
La vittoria sulla Lazio è inappellabile, porta l’Inter di Spalletti al secondo posto insieme al Napoli e racconta di una squadra che ora sa cambiare uomini senza risentirne. E la classifica parla chiaro, comincia una nuova corsa alla vetta
DUE JOAO PER LUCIO – Camera con vista sulla Juventus. Il concetto risulta chiarissimo soprattutto agli appassionati di Formula 1: i piloti che hanno davanti a sé solo una macchina riescono ad inseguirla meglio. E così, in quel grande GP lungo nove mesi che è la nostra Serie A, ieri sera per l’Inter ha preso il via un altro campionato, dal momento che in classifica ne ha una sola davanti e una sola accanto, e tutt’e due devono ancora essere affrontate nel doppio scontro diretto. La situazione autorizza a sognare. Specie se all’Olimpico (non proprio un campo di provincia…) è stata quasi scampagnata. Specie se la scoppola catalana sembra aver fatto più bene che male. Specie se in una gara così delicata (vedi caso Stefan de Vrij) Luciano Spalletti tira fuori, non uno ma due conigli dal cappello e ci incanta tutti mentre ancora ci stiamo chiedendo se il foglietto passato in tribuna stampa sia quello sbagliato. Come, Joao Miranda? Come, Joao Mario? Siamo sicuri? Mai dubitare di Lucio, ha sempre ragione lui. Smonta una delle difese migliori in circolazione e quella funziona lo stesso, anche grazie alla vena pessima di Ciro Immobile, che non sfrutta al meglio l’unica breve defaillance di Miranda. L’altro Joao (Mario) non se lo ricordava più nessuno, tutti aspettavano gennaio per fargli “ciao ciao”, invece Lucio sceglie proprio lui per affiancare Marcelo Brozovic e utilizzare anche Matias Vecino, al posto di Radja Naingolann, più vicino a Mauro Icardi.
TRE RETI ALLA LAZIO – Il gioco delle tre perle. Carta vince, carta perde. Il gioco è fatto, la Lazio è imbavagliata. L’inedita Inter gira perfettamente e dei tre gol uno solo arriva da palla inattiva. Il primo chiude un’azione perfetta, funamboleria tra Matteo Politano, Ivan Perisic, Vecino e Icardi che merita di essere vista e rivista. Difesa laziale affettata, sfilettata e castigata dal solito Maurito. Epico il raddoppio, rasoiata su sviluppo da corner resa supersonica dalla pioggia, che impreziosisce una prestazione, quella di Brozovic, di altissimo profilo. In contropiede la terza, con invenzione geniale di Borja Valero a trovare, più che un varco, un ago nel pagliaio biancoceleste, dove Icardi sentenzia la fine della partita. Queste le istantanee di una serata memorabile, arrivata dopo il pareggio interno del Napoli, in uno di quei momenti in cui tutto congiura verso un’unica direzione, ovvero dove solo le squadre vere finiscono per andare. Troppo preziosi erano i tre punti, ieri, impossibile sbagliare.
PRESSIONE ALLA JUVENTUS – E’ la vittoria di Spalletti. Nevralgiche le sue scelte, lui che l’Olimpico lo conosce bene. Alzi la mano chi avrebbe rinunciato a de Vrij, e invece, Lucio sapeva che l’atmosfera non l’avrebbe aiutato. A Joao Mario non chiede di vincere la partita da solo, ma di mettersi al servizio di quell’oliato meccanismo che ormai è diventato il centrocampo dell’Inter e in cui chiunque entri sa perfettamente cosa fare. La sensazione è di essere arrivati ad un campo base su cui ora piantare la tenda dove organizzare l’arrampicata alla cima. I punti dietro la Juventus non sono pochi, ma sono l’equivalente di due vittorie, quelle che anche solo teoricamente potrebbero arrivare dai due scontri diretti ancora da giocare. E’ comunque una pressione, di quelle che costringeranno la Juventus a non potersi permettere di essere meno galattica di quel che è. E di quelle che alimentano cuore, tendini e nervi in chi insegue, eccitato dall’odore della preda.
P.S. – Grazie Steven Zhang. In questo quadro appare importante anche quanto sta avvenendo in società. Un nuovo presidente, giovane e di prospettive ambiziose; una società che si irrobustisce sempre più e che programma a lungo termine; voci sempre più credibili sull’arrivo di un direttore generale che darebbe maggior spessore al progetto Inter. Non sono cose ininfluenti anche verso il rendimento in campo di una squadra che torna a sentirsi investita di un destino da grande.
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