perisic che senza Asamoah ha predicato nel deserto.

RICOMINCIO DAI TRE – Il gol di Dimarco non è pecca difensiva, tutt’al più è stato Brozovic a farsi sfuggire il terzino goleador ma la sua è stata una trivela da favola, e tra l’altro anche qui c’è una posizione assai dubbia di Inglese (e anche di Rigoni) di fronte ad Handanovic. Sulla linea l’unico in affanno è parso D’Ambrosio, un giocatore su cui Spalletti farebbe bene a ragionare specie se è lui stesso a sollevare argomenti quali tensione che spezza gambe e respiro. Su questo giocatore pesano tanti ragionamenti, di ambiente e società, che Spalletti deve cercare di disinnescare per vedere l’esterno ai livelli dello scorso anno, almeno finché deve stare in campo lui piuttosto che un Miranda o un Ranocchia o un Vrsaljko, nei vari giochi tattici. In chiave Tottenham salgono le azioni del centrale brasiliano accanto agli inappuntabili Skriniar e de Vrij, ma ora la questione diventa tutta di testa. La squadra deve fare il salto di mentalità, le accuse non possono essere tutte su Spalletti, sul quale la società ha scommesso e pure forte, facendogli firmare un rinnovo in agosto. Assurdo pensare al cambio in panchina, malcostume morattiano più foriero di mali che altro, e improponibile in epoca di proprietà straniere refrattarie ad umoralità da paròn. Perciò all’Inter, squadra finalmente forte come non avveniva da tempo, si può solo dire “Hic Rhodus, hic saltas”, il motto latino rivolto a quel tale che millantava di saper fare salti ciclopici ma solo sulla lontana isola di Rodi. Adesso siamo a Rodi e adesso salta! Non ci sono più alibi.

Clicca QUI per leggere l’editoriale della giornata precedente.

Contenuto generato e fornito da Inter-News – Ultime notizie e calciomercato Inter
Inter-news.it © 2018 – Tutti i diritti riservati

Leggi la notizia completa qui: Inter-News https://ift.tt/2NV0M2x
via IFTTT https://ift.tt/2zXMZ5j visita la nostra pagina fb: https://ift.tt/1VotyWY