L’ha ripresa Vecino: l’Inter e la pazza follia chiamata interismo

Vecino

Il gol di Vecino ha regalato la vittoria all’Inter contro il Tottenham nel giorno del ritorno in Champions League, ma soprattutto ha riassunto un concetto che caratterizza storicamente i colori nerazzurri: l’interismo nel DNA

INTERISMO TOTALE – Ma cosa ne sanno gli altri. Cosa ne sanno gli altri di cosa vuol dire avere l’interismo nel sangue. Perché tifare l’Inter non è da tutti. Bisogna averlo dentro, bisogna essere passionali, nel bene ma anche nel male. Le passioni estreme, quelle che ti abbattono e che, quando meno te lo aspetti, ti fanno piangere di gioia. Perché l’interismo è questo: è follia fatta emozioni, è irrazionalità allo stato puro. Cambiano i giocatori, gli allenatori, i dirigenti, perfino i presidenti, ma l’interismo rimane. Ecco perché è necessariamente qualcosa che va oltre gli interpreti del momento. Ce l’abbiamo dentro noi tifosi, che costantemente riempiamo San Siro, comunque vada: qualche volta con spirito autolesionistico, ma l’interismo è così, lo sappiamo tutti e accettiamo il fatto di affidare al nero e all’azzurro le nostre emozioni, accettiamo il fatto che la gioia scontata e facile per noi non esiste. Ma quanto è bello emozionarsi per una vittoria sapendo di aver passato le pene dell’inferno? Sapendo che da sei anni sogniamo di giocare partite del genere? Sapendo che solamente tre giorni fa abbiamo perso in casa contro una neopromossa?

VECINO ANTIEROE – Le gioie che l’interismo ha in serbo non sono gratis. Bisogna sudarsele, bisogna necessariamente passare dagli inferi. Ed è forse per questo che noi, pazzi innamorati, accettiamo la sofferenza che l’interismo ci dà: perché sappiamo che prima o poi, non si sa quando, andremo in alto dimenticandoci di tutto il dolore e dando un senso a questo dolore. Andremo in alto come Matias Vecino, l’incarnazione dell’interismo, l’insospettabile che trascina l’Inter nella sua storia. Soffre, combatte, sbaglia, si rialza, vola. L’eroe senza maschera, il ragazzo “come tanti” che sale sul piedistallo e guida un popolo intero senza che nessuno gli abbia affidato questo compito. Non è lui l’eroe designato, non è lui che dovrebbe prendere per mano migliaia di sudditi delusi. Troppo facile affidarsi al supereroe più famoso del mondo per andare in alto. L’interismo parte dal basso sperando un giorno di tornare in alto, con tutti gli ostacoli che il cammino può presentare e che sicuramente non sono stati del tutto abbattuti con l’apoteosi di ieri. Ma questo lo sappiamo solo noi, lo possiamo capire solo noi. E meno male: l’interismo è solo nostro, per fortuna.

Francesco Sessa

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