
L’Inter vince il derby segnando ancora una volta nei minuti finali dopo aver spento il Milan del bel gioco, e inaugurando la settimana della verità per una stagione che vive un passaggio cruciale
PASO DE MAURITO – Il derby prende il derby da. Se lo vinci ti moltiplica le energie, se lo perdi ti sega le ginocchia. Allora se dopo tre giorni vai a Barcellona per la Champions League sai che non puoi presentarti con addosso lo zainetto di cemento che ti arriva quando perdi un derby. In casa. I ragazzi si gestiscono e si risparmiano. Gli uomini no. Fino al 95esimo, anzi fino a casa, anzi per tutta la notte, che poi trascorrono a rivedere la partita in tv, specie se l’hanno portata a casa quando mezzo stadio era nel parcheggio. I ragazzi, invece, anche quelli forti grandi e grossi, ma pur sempre ragazzi, non pensano che da una pallaccia buttata alla cieca in area ripresa quando era quasi fuori della linea laterale possa arrivare la scottatura di una vita, quella che ti brucia peggio di uno dei tuoi mille tattoo, quella che ti perseguiterà per sempre, che ti ricorderanno ogni giorno, ad ogni futuro errore, anche quelli piccoli, che piccoli, da quel giorno in poi non saranno più. Perché sono proprio le pallacce quelle che da cui ti devi proteggere, più di tutte le altre. Specie se arrivano dal Vecino di turno, che poi non dire che Trevisani non ti aveva avvertito. Perché il Vecino di turno ti fa male anche se non è in area, anche da lontanissimo, e lo fa perché sa che non ha nemmeno bisogno di guardare a chi va il suo cross. Icardi lui lo sente dentro, alla cieca, col radar, col sonar, non lo sappiamo, non lo sa nessuno, solo Vecino lo sa. Lui sa che Maurito Icardi c’è e sa che la metterà dentro, specie se è il 92esimo, il minuto perfetto, per il bomber perfetto con la moglie perfetta, che lo segue ovunque, in casa e in trasferta, che gli ha dato figli e rinnovi. Ma in campo la moglie è uruguagia. Le curve sono quelle del cross magico che imbambola Gigione nazionale e il fin lì impeccabile Musacchio. E poi c’è il paso de Maurito. Impercettibile la mossetta con cui illude tutti che sarebbe andato verso il primo palo, per poi spostarsi a sinistra e baciare la palla con la fronte, il gesto meno faticoso di tutta la sua partita.
ACUTO – L’unico difetto di questo gol e dell’azione che lo propizia (Vecino ok ma anche Candreva che si libera funambolicamente del suo marcatore) è far passare in secondo piano la partita a scacchi che è stato il derby. Che l’Inter stava vincendo ai punti, ma senza l’acuto da tre. Inter da uomini, pochissimi fronzoli, superiorità più o meno ovunque e per quasi tutta la partita. Il Milan sostiene bene l’urto nerazzurro ma per farlo è costretto ad imbruttirsi e a dismettere il suo gioco manovriero, per indossare una maschera spaventata, intimidita e rinunciataria. Ad Higuain nemmeno l’ombra di un pallone. Ad Handanovic un solo tiro nei guantoni. La troppa voglia di essere protagonista tradisce Nainggolan. Non serviva l’entrata su Biglia che gli torce la caviglia (scusate la rima). “Troncato”, dice Spalletti, e gela tutti quelli che in effetti non hanno visto bene una torsione da cui non si può tornare indietro in pochi giorni. Spalletti in settimana gli chiedeva più “strappi”, di essere più ninja. La voglia di dare più del massimo forse lo ha tradito. Non tradiscono invece le due colonne d’Ercole, Skriniar e de Vrij, i migliori come sempre, assieme a Matteo Politano, che se vedesse di più la porta avremmo il crack perfetto.
CAMPIONATO – Il romanziere occulto del campionato crea la trama perfetta, derby vinto nella giornata dei primi due punti persi dalla megaJuve, e in modi anche simili, inzuccata nei minuti finali da cross su palla battezzata fuori. Con L’Inter gioisce anche il Napoli, solidissimo e premiato dai suoi panchinari ma vincente su campo assai più facile. Ad inseguire l’Inter da vicino una Lazio brillante su campo difficile e che attende in casa lo scontro diretto per il terzo posto, a chiudere una settimana difficilissima e cruciale ma che può riempire di carburante per missili i serbatoi di un’Inter orientata sempre più verso le stelle.
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