Skriniar: “Ora vedo al 150%, quanti sacrifici negli anni! A inizio carriera…”

Milan Škriniar Slovacchia

Milan Skriniar – intervistato dall’emittente slovacca TV Noviny – si racconta partendo dagli inizi della sua carriera fino all’arrivo in Italia, a cui dedica un pensiero in paragone alla realtà vissuta nella sua Slovacchia

INIZIO DIFFICILE – Oggi Milan Skriniar è tra i calciatori più richiesti sul mercato – e l’Inter lo sa bene… -, ma il suo passato non è stato così rose e fiori: «A undici anni, quando ho iniziato al Zilina, ho pensato spesso che non volevo fare il calciatore: molte volte volevo tornare casa… Tutto sta nella testa e in ciò che si vuole veramente: se una cosa è fatta al 50%, meglio lasciar stare, ma se è qualcosa che può servire per costruire il futuro, bisogna farlo al 100%. All’inizio in Italia (alla Sampdoria, ndr) non giocavo, mi stavano bloccando la crescita: quando stai seduto in panchina per quasi un anno, senza ottenere spazio, sei portato a guardare altrove perché non provi piacere e non ti dà molta autostima Poi tutto quello che prima era brutto e cupo è diventato colorato. Avere pazienza e la volontà di sopportare, a volte, sono le cose più importante che una persona possa fare. Se avessi rinunciato dopo i primi mesi e fossi tornato a casa, avrei potuto chiudere definitivamente il calcio».

CONFRONTO DI CULTURE – Skriniar si sofferma anche sul paragone della vita tra l’Italia e la Slovacchia: «Ho impegnato tutte le mie forze per ottenere l’operazione agli occhi. Alla clinica di Bratislava la dottoressa mi ha detto che, in realtà, vedevo solo il 40%! Dopo l’intervento chirurgico la mia vista è migliorata del 150%. In Italia le persone sono tranquille, non si fanno tanti problemi: gli italiani vivono il momento, godono di buon cibo e vestiti di qualità, non si devono preoccupare di non avere un tetto sotto cui dormire per cinque anni… Gli italiani sono amichevoli, mentre noi slovacchi siamo più scontrosi: la Slovacchia è un Paese piccolo, ma molte persone non sanno come comportarsi con troppe persone vicino… Molti ragazzi di talento prendono la decisione di giocare a calcio come un impegno, ma non tutti ottengono la fiducia in casa da parte della famiglia. La perdita di talenti può essere vista anche dalla società di oggi: in campo o in strada non ci sono più ragazzi che giocano con la palla. In futuro mi piacerebbe restare nel mondo calcio: vorrei condividere le mie esperienze, ad esempio come istruttore».

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