L’Inter la ribalta come quella notte a Kiev, ma non siamo a Kiev

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La vittoria ottenuta ieri dall’Inter contro il Tottenham ricorda molto, per come è arrivata, quella contro la Dinamo Kiev nella fase a gironi del 2009/10. Ma la situazione attuale è molto diversa

Ai tifosi interisti più nostalgici e amanti della cabala, la vittoria ottenuta ieri dall’Inter contro il Tottenham ricorderà forse quella ottenuta contro la Dinamo Kiev nella fase a gironi del 2009/10. Identico il punteggio (2-1 a favore dei nerazzurri), identica la dinamica (rimonta negli ultimi minuti) identico persino il modo in cui si era passati in svantaggio (tiro deviato, di Eriksen ieri, della bestia nera Shevchenko a suo tempo), ma è meglio che questi restino solo curiosità da amanti delle coincidenze.

LA SVOLTA DEL TRIPLETE- Tutti ricordiamo quella gelida serata di Kiev dove l’Inter di José Mourinho vide veramente le streghe. I nerazzurri, passati in svantaggio nel primo tempo grazie a un tiro deviato di Andrij Shevchenko, che aveva deciso di chiudere la carriera in patria dopo i fasti del Milan, ma senza perdere il vizio di segnare ai nerazzurri, si ritrovarono a pochi minuti dalla fine praticamente fuori dalla Champions League, poi arrivò il miracolo: Diego Milito all’88° e Wesley Sneijder al 91° consegnarono all’Inter una vittoria clamorosa che secondo un pensiero diffuso nell’universo interista, e che personalmente condivido, fu la svolta mentale per una squadra fino a quel momento bloccata in Europa e che pochi mesi dopo avrebbe sollevato la Coppa dalle grandi orecchie nel cielo di Madrid.

ANALOGIE CON L’OGGI?- Impossibile quindi non pensare che la partita di ieri col Tottenham possa essere una svolta per questa Inter come lo fu per l’Inter di allora. Potrebbe essere, inutile negarlo, ma meglio tenere i piedi per terra. Non siamo a Kiev, non ci sono più José Mourinho, Diego Milito, Samuel Eto’o, Javier Zanetti o Esteban Cambiasso, ci sono Luciano Spalletti, Mauro Icardi, Ivan Perisic, Matias Vecino, Radja Nainggolan. Quella di Kiev era una squadra di grandi campioni, già sicura dei suoi mezzi e della sua abitudine alla vittoria dopo anni di dominio in Italia e che aveva bisogno di fare un salto di qualità, di sbloccarsi a livello internazionale. Questa Inter è una squadra con alcuni giocatori di indubbio talento ma che deve ancora costruire tutto e soprattutto dimostrare qualcosa. Una vittoria può voler dire tutto e può voler dire niente, ma una cosa va detta e di cui per altro, almeno a giudicare dalle dichiarazioni post partita, sono tutti consapevoli in casa nerazzurra: la vittoria di ieri deve essere un punto di partenza. I tifosi nerazzurri aspettavano da sei lunghi anni di rivivere una serata da Champions League e l’hanno vissuta nel modo forse più esaltante che ci possa essere per un tifoso, ora però non bisogna cullarsi negli allori pensando che la “svolta” arrivi da sola, come un dono della Provvidenza, ma bisogna rimboccarsi le maniche e meritarsela. A partire dalla prossima sfida di campionato contro la Sampdoria, per il PSV e per continuare a cullare sogni europei ci sarà tempo.

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