
Luciano Spalletti ha concluso da pochi istanti la conferenza stampa al termine di Lazio-Inter. Queste le parole dell’allenatore nerazzurro ai giornalisti presenti nella sala stampa dello Stadio Olimpico di Roma, dopo il posticipo che ha chiuso il programma della decima giornata di Serie A.
STRAVINTA – «Per noi sono un po’ tutte settimane importanti, è chiaro che quando c’è l’inserimento di un presidente a diventare il nuovo comandante da un punto di vista pratico del nostro club è una cosa che va rimarcata, perché noi abbiamo un presidente giovane e molto ambizioso, un presidente che ha questa voglia di far crescere questa squadra, proprio al di là dei soldi lui è presente ed è diventato uno di Milano che viene a vedere gli allenamenti, viene a cena con la squadra e trasferisce questo amore per il club e i colori. Da un punto di vista calcistico le settimane sono tutte importanti perché bisogna fare risultati, abbiamo perso un po’ di terreno all’inizio e poi la squadra si è rimessa in carreggiata, diventa visibile che siamo cresciuti. Noi bisogna essere nelle condizioni di giocare un buon calcio e andare a sapere che non c’è spazio per vivere sul risultato precedente, o meglio la Lazio non diventa più debole perché noi abbiamo vinto il derby, bisogna venire qui e rifare una grande prestazione per riuscire a montargli addosso. Oggi abbiamo fatto una grande partita, un gran primo tempo e il secondo un pochettino meno, però fra cinque giorni c’è un’altra partita e ha uno sviluppo differente, la Lazio viene a prendere palla mente il Genoa aspetta e riparte, c’è da esibire un livello di calcio importante pur facendo un po’ delle gestioni corrette perché dopo tre giorni si rigioca una partita fondamentale. Siamo in perfetta sintonia con l’essere calciatori dell’Inter, vestire questi colori e avere questa passione che ci ha seguito fino a qui, c’erano migliaia di tifosi e non mi sarei mai aspettato di sentire tutto questo amore venendo a fare l’allenatore dell’Inter, dobbiamo dare questo segnale di voler fare delle cose importanti e dargli delle soddisfazioni. La classifica? Non la guardo, guardo la prestazione. Non vado a fossilizzarmi, vado a guardare la prestazione, non a essere in confusione se non ho Radja Nainggolan come fate voi. Manca Nainggolan e bisogna vincere la partita lo stesso, in difesa ne scelgo due e si gioca a quattro, uno lo tengo fuori. Uno magari manca, uno gioca sotto livello, ma è riuscire a percepire qualcosa per direzionare la partita nella maniera giusta, per le fatiche e la condizione fisica di un calciatore dentro tutte queste partite, questi viaggi e queste pressioni. Qualcuno deve rifiatare ogni tanto, però noi siamo una squadra forte e si ha una rosa dove si può far riposare qualcuno che non sta meglio. Io non sono amico dei calciatori se do la maglia, devo valutare e fare delle scelte. João Mario è dall’inizio qui e si allena in maniera corretta, è colpa mia se non gli ho dato prima la maglia, la meritava prima e stasera ha fatto la sua partita, un’ora ai livelli che doveva fare e ci ha dato una mano per fare quel possesso che avevamo detto ci avrebbe dato benefici. Si va avanti e si lavora, domattina ci si risveglia presto e non c’è niente da festeggiare, è successo quello che all’Inter deve succedere ossia vincere 0-3. L’organico è più importante e ci permette di giocare le partite senza avere il patema di quello che non può giocare, l’anno scorso spesso abbiamo detto che eravamo corti e ora abbiamo ruoli doppi, il problema è che rimangano stimolati e convinti di poter dare un contributo, ma se fanno bene il loro lavoro diventa visibile che siamo cresciuti in qualità di gioco, personalità, convinzione di poter fare risultati senza avere l’atteggiamento dei presuntuosi, è tutto abbastanza corretto quello che stiamo facendo adesso. Ci sta una volta di perdere la partita, col Parma all’inizio dell’anno ci si è rigirato tutto addosso ma la squadra aveva fatto una buona partita, è chiaro che se non porti a casa il risultato diventa difficile ma dobbiamo guardare cosa si mette in campo al di là dell’episodio, essere sicuri che arrivi a tutto il gruppo il messaggio del nostro calcio. Non è essere anti questo o quello, è essere una squadra tosta come abbiamo fatto stasera, poi chi è l’anti ditelo voi. Se c’è differenza fra una partita e l’altra l’anti siamo noi, se non acchiappiamo vicini al massimo delle nostre possibilità si può perdere contro chiunque, è successo in precedenza. Io prendo la forma di quello che ci vuole per vivere nel contesto dove si va a operare, lo genero in base all’ambiente e quello che viene addosso. Non è nervosismo, è difesa da quelli che ti vogliono attaccare. A Milano mi attaccano meno e mi vengono meno addosso, sono più tranquillo e si va avanti, ognuno racconta la sua storia e i suoi risultati, poi in fondo rimane il viaggio e i viaggiatori e si fa la conta di quello che si è acchiappato. Stefan de Vrij? Il 20 maggio l’avevo soltanto visto in campo e mi sembrava una bella faccia, poi l’ho conosciuto quattro o cinque ore e tutti i giorni. È un ragazzo sensibile che non ha paura di nessuna situazione in cui viene chiamato a giocare, quando gli ho detto che non avrebbe giocato perché ieri c’erano tanti suoi amici e probabilmente ci teneva in maniera particolare ha detto che non aveva nessun problema, ma ero io a non volerlo mettere in questo contesto perché diventava una partita anche emotiva per lui. La sfrontataggine di stare dentro le situazioni di difficoltà, è un bravo ragazzo ma si fa vedere e vuole convincere che sa fare tutto, non abbiamo dubbi ma il problema è che avendo quattro giocatori forti in quel ruolo ogni tanto qualcuno si fa risposare, non ho mai usato Andrea Ranocchia per ora ma de ci fosse da difendere diventa il più forte di tutti quelli che ho a disposizione. Oggi ho scelto João Miranda perché avendo dei calciatori così veloci la Lazio vai a cercare di avere delle qualità che possono reggere il morso che danno gli attaccanti della Lazio, perché da campo e quando riconquista palla ribalta l’azione in un attimo, il secondo gol che ha fatto in coppa e il secondo che abbiamo subito l’anno scorso e la sintesi di quello che voglio dire, allora mettiamoci in condizione di non prenderlo, ma de Vrij non è lento».
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